Pandino (Cremona) – Visto il successo e il costante aumento dell’afflusso di pubblico registrato nelle scorse edizioni, anche per il 2020 l’ufficio turistico del Comune di Pandino ripropone, con cadenza mensile, le visite guidate serali al Castello Visconteo, offrendo così la possibilità di conoscere da vicino la residenza di caccia dei Visconti.

La preparazione di questi percorsi serali permette di approfondire tematiche riguardanti la storia personale dei personaggi che da qui sono passati, lasciando il proprio segno, che di solito non vengono affrontate e sviluppate approfonditamente durante le visite guidate “classiche“; così è stato possibile raccogliere molti nuovi dati sui signori, specialmente su Bernabò Visconti e i suoi figli, davvero numerosi.

I primi appuntamenti del 2020 saranno perciò dedicati a loro, e si racconteranno a chi sarà incuriosito, le avventure, le vittorie, le delusioni e i retroscena della loro vita.

Intorno al 1355, il signore di Milano Bernabò Visconti, grande appassionato di caccia, scelse Pandino per farvi costruire un castello per poter comodamente risiedere in questi luoghi e dedicarsi alla sua attività prediletta; il territorio attorno a Pandino infatti, in quell’epoca era ancora ricco di boschi abitati e selvaggina. La costruzione ha la forma tipica dei castelli viscontei di pianura dell’epoca: pianta quadrata con quattro torri quadrate angolari, cortile interno con porticato ad archi acuti al piano terra e loggiato superiore con pilastrini quadrati. All’esterno sono visibili le numerose finestre, monofore al piano terra, in origine destinato alla servitù, bifore al piano superiore, riservato ai nobili.

Il castello nel ‘300 fu decorato in ogni suo spazio, persino nella scuderia, oggi occupata dalla biblioteca. Le pitture, ancora oggi in gran parte conservate, sono costituite da svariate forme geometriche, decorazioni di tipo architettonico. Ovunque  si possono vedere gli stemmi dei signori del castello: il biscione di Bernabò Visconti e la scala, insegna della famiglia della moglie di Bernabò, Regina della Scala, figlia del signore di Verona.

Il Castello Visconteo visto dal lato est – Foto del Comune di Pandino

Nel corso del ‘400, a causa di problemi di stabilità, si rese necessario aggiungere ad ogni angolo del porticato degli arconi di rinforzo, che sono andati a coprire degli enormi dipinti di S. Antonio e S.Cristoforo.

Sempre nel corso del xv secolo, vennero aggiunti due torrioni di difesa ai due ingressi del castello, per proteggersi dai veneziani che in quel periodo storico si erano avvicinati sempre più al territorio pandinese; le precauzioni difensive non bastarono, dal momento che Venezia prese senza difficoltà il castello per due volte, occupandolo però per pochi anni.

Eliminato Bernabò con un colpo di stato, il nipote GianGaleazzo divenne il nuovo signore di Milano. Anche lui appassionato di caccia, proseguiva la pratica di venire a risiedere in questa tenuta.

Il figlio di GianGaleazzo, Filippo Maria è l’ultimo Visconti a governare Milano. Dopo di lui prende il potere la famiglia Sforza, alla quale passa anche il Castello di Pandino; in particolar modo, dal 1470 circa, fu conte di Pandino Ludovico Maria Sforza, meglio noto come Ludovico il Moro. Divenuto successivamente il Moro duca di Milano, il castello di Pandino passò nelle mani di altre famiglie, alcune delle quali lo tennero per pochi anni.

Gli ultimi proprietari furono i D’Adda, che nel corso del XIX secolo diedero il castello in affitto, sia come abitazione che come sede per svariate attività. Nel 1947 il Comune riuscì ad acquistare il Castello e negli anni ’50 cominciarono i lavori di restauro.

Oggi il castello ospita gli uffici comunali, la mensa della scuola casearia e numerose manifestazioni.