Giugno 2016 – Molti avranno pensato che non abbia tutte le rotelle al posto giusto per intraprendere un viaggio così faticoso, di più di 3.000 chilometri in quindici giorni spaziando da nord a sud del Brasile: un paese ad alta incidenza di criminalità.

In realtà lo scopo ufficiale era di accompagnare Valentina, la figlia di una carissima amica, nella ricerca di ispirazioni per un progetto di riqualificazione urbana da presentare come argomento per la sua tesi di laurea. Valentina dal 4 di aprile sta studiando alla facoltà di architettura presso l’università di Maringà nello stato del Paranà dove si fermerà fino al 20 agosto.

Conoscevo ben poco di questo immenso paese che è il quinto più grande del mondo con una superficie di oltre 8,5 milioni di km quadrati e lambito ad est dall’oceano è ricoperto dalla famosa foresta amazzonica definita anche “il polmone del mondo”.

Nonostante l’annullamento del volo per Fortaleza a soli quindici giorni prima della partenza, il 9 giugno ore 18,00 locale, tocchiamo terra brasiliana non senza preoccupazioni per le abbondanti raccomandazioni di amici e parenti relative ai numerosi episodi di violenza quotidiana.

Brasile… siamo arrivate a Fortaleza capitale dello stato del Cearà! All’aeroporto troviamo Valentina ad attenderci e via verso la vacanza già da tutte noi considerata indimenticabile e ricca di imprevisti.

Soggiorniamo in uno dei tanti hotel sulla spiaggia di Beira Mar e ho subito la netta sensazione di essere a “Rimini” con l’unica differenza dei tanti chioschi e venditori ambulanti che offrono la bibita fresca e rigenerante Agua de cocco.

Il mattino dopo sveglia alle cinque; uno sguardo dalla finestra è già il lungomare ferve di vita: tantissime persone fanno footing e già le bancarelle degli ambulanti presentano esposta la loro mercanzia.

Subito dopo colazione partenza verso Morro Branco e Praia das Fontes a circa 150 km dalla cittadina per un giro sulle dune in Buggy. Bellissimo: dune di sabbia bianca, oceano increspato, falesia di terra rossa e di altri mille colori, fonte di acqua dolce, coltivazione di canna da zucchero. Piccola sosta in una tipica “barraca dos praia” per un pranzo a base di aragosta e gamberi e per dissetarsi “acqua di cocco”. Niente male proprio.

Il giorno dopo visita al centro storico della città tutta in stile coloniale con al centro la cattedrale, il teatro Josè de Alencar e il mercato. Troviamo anche la fiera dell’artigianato che in questo mese durante il fine settimana dura ventiquattro ore di seguito e poi via verso Praia dos Cumbuco: palme fino a pelo d’acqua e alcuni cavalli che attendono i turisti per una cavalcata rigorosamente in costume da bagno.

Le spiagge interminabili sono bianche e l’oceano con le sue forti onde offre un piacevole ristoro a chi, come noi, ama camminare per molti chilometri.

Si mangia ancora pesce e si consuma tanta e tanta frutta, a noi sconosciuta: maracuja, ananas, goiaba, mango, papaya, banane piccole e dolcissime e una pigna verde dalle dimensioni di un carciofo esternamente che all’interno contiene un polpa bianca dolcissima della quale non ricordo il nome.
Un paradiso per i vegetariani.

continua…