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Il tempo passa veloce e siamo di nuovo in aeroporto, destinazione Rio De Janeiro, altra ex-capitale brasiliana sede dei Giochi Olimpici 2016. Appartamento in pieno centro, comodo alla metropolitana e alla stazione dei pullman, a poche traverse dalla spiaggia di Ipanema, prima tappa del nostro soggiorno a Rio che si stende ai piedi della grande duna parzialmente coperta da vegetazione, del “Morro Dois Irmãos”.

Finita Ipanema, un piccolo promontorio e appare Copacabana, spiaggia famosa che si estende su un golfo lunghissimo che termina sul “Pão de Açúcar”, costeggiata da sculture di sabbia che periodicamente vengono realizzate.

Il sole illumina in maniera particolare l’oceano ed i 24 – 25 gradi contribuiscono a farci stare bene; unico aspetto negativo: alle 16.00 i grattacieli sul lungomare nascondono il sole e l’ombra fa da padrona.

Il giorno dopo visita alla città carioca. Da lontano si intravede la moderna cattedrale di San Sebastiano a forma di cono e la somiglianza con una piramide maya è una conseguenza naturale. Da qui raggiungiamo la stazione di partenza del Bondinhho de Santa Teresa, il famosissimo tram giallo, aperto sui lati che arriva al centro dell’omonimo quartiere. Attraversando Santa Teresa respiri la vitalità artistica ammirando i coloratissimi e provocanti murales.

La serata si svolge a Lapa, superato l’”Acqueduto da Lapa”, si presenta davanti a noi un panorama insolito di sera in Brasile. In questa zona si concentra la vita notturna, con locali di samba, ritrovo di migliaia di persone per ballare, ascoltare musica gustando cocktail a base di cachaça ricavata dalla canna da zucchero.

Non ci lasciamo scappare l’occasione di fare festa e ci ritroviamo immerse in un clima allegro e spumeggiante dove tutti si muovono a ritmo di samba. Bello mescolarsi per i locali e vivere il fascino della musica dal vivo animata da potenti percussioni ed interpretata magnificamente da gruppi di colore.

Il mattino successivo visita guidata al Corcovado immerso nel parco nazionale delle Tijuca nel nord di Rio, dove la folta vegetazione della foresta amazzonica arriva vicinissima alle abitazioni. Appena scendiamo dal trenino notiamo delle piccole scimmie tutte nere (macachi) sugli alberi che ci osservano immobili e poi…

…il grande amatissimo Cristo Redentore e il panorama, da tutti considerato mozzafiato. Delusione, delusione! Nebbia fitta su tutti i fronti. Il tempo ci ha fatto uno scherzo poco gradito. Che fare, godiamo di quello che possiamo immaginare. Ci accontentiamo di passare accanto allo Stadio Maracanà, chiuso per i lavori delle Olimpiadi, al Sambodromo e alla coloratissima Scalinata di Selaròn.

La città di Rio si riscatta nel pomeriggio facendoci gustare, nel vero senso della parola, la visita alla Favela di Rocinha. Forte questo momento che all’inizio ci procura un po’ di ansia, mista a paura che si scioglie subito, quando arrivate alla favela, ci accorgiamo quanto la nostra guida sia conosciuta e rispettata da tutti.

Il contatto avviene tramite internet accedendo ad un sito di turismo sostenibile  e nel primo pomeriggio ci ritroviamo con Joao Ricardo Martin, soprannominato Amendoin, che in portoghese significa “nocciolino”, alla fermata della metropolitana.

Amendoin è molto cordiale parla poco inglese ma intercetta i nostri timori e ci racconta di essere stato il presidente della comunità di Rocinha per molto tempo, dove vive da sempre, ma la gente continua a considerarlo il loro punto di riferimento al quale rivolgersi in caso di necessità.

Arriviamo nella via principale dove alcuni motociclisti sostano in attesa di un passeggero da trasportare (moto-taxi) e prima di incominciare la visita il nostro ospite ci dona rami di ruta da tenere all’orecchio, ufficialmente per tenere lontano le zanzare. Capiremo soltanto dopo che si trattava di un segno distintivo.

Attraversiamo in lungo ed in largo la favela arrivando fino al punto più alto dove possiamo ammirare il panorama di Rio. Il contrasto è forte anche visivamente: le casupole piccole e colorate della favela costituisco un tutt’uno con le lussuose abitazioni super sorvegliate dei benestanti carioca.

Scendiamo rigorosamente a piedi per i viottoli stretti a volte bui, sbirciando l’interno delle case che sembrano essere più confortevoli e pulite nella parte più bassa. I cavi dell’elettricità percorrono le viuzze in un groviglio intrecciato pesante che sembra cadere da un momento all’altro, ma la gente continua a lavorare nei negozi e botteghe organizzate per settore merceologico incurante del pericolo.

Percorriamo la via dei parrucchieri: i negozi sono minuscoli e gli arredamenti datati e non sempre efficienti. Ma sono pieni di clienti a conferma della cura per l’aspetto fisico dei brasiliani. Arriviamo nel piazzale della chiesa della comunità e conosciamo anche il parroco che parla abbastanza bene italiano e ci racconta della trasformazione della Favela.

Negli anni scorsi infatti per strada si potevano vedere bambini con armi in mano e poliziotti armati da tutte le parti. Non era difficile imbattersi in episodi di guerriglie urbane. Gli interventi del governo hanno un po’ migliorato la situazione anche se la favela rimane una comunità organizzata con regole ben precise anche di sostegno alle persone più bisognose. Immediato e coloratissimo il murales che si trova nel parcheggio antistante alla chiesa.

Si tratta della rappresentazione dell’ultima cena dove al centro Gesù è rappresentato da un ragazzo di origine africana in jeans e maglietta, che con i suoi commensali, tutti di età e razza diverse, mangiano pizza tenendosi abbracciati.

Gruppi di bambini giocano scalzi a calcio in ogni spazio e intanto arriviamo in una piazzetta con un mercato diviso per settori, proprio come un suk, dove assaporiamo una bevanda energetica tipica a base di guaranà, offerta dal commerciante di spezie.

Mentre scendiamo, all’imbrunire, le luci si accendono e avvolgono la favela in un’atmosfera ovattata, quasi magica, come una protezione, e ti rendi conto di quanto sia estesa. Vivono a Rochina forse 140-150.000 mila persone. Di preciso non si sa.