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Quando si dice “i fumi dell’alcoll”, spesso si sottintende il vino che fin dai tempi del buon Noè fa parlare di sè in tema di ubriachezza. Ubriachezza che, a differenza del mite patriarca che scoprì l’inebriante prodotto dell’uva, ha, a volte, avuto ben più gravi conseguenze di una semplice sbornia soporifera. Spesso è l’occasione che fa scatenare in chi ne è interessato gli istinti più bassi e violenti, con effetti purtroppo devastanti ed irreparabili.

E’ una storia antica che l’uomo, nel corso di varie epoche, ha vissuto e rivissuto sperimentandola in numerose tristi occasioni, tra le quali quelle ancora ricordate nei documenti dell’Archivio di Stato di Venezia che, in materia di illeciti penali, riportano anche certi casi di violenza fra persone alterate da potenti libagioni. Sono fatti che raccontati su ormai sbiaditi manoscritti dai rettori di Brescia, in qualità di rappresentanti del dominio veneto in città, testimoniano la veridicità della cronaca rilevata su vicende gravi e sconsiderate.

A meno di un secolo prima della fine della Serenissima Repubblica di Venezia, nel bresciano si sono registrati due omicidi in località Travagliato che hanno avuto luogo nella funesta cornice dell’ebrezza dovuta alle bevande alcoliche. Il nove settembre 1705, un manoscritto a firma del podestà di Brescia, Francesco Benzon e del Capitano Bernardo Mocenigo, prendeva forma nel condensare un fatto di sangue avvenuto nottetempo nell’abitato travagliatese: “Habitavano tutti in un cortile con le loro famiglie Giovanni e Faustino fratelli Pasinelli da Travagliato di questo distretto, quando la sera del 27 agosto decorso, esendosi portato a casa Giovanni, e ritrovata la porta chiusa, s’attaccò di parole con Francesca moglie di Faustino, perchè non l’havesse lasciata aperta. In quel punto capitò anco Faustino, e si posero maggiormente ad alterare , aggravatosi specialmente Giovanni, poichè il fratello li dicesse, ch’andasse a dormire, trattandolo d’hubbriacco, come resta introdotto, e si vede che fosse. Sentito il rumore da Giovanni Battista altro loro fratello , che dimorava in vicinanza, separato solo da un muro, v’accorse per sua fatalità, mentre dando Giovanni negli eccessi, prese un archibuggio che aveva in casa ne rilasciò lo sparro, come resta rappresentato, contro Faustino, ma colpito in cambio Giovanni Battista con un foro sopra l’ombelico trapassante nel fianco sinistro, li convenne la mattina dietro render l’Anima e come nella visione del di lui cadavere. Così rilevati il fatto nel processo, formato sin hora per l’uffizio del Maleficio e noi obbedientissimi alle leggi di codesto Eccelso Sacrario, l’huniliamo sott’il purgato riflesso di Vostre Eccellenze per le sapientissime prescrizioni“.

Compiendo un breve passo di due anni e quindi considerando il 1707, altre memorie ultrasecolari di generazioni ormai obliate, legano ancora le sorti della medesima comunità, situata ad una dozzina di chilometri del capoluogo, ad altre vicende simili a quella appena evocata. In questo altro caso, però l’ambientazione è vicina ad un’osteria che è già “tutto un programma” per gli antefatti della violenza che poi, tra le persone coinvolte, è venuta a seguire.

Il manoscritto che cita i particolari dell’accaduto introduce chi legge nella notte del 2 marzo 1707 in uno scenario cupo fra tenebre, vino, contese e violenza in un casuale incontro lungo la strada: “Circa l’hore 4 della notte 2 del corrente (mese n.d.t.), uscito da un Hosteria della Terra di Travagliato, alterato dal vino, Bartolomeo Zugno di colà hebbe l’incontro, in vicinanza di quella, con Paolo Burzeni et Andrea Tonni, armati d’archibuggi, i quali se gli accostarono, et il primo fu il Tonni venend’a rissa, prentendendo (avendo preteso n.d.t.) il Burzeni che Bartholomeo si ridicesse di (ripetesse le n.d.t.) parole, che non s’è però rilevato quali fossero, espresse contro di lui e recalcitrando questo, di graziarlo, li fu dalli suddetti due afferrato, e levato lo schioppo indi sparratoli un archibuggiata dal Burzeni, con susseguente espressione: Tiò mò questa, colpito con due fori sopra la mammella destra trapassati, immediatamente rimase estinto, e come (si vede n.d.t.) nella visione del di Lui cadavere. Rilevati in questi termini il fatto nel Processo, formato sin hora per l’Officio del Maleficio, dalla obbedienza mia alle leggi viene rassegnato sott’il purgato riflesso (giudizio n.d.t.) di Vostre Eccellenze per le sapientissime loro deliberazioni“.

Dalle puntuali note apposte nel registro parrocchiale degli estinti si ha la conferma anche da fonte locale dei tragici epiloghi delle due vicende: “28 agosto 1705: GioBatta Pasinello d’anni 45 in circa, colpito hieri sera d’archibugiata, confessato e comunicato, munito dell’estrema onzione con la raccomandazione dell’anima morì da buon cristiano; è sepolto nella Parrocchiale”; mentre in data 4 marzo 1707 è scritto: “Bartholomeo Zugno d’anni 24 circa, ritrovato hieri mattina interfetto (colpito n.d.t.) d’archibugiata è stato seppellito nella sepoltura del casello (sepolcro per i defunti di morte violenta n.d.t.)“. E’ un buio sceso fitto ed incommensurabile che, nel baratro della morte, avvolge le fatali trame nelle quali le vittime sono state coinvolte al termine della propria esistenza terrena, quando il destino, fattosi copia con maliziose seduzioni, ha preparato la scena ed ha fatto scempio assurdo degli attori del tempo.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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