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Giugno 2016 – A Salvador ci aspetta Tay, liutaio che ha vissuto a studiato a Cremona per 10 anni con il quale la mia collega Flavia ci ha messo in contatto.

Si tratta di una persona squisita e disponibile che collabora con una ONG in Brasile per aiutare i bambini di Bahìa. Tay è rimasto con noi tutto il pomeriggio fino a tarda sera per farci gustare questa città nominata anche la “Roma nera”.

Depositiamo le valigie: che bellissimo appartamento abbiamo trovato in uno stabile in pieno stile portoghese all’inizio del coloratissimo quartiere del “Pelourinho”, patrimonio dell’Unesco, sopra ad un negozio di oggettistica artigianale, nel sottotetto!

Da un terrazzino si vede il porto e dall’altro, lo sguardo si perde sui tetti e Chiese di Salvador. Piove, ma nulla ci ferma. Giubbino con cappuccio e via alla scoperta di questa città magica. Si respira aria di altri tempi; tutto ricorda il periodo coloniale e il commercio degli schiavi.

I tratti somatici degli abitanti di Bahìa sono molto diversi, la componente africana è molto forte. Ci si sente coinvolti in un mondo che vive la strada come luogo dove fare festa. Si festeggia S. Antonio, S. Giovanni e S. Paolo in un continuo susseguirsi di feste che durano 15 giorni, periodo chiamato “festas juninas”.

Un pomeriggio incontriamo un gruppo di ragazzi che suonano per strada con i loro tamburi e strumenti una serie di musiche coinvolgenti e vibranti. Tutti si fermano ad ascoltare ed abbozzare qualche passo di danza.

Incontriamo anche un negoziante che ha ospitato Michael Jackson e potete immaginare l’orgoglio di farci salire sul balcone dal quale l’artista nel 1995 ha girato il famoso video “They Don’t Care About Us” in collaborazione con l’associazione OLODUM nata qui a Salvador nel 1979.

Si tratta di un gruppo organizzato ispirato alla musica e alla cultura africana, la quale tuttora prepara i migliori artisti percussionisti del mondo.

Meraviglia delle meraviglie, nella piazza centrale del Pelourinho, incontriamo le famose “Bahìane”, avvolte nei loro costumi che le fanno diventare molto abbondanti, che come la famosa “Mami” di Via col Vento, si prendono cura delle persone e ti invitano a mangiare nei locali che si affacciano sulla piazza o addirittura su tavoli improvvisati con sopra pentole di cibo di piatti tipici come l’acarajé.

E’ una trovata turistica, ma nel contesto ci sta proprio bene. Salvador è una città che ti avvolge e ti costringe a girare a piedi in lungo e in largo; non solo, ma anche in alto e in basso, poiché dalla “cidade alta” con lo storico Elevador Lacerda si arriva alla “cidade baixa porto”.

Un lungomare veramente lungo ti porta al faro ed al forte, sul punto estremo della costa, dove dalla parte opposta si continua con una spiaggia a ridosso delle case e dei palazzi, davvero senza fine.

Piove, piove e piove. Abbiamo detto che non importa perché nulla ferma la nostra voglia di vedere e conoscere. Partecipiamo anche ad una emozionante e suggestiva celebrazione in una “Igreja”; sono tantissime, infatti le Chiese al Pelourinho.

E’ sera e ci aspetta una corsa in taxi verso un locale tipico e famoso situato sull’oceano; ovviamente ancora piatto tipico di pesce la “moqueca” accompagnato dalla caipirinha in compagnia con Tay che ci racconta del suo progetto: sta ristrutturando una casa da adibire a posada nel suo paese a 500 km da Salvador. Quest’ultima ospiterà un’associazione per dare accoglienza ai bambini di strada allo scopo di insegnare loro il mestiere del liutaio.

 

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