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Verona – Quattro giorni di fiera e fuori fiera, a Verona: 4.100 espositori, 130mila visitatori, di cui 50mila stranieri. Numeri da capogiro per quest’edizione, la numero 50, di Vinitaly, appena conclusa, che mi ha lasciato il segno più delle altre.

Da anni frequento questa fiera: l’ho conosciuta lavorandoci, da studentessa, come interprete e hostess. L’ho amata da visitatrice, negli anni scorsi, per quel clima di festa che si respira dentro ogni padiglione, quando ci si siede in uno stand, si degustano vini in compagnia, si chiacchiera, e il tempo scorre in fretta, insieme a quel magico nettare che ci viene versato.

Quest’anno l’ho gustata a tutto tondo: come studentessa sommelier, ben più consapevole, rispetto al passato, di tutta quella meravigliosa arte che si nasconde dietro ogni bicchiere, e come giornalista, avida di conoscere le storie, le tradizioni, i percorsi delle persone che hanno fatto del vino il proprio mestiere.

Grande successo anche quest'anno per il Vinitaly di Verona
Grande successo anche quest’anno per il Vinitaly di Verona

Apprezzando molto la novità voluta con forza dagli organizzatori: concentrare in fiera gli incontri per affari e degustazioni professionali, e fuori fiera, con l’evento Vinitaly and the City, le degustazioni per i wine lovers, che hanno così scoperto meravigliosi angoli di Verona degustando vini selezionati.

Vinitaly consente di avere tutta l’Italia a portata di mano, per qualche giorno. Pochi passi, e si arriva dalla Sicilia al Friuli, dal Veneto alla Calabria, dal Piemonte alla Campania.

I produttori accolgono, invitano, accompagnano nelle degustazioni, e conoscono quei vini come si conosce un proprio caro: bottiglie che racchiudono una storia, che portano nomi di figli, padri, amici, generazioni unite tutte dalla medesima passione. E tra un sorso e l’altro arrivano i prodotti del territorio, il pane fatto in casa, l’olio d’oliva, le conserve di pomodoro, il formaggio.

L’eccellenza dei sapori si incontra per quattro giorni facendo riscoprire le ricchezze inaudite del nostro paese, spesso così trascurate e poco valorizzate. Di questo si dovrebbe parlare, perché fa bene al cuore: di quelle storie di riscatto e di successo, nate dall’amore per la propria terra e dal desiderio di valorizzare le proprie origini.

L’Italia non può essere solo sinonimo di crisi, malavita, problemi: è invece anche terra di rinascita, onestà e amore il lavoro nei campi, e per i frutti con cui quel lavoro viene ricompensato. Frutti che nascono spesso in zone incredibili: vigneti che crescono nella sabbia e su precipizi, allevati da vignaioli che non si arrendono, e che per produrre quel nettare fanno sacrifici e imparano a ingegnarsi.

Non si può riassumere Vinitaly: si può solo invitare chi non conosce questo salone a visitarlo in futuro. Si troveranno tanti appassionati, tanti tecnici e studiosi del vino e della terra.

Ci si deve armare di tempo e curiosità. Tempo, per andare alla scoperta di ogni angolo del salone, che riserva infinite sorprese. Curiosità, perché le storie delle bottiglie racchiudono storie di intere generazioni, trucchi sapienti per cogliere il meglio dalle proprie terre.

E ho apprezzato, più che mai, il messaggio importante che i produttori e gli organizzatori vogliono trasmettere: vino non significa ‘bere’ per il gusto di farlo, per stare male, per dimenticare. Significa piuttosto arte, cultura, tradizione, lavoro faticoso, che rende prezioso ogni sorso.

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