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Verona – Creare un modello di collaborazione a rete pubblico-privato per prevenire lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. È questo l’obiettivo del progetto FARm, acronimo di Filiera dell’agricoltura responsabile.

Al via ufficialmente a settembre, coinvolgerà tre regioni italiane, Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia, attraverso sistemi produttivi in agricoltura avanzati e ottime condizioni di sviluppo economico-sociale. Capofila del progetto, l’Università degli studi di Verona, grazie alla professoressa Laura Calafà, docente di Diritto del lavoro del dipartimento di Scienze giuridiche.

“FARm è nato dopo la pubblicazione di articoli sulla stampa locale veronese dedicati allo sfruttamento dei migranti in agricoltura attraverso le cooperative senza terra – sottolinea Calafà -. L’idea di base del progetto è di portare a sistema diverse linee di intervento mediante la valorizzazione degli strumenti della Responsabilità sociale dell’impresa sui cui è fondato il Piano di azione nazionale impresa e diritti umani 2016-2021, trasformandone gli obiettivi in interventi concreti ed efficaci per l’intero territorio nazionale e in settori produttivi diversi e ulteriori rispetto a quello dell’agricoltura grazie al supporto di una solida rete di supporto”.

Tra le attività previste c’è la creazione di presidi mobili che avranno il compito di intercettare la popolazione a rischio di sfruttamento e caporalato. Si punterà inoltre a migliorare l’efficienza del sistema di intermediazione pubblico-privato nel comparto e alla valorizzazione di un supporto mirato per le vittime di sfruttamento lavorativo.

La popolazione considerata a rischio sarà agevolata nell’accesso al mercato del lavoro in condizioni di legalità. Infine, si promuoverà l’autoregolazione responsabile delle aziende agricole e una filiera dell’agricoltura responsabile attraverso la valorizzazione della Rete del lavoro agricolo di qualità con il supporto di modelli giuridici specifici di commercializzazione incentivata dei prodotti agricoli dei territori coinvolti dal progetto.

Diverse le realtà coinvolte: dalle istituzioni come le Regioni, le Direzioni competenti e i Comuni, gli enti di supporto, quali le Agenzie del lavoro, insieme al privato-sociale coinvolto nella rete dei progetti anti-tratta nelle zone considerate, le imprese agricole e le parti sociali oltre al supporto specialistico delle Università di Trento, Bolzano e Statale di Milano.

“È una grande soddisfazione perché era un bando competitivo che vede la nostra università capofila sotto aspetti che riguardano il fenomeno di capolarato in agricoltura e i metodi per poterlo contrastare, soprattutto agendo sulla fase a monte di reclutamento delle persone – afferma il Rettore dell’Università di Verona, Nicola Sartor:. Si tratta di una pianificazione biennale, con partner la Regione Veneto, Veneto lavoro, il Comune di Venezia, Cia, Confragicoltura, Coldiretti e Confederazione agricola e agroalimentare del Veneto, la cooperativa Nuovo villaggio di Padova, e grazie a un finanziamento rilevante di poco più di 3 milioni di euro che, sono sicuro, produrrà dei risultati di grande rilievo evitando questi fenomeni”.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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