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Una coda per uscire da un aeroporto è sempre un ottimo modo per riprendere confidenza con un luogo amato: la sorte resa comune dall’attesa porta spesso a incontri casuali, conversazioni fortuite con chi ci segue e approfitta della confidenza creata dallo scambio di idee per raggiungerci e magari superarci nella fila.

Sono a Buenos Aires e, al lungo serpentone davanti all’ufficio immigrazione, si aggiunge inaspettatamente anche quello per uscire dall’area di ritiro bagagli per fare dogana, dopo la disperata attesa della valigia in apparenza dispersa e ancora ignara dell’ingorgo che mi aspetta sulla strada per raggiungere il centro città.

La signora che mi si avvicina è di ritorno da una lunga crociera che dalle isole greche l’ha portata fino alle Canarie, in itinerari di viaggio così estesi che solo chi nasce in posti sconfinati come il continente americano può concepire. Mentre realizzo che il momento forse non è dei più propizi per attraversare certe acque “calde” del Mediterraneo, le parole della signora mi dirottano verso altri pensieri oscuri.

Dopo le ormai scontate domande sul perché del mio spagnolo argentino e i venti minuti di apnea in cui racconto con capacità di sintesi che non mi appartengono gli ultimi quattro anni della mia vita, la signora, lei sì, mi fa un rapido riassunto dell’Argentina dell’ultimo anno, dall’iperinflazione alla morte di Kirchner.

Dell’inflazione galoppante mi accorgerò presto vedendo naufragare i miei sogni di acquisti pazzi nonostante l’euro mai stato così forte contro il peso argentino da quando faccio la pendolare transoceanica. Le ombre oscure gettate sulla morte dell’ex presidente ad ottobre dell’anno scorso non trovano invece riscontro nei discorsi dei giorni successivi con i miei amici argentini, ma rimangono impresse nella mia mente come un’ennesima conferma della creatività di questo popolo.

L’argomento del contendere sarebbe il non aver esibito il corpo di Kirchner a cassa scoperta durante la veglia funebre, prassi comune alla morte di altri ex-presidenti, fatto che avrebbe generato nella classe media argentina l’idea che il colpo al cuore non sia la vera ragione dell’illustre decesso, come invece recita il referto medico.

Le ipotesi più accreditate sulla vera morte sembrano il suicidio con un colpo di pistola, l’omicidio sempre con la stessa arma oppure addirittura la fuga fingendosi morto, lasciando la moglie presidenta alle prese con i suoi problemi di governo, come un novello Mattia Pascal. La dovizia di particolari del racconto viene meno quando chiedo alla signora perché mai Kirchner avrebbe dovuto suicidarsi o fingersi morto o chi avrebbe avuto interesse a metterlo fuori gioco uccidendolo. E su questi interrogativi la fila sfuma nella coda successiva.

Cassa Padana è a Buenos Aires per portare una testimonianza concreta di impresa sociale di successo all’interno di un seminario sul ruolo delle imprese sociali tra sviluppo sostenibile e democrazia. Il seminario, condotto da Franco Marzocchi, presidente di Aiccon e Fondazione Solidarete, è frutto della collaborazione di Cestas, Regione Emilia Romagna, Università di Bologna – sede di Buenos Aires – e Ministero della Produzione della Provincia di Buenos Aires all’interno del programma Eu La Win, ‘Unione Europea e America Latina per politiche integrate di welfare’.
Il presidente di Solidarete, con cui Cassa Padana sta intrecciando collaborazioni nell’ambito dei suoi progetti di mutualità internazionale, dopo una breve introduzione sui fondamenti dell’economia politica, basati sulla dicotomia mercato, che produce, e stato, che ridistribuisce, ci accompagna nel percorso che portò alla nascita di quell’esperimento unico che è la cooperazione sociale in Italia.

La cooperazione sociale nasce proprio quando ci si rende conto che lo stato o il mercato da soli non sono sufficienti a rispondere ai molteplici interrogativi e problemi degli ultimi decenni, dalla disuguaglianza sociale alla sensazione di insicurezza nonostante la ricchezza, dalla precarizzazione del lavoro alla necessità di protezione dell’ambiente, dall’economia senza etica alla perdita di significato delle relazioni interpersonali.

La cooperazione sociale nasce in un momento di crisi fiscale dello stato che porta ad una decentralizzazione del potere pubblico, contemporanea ad un cambio culturale caratterizzato dal progressivo riconoscimento di diritti, politici, civili, sociali, che permettono di elevare al rango di cittadini frange sempre più estese della popolazione italiana.

Ed è proprio nel momento in cui si rendono conto dei molti doveri insiti nei diritti di ognuno che i cittadini si fanno carico dei nuovi cittadini, in associazioni cooperative che fanno impresa, come le cooperative integrate, di lavoro e di inclusione sociale.
Imprese in grado di ridistribuire mentre producono, perché, un esempio fra tutti, cooperative che inseriscono persone svantaggiate nell’organico danno reddito a chi è emarginato e, in più, creano inclusione sociale.

Una nuova via, di provata efficacia, verso la democrazia economica.

La teoria lascia il posto alla pratica con la testimonianza diretta non solo di Cassa Padana ma anche di Silvia García, della cooperativa di lavoro Textiles Pigüé, che in Argentina è uno dei tasselli fondamentali di una catena di produzione e commerciazzazione di cotone equo e solidale, costruita anche grazie alla collaborazione di Ctm Altromercato.

Infine, chiude la serie di interventi Tulio Di Paolo, della giunta promotrice della cassa di credito cooperativa Mendosur Limitada del sud della provincia di Mendoza e nostra storica conoscenza. A testimonianza del fatto che, per un’economia sociale forte, c’è bisogno di un sistema finanziario adeguato che sappia sostenerla, come succede con le bcc in Italia.

Siamo in Argentina anche per favorire questa unione.

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