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“Passerei ore e ore a raccontare un vino: con la storia del suolo in cui è nato, del vitigno, dei produttori. Se poi si analizzano il colore, il profumo, la preparazione, si comprende come questo mondo non finisca mai di stupire”.

Sonia Biasin, 49 anni, è una sommelier che vive e lavora nella provincia di Verona. La sua passione l’ha portata a studiare il mondo del vino, e quello che credeva fosse un hobby si è poi trasformato in un lavoro.

Amare il vino significa per lei e per le sue colleghe saperlo raccontare, oltre che conoscerlo dal punto di vista tecnico. E in questo le donne sembrano avere una marcia in più. Lo dimostra un dato, che salta agli occhi se si inizia a frequentare il mondo delle degustazioni e degli eventi legati al vino: la componente rosa dei sommelier è in continuo aumento ed è ‘travolta’ da una pioggia di premi e riconoscimenti.

Nel 2007 Nicoletta Gargiulo è stata eletta miglior Sommelier AIS italiana; nel 2009 la Guida dei Ristoranti dell’Espresso ha incoronato miglior Sommelier d’Italia Alessia Meli; nel 2010 a soli 24 anni Karen Casagrande è diventata “Sommelier dell’anno” FISAR; nel 2011 Daniela Scrobogna, presidente dei Sommelier AIS di Roma, ha vinto l’Oscar come miglior docente Sommelier.

Si tratta dunque di un settore in cui le donne stanno raggiungendo l’eccellenza, abbattendo una volta per tutte quella barriera culturale che associava al vino esclusivamente il mondo maschile. Infatti, non a caso, sono in continuo aumento anche le donne che decidono di fare impresa nel settore vinicolo, ereditando il sapere dei nonni, dei genitori e dei fratelli.

Evidente che non mancano le difficoltà, come d’altra parte avviene per tutti i lavori: famiglia, amicizie, lavoro diventano spesso difficili da conciliare. Ma se il lavoro si trasforma in un piacere le cose sembrano divenire più semplici: e così ogni degustazione si trasforma in viaggio alla scoperta di un mondo sconfinato di eccellenze, bellezza, curiosità.

Ma perché le donne sono così brave? Sonia risponde senza esitazione:Le donne hanno più finezza di naso, sono più portate a riconoscere i profumi, perché più allenate dei loro colleghi uomini. E poi sono più brave nel coltivare le relazioni”.

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