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Mentre manca poco più di un mese all’edizione 2017 di Vinitaly, a Verona ad aprile, una ricerca colma una lacuna nell’analisi italiana dei consumi di vini vegani certificati.

L’analisi è stata elaborata dall’Osservatorio VEGANOK: “Rapporto In Vino Vegan 2017”.

In assenza di regolamentazione europea e nazionale inerente a sistemi di certificazione appropriata per il vino vegano (ovvero privo di stabilizzanti e chiarificatori di origine animale), i vinicoltori fanno necessariamente riferimento a disciplinari di aziende terze o a disciplinari di autocontrollo.

Il marchio di autocertificazione più accreditato tra questi è VEGANOK, che grazie ai suoi severi disciplinari risulta il più affidabile in assoluto, anche perché riconosciuto e approvato da Associazione Vegani Italiani.

Nel disciplinare VEGANOK è inserita una nota specifica riferita al vino che prevede per gli alcolici il divieto d’uso di prodotti di origine animale per la chiarificazione e stabilizzazione (come ad esempio albumina, caseina, colla di pesce, gelatine animali ecc.), mentre per l’etichettatura e il confezionamento non è consentito l’uso di colle, inchiostri, lubrificanti o qualsiasi altro prodotto di origine animale.

Inoltre, i consigli per l’abbinamento del vino non devono contenere indicazioni che fanno riferimento a cibi di origine animale.

La viticultura vegan rappresenta oggi un comparto giovane e con grandi potenzialità di espansione. Lo dimostra il fatto che il numero di aziende che hanno sentito la necessità di avere una certificazione è notevolmente aumentato rispetto all’anno precedente.

Le cifre parlano chiaro: nel 2016 le richieste di certificazione VEGANOK da parte di aziende vitivinicole sono aumentate del 35%, così come sono aumentate le richieste di certificazione.

Le aziende vitivinicole certificate VEGANOK si localizzano n in Toscana 28%, Abruzzo 20% e Piemonte 17%, con una buona presenza di vini del Trentino e della Sicilia, mentre si nota che le denominazioni di appartenenza delle etichette certificate VEGANOK sono 54% IGT, 17% DOC/DOP e 1% DOCG.

Per finire, scopriamo che il 45% circa delle etichette che riportano la scritta vegan posseggono un’altra certificazione o un riferimento a metodi naturali o biodinamici.

Lo standard più diffuso è sicuramente quello biologico, con il 26% circa delle etichette di vino vegan certificato anche bio; le etichette certificate Demeter ricoprono un’altra interessante quota così come quelle che riportano la dicitura “naturale” o “biodinamico”.

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