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Valcamonica, Brescia. In uscita in questi giorni, dopo la presentazione ufficiale a Darfo-Boario Terme poco prima di Natale, il libro: “Huascaràn 1993, verso l’alto, verso l’altro”, il racconto struggente della spedizione alpinistica che legherà indissolubilmente le genti della Valcamonica con le popolazioni andine del Perù. Il libro, voluto dalla sezione del CAI di Cedegolo e scritto con appassionante narrativa da Franco Micheli, ripercorre le avventure, i fatti e il tragico finale della Huascaràn Expedition che nel 1993 segnerà un giro di boa nel mondo alpinistico, con un nuovo modo di rapportarsi con le popolazioni indigene locali, grazie alla visione umana del grande alpinista Battistino Bonali che guidò la spedizione camuna al motto: “salire in alto per aiutare chi sta in basso”.IMG_2742

Nel racconto, tessuto con romanzata scrittura da Franco Micheli, si ritrovano le emozioni, le ambizioni, le paure, le angosce, le sofferenze e l’intreccio delle vicende che legarono prima e dopo il gruppo di amici camuni che parteciparono alla spedizione sulle Ande, ma soprattutto il proseguo umanitario che continua ancora oggi.

Il cuore del racconto e della tragedia si svolge sulla parete nord del cerro Huascraràn, ritenuta una delle vie più difficili del pianeta, una infinita scalata su roccia e ghiaccio sino ai 6.768 metri della vetta, la più alta montagna della cordigliera peruviana. Un’impresa intrapresa qualche anno prima da Renato Casarotto, unico sino ad oggi ad aver portato a compimento, con 17 giorni di salita in solitaria, l’ascesa della difficile parete nord. Il racconto dell’autore ripercorre in parallelo le due epiche salite: l’odissea solitaria di Renato Casarotto e la sua linea sottile di salita nei lunghi giorni di fatica inenarrabile in solitaria e la spedizione degli alpinisti del CAI di Cedegolo che tentarono la ripetizione, ma anche l’impresa umana degli alpinisti camuni, la loro attenzione alla povertà e ai bisogni dei campesinos delle Ande peruviane.IMG_2740

– All’inizio degli anno ’90 del secolo scorso – scrive l’autore nella prefazione – si crea un forte legame fra un gruppo di alpinisti della Valle Camonica e i villaggi della Cordigliera Blanca peruviana, dove operano i volontari e i missionari dell’Operazione Mato Grosso (OMG). Al seguito del forte alpinista Battistino Bonali, umile e schivo ma dotato di grande carisma morale, una trentina di scalatori e viaggiatori parteciparono alla “Huascaràn Expedition 1993”, che univa agli obbiettivi alpinistici il desiderio di una presa di coscienza sui problemi della povertà e l’aiuto concreto alla costruzione di un ospedale, rispondendo all’appello del missionario padre Ugo De Censi.IMG_2737

L’avventura corre allegra e piena di stupore per settimane, tra le rovine incaiche del Cusco, l’ascensione al nevado Illimani in Bolivia, i viaggi interminabili, la scoperta del mondo campesino sulla Codillera Blanca e le incursioni dei terroristi di Sendero Luminoso. Tutto cambia all’improvviso, il giorno 8 agosto 1993, quando dall’alta faccia del Huascaràn Norte Battistino Bonali e Giandomenico Ducoli non rispondono più alla radio e ai segnali. Le lunghe ricerche, il ritrovamento doloroso, il difficile rientro in patria, al momento offuscano la parte positiva e duratura di questa storia epica, capace di modificare l’immaginario collettivo di due comunità tra Alpi e Anda. –

Il libro, cha va a colmare il vuoto di una delle storie più appassionanti del mondo alpinistico, va ben oltre le vette delle Ande e della Valle Camonica, valorizza un novo rapporto tra le genti delle montagne, diviene monito per le spedizioni che guardano alla vetta e all’impresa sportiva senza, molte volte, guardare a chi “sta in basso”!

Il CAI in collaborazione con l’Operazione Mato Grosso destinerà il ricavato della vendita del libro a un progetto di solidarietà nella Codillera Blanca peruviana su suggerimento di padre Ugo De Censi, missionario dell’OMG in Perù.

 

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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