Travagliato (Brescia) – Il tema di questo dipinto cristocentrico è consono al periodo quaresimale che il 2014 rivela a contesto congeniale per un’iniziativa ispirata a preservarne la natura pittorica, grazie ad un progetto conservativo, mirato a perpetuare la sua devota espressività artistica, quale fulcro figurativo dell’avvento pasquale.

La “Salita al Calvario e Deposizione” di Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544) tratta quanto la sua stessa duplice denominazione include nel titolo attribuito alla corrispondente rappresentazione in tempera su tela nella quale sono raffigurati alcuni fra i momenti immediatamente prima e dopo la crocifissione del Signore.

L’opera ha attraversato mezzo millennio di storia, compiendo pure il periplo di una doppia dozzina d’anni funzionali all’approdo nel tempo di quella contemporaneità nella quale può anche riscontare ora la svolta di una rinnovata presenza nella comunità parrocchiale di Travagliato dove pare sia stato realizzata dall’illustre pittore cremonese, attorno al 1490.

Con il nome di “Progetto Civerchio”, uno spontaneo comitato locale ha lanciato l’idea di restaurare l’antico manufatto pittorico che, attualmente, è appeso su una delle alti pareti della sacrestia nella chiesa parrocchiale che ha, nei santi Pietro e Paolo, l’alta espressione della propria identificazione patronale, confermando la tradizione religiosa in una diffusa sistematicità del ciclo devozionale, affidato all’arte, per un’ingente realtà ecclesiastica, radicata nel tessuto popolare.

L’opera tardo quattrocentesca, attestante, nel dipinto, due sequenze della Via Crucis, ha una rispettiva compiutezza di individuabile pertinenza compositiva, essendo che è, di fatto, costituita da una lunetta, interessata dalla struggente raffigurazione della “Deposizione”, e da un più esteso dipinto quadrangolare la cui tela denota, in una convulsa intensità espressiva, la dolorosa salita al Calvario nella contemplazione degli estremi momenti della tormentata espiazione redentrice.

In collaborazione con l’Associazione SS. Pietro e Paolo Onlus di Travagliato, il comitato, promotore dell’intervento risolutore delle necessità riscontrate nell’antica tela per la sua conservazione, ha sviluppato i termini della propria iniziativa in un’ottica collettiva che si esplica, in un appello corale, perché il progetto abbia il ricercato successo nel modo più funzionale.

Una gigantografica riproduzione dell’opera da restaurare è collocata nell’accennata chiesa parrocchiale dinnanzi all’altare dedicato alla Santa Croce, con la studiata particolarità di rivelarne lo scopo propositivo, anche per il tramite di una pellicola che vela la figurazione del dipinto riprodotto, significandone la sezionata proporzione dei numerosi tasselli di superficie, rispettivamente strutturati in pezzi da nove centimetri quadrati, che compongono, in una corrispondente proiezione, l’intera mole della tela da sottoporre al taglio complessivo della specifica operazione.

Ogni tassello, pari ad una porzione di tre per tre centimetri da lavorare, si traduce nel preventivato costo di una libera elargizione quantificata in cinque euro.

Di volta in volta che la raccolta dei fondi, maturati attraverso l’auspicata somma delle sottoscrizioni, va ad interessare lo sviluppo funzionale alla copertura economica del dipinto, la pellicola, aderente al manufatto evocativo del progetto conservativo, è ritirata dalla superficie corrispondente sovvenzionata, lasciando trasparire la sottostante quota parte dell’opera medesima che, grazie ad essa, risulta pagata.

Il dipinto ha acquisito una recente notorietà anche grazie all’interesse dimostratogli dal filosofo tedesco Bernhard Casper, in relazione ad un suo insieme di interessanti considerazioni che sono state oggettivate nella concretezza figurativa dell’opera dalla quale lo stesso cattedratico ne ha tratto materia esplicativa di un incontro pubblico, proposto nel corso dell’edizione della manifestazione “Filosofi lungo l’Oglio” del 2013, argomentando, attorno ad essa, le proprie filosofiche intuizioni, avvallate da attinenti ispirazioni, circa una serie di interpretazioni del dipinto, oggetto delle sue implicite osservazioni.

Intuizioni legate ad un’attenta lettura dell’opera, nella quale, fra l’altro, ad osservare la sofferenza del Cristo oppresso sotto il peso della Croce, è lo sguardo di un cavallo bianco, cavalcato da uno fra gli agguerriti personaggi forcaioli, nel contesto della scena al Calvario, vivida di riferimenti storici, legati all’epoca dell’originaria fattura dell’opera stessa.

Nella strutturazione figurativa che l’antica pittura del manufatto conserva nella sua sopravvissuta ed originaria natura, dal volto di Cristo emerge l’interlocuzione non solo interrogativa, circa la condizione della sofferenza della quale l’umanità ne fa drammatica esperienza, ma anche il messaggio che comunica all’uomo l’intensità dell’amore di Dio, evidenziato fino a che punto lo stesso si sia proporzionato. Una riflessione che Bernhard Casper ha attribuito al dipinto come mezzo sperimentabile ad aiuto per accedere alla Fede, attraverso il dialogo con questo volto espressivo che condensa pure l’invito di una conversione per riuscire a “scorgere il volto di Gesù in ogni volto umano”, a favore di una “scelta dell’uomo verso un’umanità più vera”, “accettando l’invito provocatorio di Dio che tanto ci ama”.

La sofferenza del volto cristico guarda, a sua volta, fuori dal dipinto, sfiorando, nel generale cataclisma scenico della dinamica rappresentazione, lo sguardo esterno del fruitore dell’opera, a cui sembra rivolgersi quel Cristo, rivestito, nella sua persona, dall’insolita tunica di un intonso e candido biancore.

Come nella lunetta, dedicata alla Deposizione, anche nel dipinto della Passione, inerente il percorso al Calvario, in una componente topica della salvifica manifestazione, pare prevalere una base rarefatta di arida terra acciottolata, nell’aguzzo profilo pure di alcune protuberanze emergenti da un suolo desertico, speculare alla sofferenza che vi gravita sopra, come anche di gruppi di pietre che ne amplificano un certo effetto di smarrita e di inospitale desolazione.

Nel generale impianto della duplice rappresentazione, la risoluzione della composizione figurativa dell’opera, si fonde, oltre che nell’incisivo disegno di ricca caratterizzazione, anche nella varietà del colore che, per l’antica tempera, rimanda allo studio attrattivo delle tinte forti, per una armonia complessiva di quell’espressione pittorica che narra il supremo sacrificio messianico nell’amore evangelico affermato sia prima che dopo l’espiazione della Croce.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.