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San Michele Appiano, Bolzano. È una giornata di inizio autunno piena di lavori e scadenze, tra inventario, controlli in cantina, telefonate. Ma gli impegni presi sono sacri, e con la sua consueta precisione e professionalità Hans Terzer si è presento all’appuntamento puntualissimo.

Hans Terzer
Hans Terzer

Lo incontriamo nella sala degustazioni della Cantina San Michele Appiano, che domina con il suo profilo elegante e signorile il cuore del più importante comune vitivinicolo dell’Alto Adige.

Abbiamo davanti un vero pioniere, un rivoluzionario nel mondo del vino, ormai riconosciuto a livello internazionale. Che vanta, tra gli altri traguardi raggiunti, il Premio d’eccellenza dell’Associazione Italiana Sommelier e il premio alla carriera conferito da Feinschmecker, la più importante e prestigiosa rivista tedesca gourmet e lifestyle.

Conoscitore dei vini ma anche grande visionario: “Mi sono messo in testa di dare una mano alla viticoltura più di 40 anni fa, in Alto Adige e non solo. Ho intenzione di proseguire così”.

I fatti le danno decisamente ragione: quando ha iniziato, nel 1977, l’85% del territorio vitivinicolo era uvaggio Schiava. Oggi il 70% invece è costituito da bianchi.
Viviamo in una zona vocata per queste uve. Una zona fresca, ventilata, con terreni
calcarei. E il Pinot nero ama la compagnia dei vitigni bianchi. Basti pensare alla Borgogna:
cresce bene in compagnia dello Chardonnay”.

 Cantina San Michele Appiano
Cantina San Michele Appiano

Un’impresa quasi eroica, la sua.
“Non è stato affatto facile convincere i viticoltori a espiantare i rossi. Ma oggi i contadini sono orgogliosi, e sanno di aver contribuito tutti a raggiungere certi traguardi”.

È sempre più diffusa la tendenza a ricercare prodotti nuovi. Come la vede?
“Il problema siete in parte proprio voi giornalisti (ride!), sempre alla ricerca novità, che
costringono il produttore a inventarsi sempre qualcosa. Poi anche il consumatore oggi
tende a ricercare il prodotto di nicchia, magari tenendo d’occhio le guide e le premiazioni
che certi vini ricevono. Io credo che, se proprio si deve creare un prodotto nuovo, si debba
dare a questo una certa base, e la base arriva quando c’è competenza. Il mio compito è
quello di fare un vino non solo di grande qualità, ma anche di grandissima piacevolezza.
Un vino che deve essere bevuto, oltre che guardato”.

St. Valentin è una garanzia ormai, per gli intenditori.
“Sì, è un marchio ormai noto. Ma non dormo sugli allori. E sono consapevole che non
potrei fare nulla senza avere con me un’ottima squadra”.

Appius 2015, una grandissima annata
Appius 2015, una grandissima annata

A questo proposito, da parte sua c’è sempre grande attenzione per i conferitori.
“Qui la redditività delle cantine sociali garantisce una rendita anche ai produttori, e
permette al vignaiolo di avere delle sicurezze. Il vantaggio di avere piccole aziende che
producono le uve è dato dal fatto che la gestione è familiare e le persone vivono in vigna.
A loro si aggiunge uno staff molto attento in cantina, che tratta con grande rispetto la
materia prima”.

E lei stimola sempre la sua squadra a cercare di raggiungere nuovi traguardi.
“La cantina è in continua evoluzione, grazie a studi, esperienze, contatti con nuove realtà.
Siamo cresciuti, siamo in continua evoluzione e io ho nuove idee. Di certo, io riesco a
lavorare al meglio dove trovo un certo spazio per la mia creatività e dove posso avere una
materia prima su cui intervenire già in fase di piantumazione, per trasformarla poi secondo
le mie idee”.

Quali sono le caratteristiche di St. Valentin e del progetto Twc, The Wine Collection?
“Sono vini dedicati a un pubblico preparato che ha voglia di bere grandi vini ed è disposto
a spendere. Un aspetto, questo, che non va trascurato, se consideriamo che in Italia ci
sono pochissimi vini bianchi di alto valore economico”.

Le produzioni sono limitate, ma non troppo. Perché questa scelta?
“Per far conoscere un prodotto bisogna fare determinati numeri. Attualmente il Pinot nero
ha una produzione di 30mila bottiglie, l’altro di 3000. Ma vorrei che quella fetta diventasse
più grande. Se vogliamo che un nome cresca, che un marchio si imponga, dobbiamo
anche fare in modo che i clienti trovino questo vino e quindi raggiungere determinati
numeri. So di alcuni colleghi che hanno prodotto vini vincitori di tre bicchieri ma in quantità
talmente limitata che erano introvabili. Ecco, io non voglio fare vini fantasma, voglio
produrre vini di qualità che vengano collezionati, sì, ma anche bevuti”.

Lo shop della Cantina
Lo shop della Cantina

Profumi intensi, vivace freschezza: è arrivato Appius 2015
Ed è arrivato, finalmente, il momento di scoprire Appius 2015. La sesta edizione del vino
da sogno di Hans Terzer è stato presentato in occasione della Milano Wine Week, e
l’esclusiva cuvée si conferma il capolavoro qualitativo della Cantina centenaria e
l’ennesima scommessa vinta dal suo autore.

Ottenuta dalle selezioni di punta, personalmente scelte da Terzer sulla base di criteri personali e vocati alla qualità, Appius 2015 è la perfetta armonia sensoriale del millesimo. L’annata 2015 fu fin da subito celebrata come una delle migliori, in Alto Adige e non solo, e i vini ne hanno in prevalenza confermato la generosità. Le uve hanno potuto maturare in condizioni ideali in pianta, consentendo ai vignaioli di portare in cantina una qualità eccezionale.

“Sono sempre più convinto che la via maestra per la composizione di questo vino sia
quella di una cuvée di vini bianchi concentrata sullo Chardonnay, cui altre varietà bianche fanno da completamento”, spiega il winemaker.

Appius 2015, infatti, è così composto: Chardonnay (55%), Pinot grigio (20%), Pinot bianco (15%) e Sauvignon (10%).
Dal luminoso giallo paglierino con brillanti riflessi verdognoli, Appius 2015 colpisce per
l’intensa ricchezza di profumi, in primis i frutti tropicali, come ananas, mango, kiwi e
banana, e in seconda fascia frutti a polpa bianca (mela, pera, melone, albicocca e pesca),
lievi toni agrumati e discrete fragranze tostate e di tabacco.

Il gusto è compatto e masticabile, combinato a una beva fresca e vivace. Il palato
equilibrato e rotondo, con toni a carattere balsamico di menta e resine alpine che
introducono a un finale lungo ed intenso. La vinificazione di Appius 2015 avviene in botti di
legno, così come la prima parte dell’affinamento svolta in barrique / tonneaux per circa un
anno; segue poi un ulteriore affinamento di tre anni sui lieviti in tini d’acciaio inox.

La cantina
La cantina

Appius 2015, insomma, ha tutte le carte in regola per conquistare anche i palati più esigenti: “Il mio compito è quello di fare un vino non solo di grande qualità, ma anche di grandissima piacevolezza. Un vino che deve essere bevuto, oltre che guardato”.

E visto che l’occhio vuole la sua parte, anche il design della bottiglia e la sua etichetta
sono reinterpretati. Lo scopo è di concepire una “wine collection” in grado di entusiasmare gli appassionati di vino di tutto il mondo. Quest’anno la raffigurazione creativa di Appius, ideata e realizzata da Life Circus di Bolzano, esprime un concetto d’insieme e il legame tra Natura e Persone, la coesione tra il Terroir, i viticoltori e la Cantina di San Michele Appiano.

Una primordiale nube di particelle, che racchiude l’incessante movimento e
l’addensarsi di elementi come terra, acqua, luce, stagioni, e rappresenta la visione
appassionata di ricerca verso l’eccellenza. Ogni edizione di Appius è limitata; quest’anno saranno disponibile 6000 bottiglie piùm qualche grande formato.

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