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In Valtellina, l’incontro fra due fiumi sancisce alcune tipicità, caratteristiche di un effettivo assortimento.

Dal corso fluviale dell’Adda e del Mallero, la città di Sondrio trae la persistenza di certe connotazioni locali che risultano percepibili anche a suo riferimento, mentre, in tema di vie di comunicazione, le zone dove l’abitato si pone ad essere antico capoluogo, inducono potenzialmente a ravvisare un irraggiamento di contatti, derivati dalla conformazione naturale di spazi che si esplicano in un’ampia vallata, proporzionata alla storia di sbocchi aperti sui passaggi possibili, fra le varie adiacenze, che vi risultano intorno.

All’epoca dell’Italia pre-unitaria, progettando di migliorare tali prospettive viarie, aveva lavorato chi era “delegato” a Sondrio, in una qualifica istituzionale analoga all’attuale figura del prefetto, nella persona di Gaudenzio De Pagave (1776 – 1833), preceduto anche con il titolo onorifico spagnolesco di “Don” per le sue ascendenze aristocratiche ispaniche, poi transitato, pari incarico, al vertice dell’Imperiale Regia Delegazione di Brescia, per la qual cosa, in quest’altra città lombarda, dove tale funzionario aveva concluso i suoi giorni, esiste la documentazione che ne riassume il risalto da lui avuto, fra l’altro, per il contributo impresso all’avvio di certe infrastrutture: “(…) Per lui si appianarono le alpestri sinuosità della via di Caino, schiudendosene una che, condotta che sarà a fine, riunirà Brescia alla Valsabbia, accorciando il cammino d’un sedici miglia; Lonato si avvantaggiò di comoda e piacevole via allo entrarvi; si agevolarono quelle trarupate ed anguste di Vobarno alle più grosse salmerie, si appiacevolirono le interiori del popoloso Gardone (…)”.

Ancora, fra le pagine della pubblicazione “Commentari dell’Ateneo di Brescia” per l’anno 1832, si ha menzione di questo utile campo di applicazione che, quest’alta carica del governo austriaco, allora presente a Sondrio, aveva, pure, svolto in tale settore, anticipando analoghi provvedimenti usati poi nel bresciano, mediante l’avvio, ad esempio, della “strada dello Stelvio” e di quella “dello Spluga”, come anche di altra importante via di comunicazione, realizzata da Tirano a Bormio, oltre al fatto che, nel capoluogo della Valtellina, si sia, al medesimo tempo, adoperato per la costruzione dell’ospedale civile e del teatro sociale, quest’ultimo, inaugurato nel 1824.

Era data notizia di quest’inaugurazione anche sulla prima pagina della “Gazzetta di Milano” del 14 febbraio 1824, riferendo, fra altri interessanti particolari, che “(…) Coll’opera in musica de “Il Barbiere di Siviglia” questo nuovo teatro fu aperto solennemente il giorno 22 del prossimo passato gennaio. La costruzione di un teatro di cui la città di Sondrio era mancante, e in grazia del quale non solo si aggiunse alla città un ornamento, ma fu procacciato ai suoi abitanti un mezzo di partecipare ai piacevoli trattenimenti della musica e della declamazione drammatica, questa costruzione, dicesi, vuol essere considerata come una conseguenza dei vantaggi che ridondarono alla Valtellina dalla paterna e benefica amministrazione alla quale è in oggi sottoposta. (…)”.

Nell’accennata interconnessione fra Sondrio e Brescia, era bresciano l’ingegner Carlo Donegani, il progettista, dal De Pagave, chiamato a rappresentare il territorio locale nella “Commissione per la costruzione della strada militare dello Stelvio”, contestualmente al periodo durante il quale avevano preso avvio, nel 1818, i lavori per la messa a punto della “carrozzabile dello Spluga”, inaugurata nel 1822, anno, invece, della posa della prima pietra del nosocomio accennato.

Montagne, balze, valli, compongono il territorio della Valtellina: alpestre sì, ma non del tutto obliata dai favori della creazione; pur difettava di strade che mettessero in comunicazione le più sparse borgate fra esse e cogli stranieri, e che invitassero quindi ad un commercio avvivatore e necessario”: quale sintesi, usata nel merito del territorio, dalla stampa promossa dall’Ateneo di Brescia, per il tramite dell’esemplare ottocentesco menzionato.

Nello sviluppo degli eventi, aveva, al medesimo tempo, da inserirsi anche l’istituzione di un sistema di trasporto a diligenza veloce, rispetto ai modelli pregressi, tanto da potere fare notizia il fatto che, come notiziato dalla “Gazzetta Privilegiata di Milano” del 31 luglio 1833: “L’Imperiale Regia Aulica Suprema Direzione delle Poste in Vienna, con rispettato dispaccio del 14 giugno prossimo passato, n. 3101, ha decretato: A. L’attivazione di un duplice corso settimanale di velociferi tra Milano e Sondrio, via di Lecco e Varenna, il quale avrà principio tanto da Milano, quanto da Sondrio col giorno 1 agosto prossimo futuro. B. L’attivazione pure di un corso settimanale di velocifero tra Sondrio e Chiavenna il giorno 6 e da Chiavenna per Sondrio il dì 7 agosto suddetto”.

Da Milano, si partiva alle ore 5 di mattina, per arrivare a destinazione alle 6 e mezza pomeridiane, come, pure, da tale meta raggiunta in Valtellina, la partenza da Sondrio era, a sua volta, stabilita alle ore 6 e mezza, per concludere l’iter delle varie tappe di viaggio della diligenza, con l’arrivo a Monza alle 19, nei soli giorni di giovedì e di sabato.

Epoca nella quale, anche per la conformazione geografica dei luoghi, interessati a tali mezzi di comunicazione, poteva, fra l’altro, essere diffuso il genere di notizia che, a titolo esemplificativo, appare, tuttora, come significativa di quegli anni lontani, nella maniera con la quale, ancora scorrendo il giornale meneghino appena accennato, risulta pubblicato che: “Fu sparsa nel pubblico e vi trovò credenza, specialmente in Como, la voce che giorni sono, per l’impotenza dei cavalli di posta, una carrozza di viaggiatori inglesi, scendendo lo Stelvio, verso la Valtellina, sia stata al principiar delle Serpentine, nelle quali si sviluppa quella strada, precipitata d’abisso, in abisso, fin giù, nell’uno della profondità della vallata, e che più non siasi veduto, né viaggiatori, né cavalli, né carrozza. Prese, però, le più accurate informazioni, l’Imperial Regia Direzione delle Poste di Lombardia ha la compiacenza di potere formalmente smentire questa voce come del tutto falsa e fabbricata e diffusa ad arte dalla malignità per deviare i viaggiatori da quella strada, cui le autorità dedicano le maggiori sollecitudini per mantenerla sicura dai pericoli, e ben servita dalle poste”.

Le “Serpentine”, ancor oggi, ispirano i motivi più diversi di coinvolgimento e di attrazione, per via di quella pittoresca sequenza, stemperata sul percorso serpiginoso a vari livelli di quota, come, fra altri aspetti, appare cara agli sportivi, pure confermati nel loro interesse dal forte impatto esercitato sul posto dalla concomitanza di panoramiche preminenze.