Desenzano del Garda, Brescia – “Quando sai cogliere il massimo dell’uva, hai il massimo del vino. E per avere il massimo serve il rispetto assoluto della pianta e del terreno. Ma soprattutto occorre dare alla natura i propri tempi”.

C’è tutto l’amore per la terra nelle parole di Cristina Bordignon che nel suo regno, la bellissima Cascina Le Preseglie a Desenzano del Garda circondata da oltre 13
ettari di vigneti, accoglie i suoi ospiti con garbo e grande competenza.

Cristina Bordignon
Cristina Bordignon

Ed è pronta ogni volta a prenderli per mano e portarli alla scoperta di un approccio al vino e alla natura che non passa certamente inosservato.

A partire dai nomi dei suoi vini, estrapolati dagli Upanishad (in sanscrito dottrine arcane, segrete), testi filosofico-religiosi dell’India.

“Sono nomi importanti, a ricordo di un percorso spirituale intrapreso alcuni anni fa e che
continua ancora oggi”, racconta Cristina.

La cascina: vigneti e ospitalità
La cascina: vigneti e ospitalità

“Ho analizzato questi testi accompagnata da un maestro. Mi annotavo i termini su un diario, e tutti sono legati a tappe intense del mio vissuto”.

Un’esperienza importante, la lettura attenta e guidata, che le ha permesso di
trovare una felice armonia tra corpo e anima.

Che oggi, a distanza di anni dall’inizio del percorso ma con una pratica costante, le consente di coltivare uno stato di coerenza essenziale per preservare le energie positive, anche nei momenti più critici e complessi. “La vera sfida è quella di riuscire a non farsi ‘sporcare’: le letture, l’analisi dei testi, le riflessioni mi hanno permesso di comprendere la mia vera essenza e liberarmi da ogni condizionamento”.

Tredici ettari di paradiso a due passi dal Lago di Garda
Tredici ettari di paradiso a due passi dal Lago di Garda

E la tranquillità interiore permette un approccio alla terra e ai suoi frutti altrettanto genuino
e consapevole.

A partire da queste premesse si arriva ai vini, le creature di Cristina. Hamsa Lugana Doc,
Kundalini Garda Merlot Doc, Kaivalya San Martino della Battaglia Doc, Amrita Lugana
Doc, Ishvara Lugana Doc. Parlano da soli, questi nomi, e un calice si trasforma in
un’esperienza che va al di là di una semplice degustazione.

Perché inevitabilmente ci si affaccia a un mondo, quello della filosofia, della meditazione e della pratica yoga, capace di aprire orizzonti e un nuovo approccio al piacere del vino.

Se lo yoga dà il nome al vino
Se lo yoga dà il nome al vino

“Mi interessa che ogni bottiglia riesca a racchiudere e a esprimere la propria personalità, e per raggiungere questo obiettivo ho studiato per anni i vitigni e i terreni. Il segreto? Non accelerare mai i processi, dare all’uva il tempo necessario per la sua evoluzione. Certi frutti hanno delle caratteristiche intrinseche grandiose, e se li lavori in purezza si enfatizzano in modo naturale la sapidità, la mineralità, la freschezza”.

E dunque, intorno al casale, le uve hanno il tempo di maturare senza fretta, mantenendo viva la propria identità.

“Di solito ogni frutto prima di essere lavorato e poi consumato viene lavato. Tutti, tranne
uno: l’uva”. Osservazione spiazzante e veritiera, questa, che porta senz’altro a qualche
riflessione. D’altronde, in un’azienda che ha scelto di fare della purezza il suo marchio di
fabbrica, il lavaggio rappresenta una tappa essenziale, per quanto ancora poco diffusa: si
contano su una mano, attualmente, i produttori che lo inseriscono all’interno del processo
di vinificazione.

Passione Lugana :-)
Passione Lugana 🙂

“Ho conosciuto l’inventore della macchina del lavaggio e ho iniziato a documentarmi, dal
momento che io stessa ho sempre avuto problemi con la solforosa: pizzica sulla lingua,
provoca mal di testa e problemi di stomaco. Ecco perché ho inserito nel processo di
vinificazione lavaggio e sanificazione delle uve, per arrivare a produrre un vino che fosse ilpiù salubre possibile, senza l’utilizzo di solfiti chimici.

Attraverso il lavaggio vengono eliminate le molecole di sintesi dei prodotti fitosanitari, ma anche i metalli come il piombo, che è nell’aria sotto forma di particelle inquinanti e tossiche. Normalmente quando si pigia l’uva tutto quello che c’è sulla buccia finisce nel mosto. In questo modo invece la sporcizia viene eliminata, e a dimostrare le differenze incredibili ci sono le analisi sui vini e le certificazioni”.

Ha una lunga storia il casale Le Preseglie, che porta nel nome i ricordi dell’occupazione
(prendere, assediare) da parte di austriaci e poi francesi durante la seconda guerra di
indipendenza. Siamo in un territorio carico di memorie storiche, nelle immediate vicinanze
della Torre di San Martino della Battaglia e a pochi passi da Sirmione.

I giorni dell'oro
I giorni dell’oro

Oggi qui si respira un’atmosfera di pace e armonia che si aggiunge alla piacevole scoperta di vini dalla personalità forte e gentile.

Cristina trasmette agli ospiti che soggiornano al casale l’amore per un territorio che si
esprime attraverso la bellezza della natura e la bontà dei suoi prodotti, compresi quelli
dell’orto di casa dove crescono primizie in ogni stagione.

E la fedeltà dei visitatori ne è la prova più evidente: “Alcuni di loro vengono qui anche due volte l’anno, e ancora prima di arrivare mi chiedono di far trovare pronti i loro vini preferiti. Amano scoprire le bellezze che ci circondano, e la loro presenza è una risorsa culturale preziosa”.

Hamsa, nel nome del respiro
Hamsa, nel nome del respiro

A godersi la pace del casale, ristrutturato nel rispetto dell’architettura rurale e sede anche di meeting e corsi, sono soprattutto austriaci e tedeschi, storici appassionati del Garda e dell’entroterra. “Mi sono mancati davvero tanto i miei clienti nordici, in questo anno di lockdown”.

Ci si proietta in avanti, quindi, ma senza mai perdere di vista le proprie radici. “Ho iniziato
a fare le vendemmie a quattro anni, andavo col nonno nei vigneti, ricordo ancora le prime
irrigazioni con i tubi di ferro, il verderame, le torchiature. Eredito dalla mia famiglia
l’approccio rispettoso verso la natura: se impariamo a osservare l’ambiente con attenzione
e delicatezza i risultati arrivano da soli”.

Il vino che abbiamo scelto è particolarmente caro alla sua produttrice e porta un nome
ispirato alla Hamsa Upanishad, testo così chiamato da un termine indicante l’anima
individuale, simile a un ‘uccello’, (hamsa), migrante d’esistenza in esistenza fino al
raggiungimento della liberazione, quando riconosce la propria identità liberandosi dei
condizionamenti propri dell’individualità.

“Qui si trova il mantra Hamso, e attraverso il respiro si arriva a fondersi con l’universo”, spiega Cristina. “Se eseguita quotidianamente, questa pratica dona calma, serenità e liberazione. E in un momento difficile della mia vita mi ha aiutato tantissimo. Al punto che non l’ho più abbandonata”.

Hamsa Lugana Doc Cascina le Preseglie è ottenuto da uva Turbiana 100%, raccolta
manualmente in cassette, lavata e sanificata, sottoposta a una pressatura soffice e
parziale criomacerazione per 15 ore a 5°. La fermentazione alcolica è operata da lieviti
selezionati a temperatura controllata. Il colore è giallo paglierino con riflessi verdognoli. I
profumi sono fruttati e intensi, con una leggera sfumatura agrumata.

Hamsa ha un gusto equilibrato, fresco e sapido, e si presta all’invecchiamento in bottiglia
anche per 5-6 anni. Un vino che si imprime nella memoria olfattiva e nel gusto, per la sua
spiccata personalità che gli ha fatto guadagnare diversi riconoscimenti in Europa e
oltreoceano. #lugana #vinidelgarda #upanishad

 

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