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Verona – Per raccontare una giornata-tipo di Vinitaly si dovrebbe forse aspettare qualche giorno dopo la chiusura della manifestazione. Si avrebbero le idee più chiare su cosa raccontare, ma soprattutto si avrebbe la testa più lucida.

Già, perché è difficile uscire dal più importante appuntamento al mondo per gli amanti e gli esperti di vino senza avere un cerchio alla testa, provocato dalle numerose degustazioni cui si aggiungono il rumore, il caldo, la confusione, gli scambi frenetici di impressioni e biglietti da visita.

La giornata parte con uno o più caffè, colazione abbondante e un taccuino sul quale si segnano gli appuntamenti del giorno: convegni, degustazioni guidate, incontri con i produttori e, perché no?, una lista di quei vini che si vogliono provare, magari che fino a quel momento si sono solo sentiti nominare.

La suggestione (e la bontà) di un vino pieno di sole e mare
La suggestione (e la bontà) di un vino pieno di sole e mare

Vini che vengono da lontano, da angoli dell’Italia e dell’Europa e degli altri continenti decisamente fuori portata, almeno nell’immediato.

È questo il bello di Vinitaly, un giro nel mondo, a scoprire gusti e sapori. Scrivere di vini è complicato ma bello, e con il calice in mano si sta ad ascoltare, come quando si era bambini.

Sono favole quelle che vengono raccontate: favole che parlano di tradizioni trasmesse da generazioni, di amori per la terra messi da parte e poi ritrovati, di studio e sacrifici, di fatica e perseveranza. Il vino è un nettare esigente, che richiede cure e attenzioni in ogni giorno dell’anno, una creatura delicata, e viva.

Al Vinitaly, per lasciarsi sedurre dai profumi e dai gusti
Al Vinitaly, per lasciarsi sedurre dai profumi e dai gusti

Perché anche una volta imbottigliato, si evolve e si trasforma, regalando sorprese inaspettate. E queste qualità sono ormai note e apprezzate: i palati si affinano, i sommelier e gli specialisti aumentano, i ristoratori non possono non conoscere quale calice può accompagnare al meglio le pietanze.

Ma il vino è anche denaro: un mercato in espansione, che conquista a grande velocità ogni angolo della terra. Ed ecco allora incontri con i commercianti, gli economisti, i distributori.

Il vero spasso al Vinitaly è quello di lasciarsi sedurre: dai nomi, dalle etichette, dal profumo, dal gusto, dai volti. Non si possono fare più di quattro, cinque metri, la lunghezza media di uno stand, e qualcosa ci colpisce, ci invoglia a rimanere, a curiosare.

Ci si presenta: “Sono una giornalista, appassionata di vini”, e il gioco ricomincia.

Fuori il taccuino, la matita in una mano, un bicchiere nell’altra, e le orecchie pronte a sentire una nuova storia, gli occhi pronti a memorizzare nomi e colori, la memoria che corre a ricordare la forma di quel territorio, e la bocca attenta a percepire tutti i sapori e le sensazioni che si sprigionano da quel bicchiere.

Ci si rialza e si prosegue. Magari con l’intento di scoprire un vino rosso corposo, e poi però ci si ritrova in mano un bianco brillante, un calice di bollicine, un bicchiere di birra o un bicchierino di sake.

Perché qui sono arrivati anche i prodotti del mondo intero che non sono necessariamente vino, quelli che però accompagnano il rito del cibo, esaltandone i sapori.

Non si finisce mai di scrivere, di imparare, di degustare. Contatti e contratti, visite concordate e da concordare. Strette di mano e abbracci. Si esce alle 18, quando gli altoparlanti ricordano che la manifestazione è chiusa, con una sensazione indescrivibile addosso. E la voglia di ritornare, al più presto, per una nuova giornata al Vinitaly.

 

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