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“Arte marittima”, ispirata ai suggestivi motivi esemplificativi dell’affascinante intreccio intercorrente fra l’uomo ed il mare.

Proprio lungo la via dedicata a Lanzerotto Malocello (1270 – 1336), ritenuto lo scopritore delle isole Canarie, una mostra pittorica dell’artista Paola Defilippi ne ha contraddistinto, a Varazze, la manifestazione espressiva, mediante il personale e disinvolto carisma di questa sua arte visiva.

Il comporsi di molteplici marine, speculari a questa cittadina ligure e portuale, ha contraddistinto, nella dimostrazione fattiva di questa manifestazione compositiva, quella settimana con la quale il 2021 si è sviluppato nella seconda metà del mese di giugno, mediante la contestuale proposta attrattiva ideata a svelamento del contributo di questa pittrice, avvicendatasi nel calendario locale di una serie di mostre d’arte, per altrettanti autori, rispettivamente coinvolti in pari sede, nel centro storico varazzino, nell’ambito di una iniziativa correlata al patrocinio comunale cittadino ed al supporto dell’Associazione Artisti Varazzesi.

Di Varazze (Savona) è anche Paola Defilippi, con studio al civico 4/2 di via Gaggino, che, nella fedele gemmazione della propria appartenenza, affida, ai suoi volitivi dipinti, il riflesso figurativo della più potente caratterizzazione naturale che aleggia su questo territorio, secondo il patto antico stabilitosi fra acqua e terra, sotto i cieli aperti al grande respiro di orizzonti attraversati dall’uno e dall’altro elemento emergente da un atavico profilo vivente.

Lo si nota, ad esempio, nell’opera che sfila le caratteristiche abitazioni costiere nel prospiciente abbraccio con il mare sulla cui superficie, a sua volta, sussistono imbarcazioni complici di tale insediamento umano, quale traccia evocativa della civiltà dell’uomo, cioè, spintasi in una convivenza con quel paradigma marittimo che detta differenti regole di coesistenza con l’indotto terrestre, perché ci si adegui ad esse, se proprio si vuol avere a che fare con la sua indomita essenza.

Pittura gestuale, generosa di matericità cromatiche, a loro volta, imperniate, per lo più, in tonalità calde, in quanto ingravidate dal riflesso di una luce volutamente solare.
La carrellata dei dipinti, a suo tempo presenti in questa mostra, coincide, nell’incombere dell’incipiente stagione estiva, con i termini di quella ricorrente parabola temporale ricettiva che attiene anche alla litoranea ligure, in una tradizionale e rinomata peculiarità turistica locale costitutiva.

Pare possa configurarsi come un viaggio, da Varazze, prendendo metaforicamente il largo, nel pelago che, allo sguardo, esercita liberamente il proprio percepito orizzonte più lontano, fino al ritorno sulla terraferma, per portare l’imperioso registro della potente massa d’acqua contemplata, nel suo autentico canone stilistico, divenuto lessico artistico.

Questa capacità pittorica di Paola Defilippi si concretizza, fra l’altro, per il tramite di una sensibilità di sintesi, tutta propria, che, alle decise pennellate di un incedere cromatico dal piglio gestuale, unisce la gestione, altrettanto basata sulla distribuzione del colore, per la quale un azzeccato accostamento di tonalità differenti contribuisce ad esercitare uno spaccato espressivo di focalizzazione contemplativa, attorno a visioni perenni di indubbio fascino ed interesse.

In questo modo, la poetica del mare e la strategia della luce, fecondano il colore in quella versatilità alla quale, per questa pittrice, tale connubio appartiene, legandosi ad un dato nesso affabulatore che appare omogeneo, nella scelta di campo diffusamente condivisa dalle sue opere dove, fra altri aspetti, un gruppo di natanti leggiadri paiono propaggini di mare, più che quegli ingegnosi corpi artificiali che l’uomo ha ideato per poterne vivere i flutti e superarne le correnti, sul pelo d’acqua di un pur sempre avventuroso navigare.

Si tratta di un’armonia di fondo che attesta questo spiraglio di vita, incardinato nella duplice dimensione nella quale il tema trattato documenta l’efficacia di un valore aggiunto, rispetto ad altrove, a motivo della propria diversificata composizione geografica che, alla finitezza di spazi contesi ai propri margini imposti dal territorio, corrisponde, invece, l’uniformità fluida di un vasto ed indistinto orizzonte del tutto infinito, stando all’impressione visiva di rimando alla sua stessa evanescente apparenza.

La tavolozza di colori di questa pittrice varazzina, già nota per la sua buona riuscita in mostre a vari livelli di notorietà e di qualificante critica positiva tributatele, cattura questa riuscita sinergia in una rielaborata, ma compartecipe, rappresentazione figurativa dove il carisma di una propria ispirazione esplicativa secerne, fra altri aspetti, la puntuale personalizzazione argomentativa di una specifica padronanza pittorica, pure per il tramite di disinvolti e di sicuri effetti di una altrettanto propria tecnica compositiva, come riconoscibile stigma, sottoscrivente la codifica peculiare di una inesausta ed appassionata ricerca creativa.