Bassa bresciana – La lepre è senza dubbio l’animale selvatico più simpatico che vive nelle terre basse, sarà per il musetto vispo e le grandi orecchie, la coda che sembra un batuffolo o quel modo di correre a balzi, sta di fatto che le sue apparizioni saettanti stappano sempre un sorriso. Perlomeno a coloro che non la considerano un trofeo…lepre

Ora che la primavera comincia a prendere vigore e che, dopo le piogge, sono spuntate una quantità infinita di erbe ed essenze, i campi verdi e le ripe sono per le lepri una tavola imbandita di leccornie e per nutrirsi i simpatici animali non hanno che l’imbarazzo della scelta. Per fortuna, dato che nell’ultimo inverno la lepre se l’è vista brutta. Per giorni e giorni, infatti, le poche riserve di cibo invernali sono state intrappolate da gelo e neve, una dura prova da cui sono sopravvissuti solamente gli esemplari più robusti e sani. Ferree leggi della natura che non fanno sconti a nessuno, nemmeno a quelli con il muso simpatico.lepre 6

Ora che la carestia invernale è solo un ricordo, a pancia piena le lepri possono dar sfogo al loro rinomato appetito sessuale. Animale solitamente solitario, schivo e perennemente in fuga, nel periodo dell’amore è facile trovarlo in branco, con una femmina saltellante circondata da tre o quattro maschi che gli ruotano intorno mostrando tutta la loro baldanza. Pasciuti, forti e con il pelo lucido i maschi a volte si alzano sulle gambe posteriori menandosi colpi di box con le corte zampe anteriori. Fenomeno di bullismo e narcisismo al maschile, il tutto per far colpo sulla femmina.lepri

La stagione degli amori inizia a marzo. La gestazione dura circa 40 giorni, ma la femmina della lepre può essere fecondata nuovamente pochi giorni prima di partorire i piccoli concepiti in un accoppiamento precedente in virtù del fatto che l’utero è bipartito, fenomeno chiamato superfetazione. Le nascite hanno luogo fra marzo e ottobre. Ogni femmina partorisce 3 o 4 volte all’anno da 1 a 5 piccoli, i piccoli vengono accuditi dalla madre per un paio di settimane, che li allatta mattina e sera, dopo di che i leprotti diventano indipendenti e la loro crescita è assai rapida.lepre 4

Al di fuori dei momenti dedicati all’amore, la lepre trascorre la giornata sonnecchiando nella tana, un piccolo avvallamento che scava nel terreno scoperto fra l’erba alta, lungo un argine o sotto un cespuglio. In tana la lepre allunga le zampe anteriori, posa sopra di esse il capo con le orecchie abbassate, pronta per lunghe pennichelle tranquille. Il suo pelo è in genere dello stesso colore del terreno scelto per la siesta che la mimetizza da sguardi indiscreti. Cibo e amore abbondante, placide sonnecchiate diurne nella tana, la vita da lepre potrebbe, insomma, far invidia ad uno sceicco, ma non è proprio così. La lepre rappresenta la preda di caccia per eccellenza sin dai tempi antichi. Un destino già racchiuso negli astri se una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, quella che si trova sotto la cintura di Orione, rappresenta proprio Orione che sta cacciando una lepre .lepre 5

Di indole docile la lepre usa i due dentoni affilati anteriori per sgranocchiare il cibo, unica difesa che madre matura gli ha concesso è la corsa. In questa specialità è una “Ferrari” della categoria. La lepre risulta rapida nella corsa grazie alle zampe posteriori molto lunghe e al poderoso retrotreno, corre meglio in salita che in discesa. La velocità in corsa è stimata attorno ai 65 chilometri all’ora ed eccelle anche nei salti. La lepre possiede un naso dall’odorato finissimo e grandi orecchie per captare ogni rumore sospetto, quando udito e fiuto l’avvertono del minimo pericolo è fulminea a fuggire con grande velocità.

Ma anche in questo la letteratura non le è stata benigna, anteponendo alle doti naturali una proverbiale pigrizia. Esopo nella favola racconta: “Un giorno una lepre e una tartaruga decisero di fare una gara di corsa. La lepre pregustava già la vittoria, così dopo essere partita ed aver distanziato la tarturaga di parecchi metri, decise di fermarsi a riposare perché tanto sapeva di essere in vantaggio e che la tartaruga non l’avrebbe mai raggiunta. Perciò si addormentò e dormì per parecchie ore. Intanto la tartaruga, piano piano, la raggiunse, la vide appisolata e continuò lentamente nel suo cammino. La lepre si svegliò e, pensando che la tartaruga fosse ancora indietro, corse verso l’arrivo. Ma quando vi giunse, la tartaruga era già arrivata, vincendo la gara.”

In libreria si trova invece un simpatico libro: “L’anno della lepre” (edizioni Iperborea), Premio Acerbi nel 1994. Scritto dal finlandese Arto Paasilinna, narratore con la capacità di raccontare con humour storie sconcertanti e tragiche. E’ un racconto simpatico, leggero, ma avvincente da leggere d’un fiato; una storia strana tra un uomo al bivio della vita e una lepre.