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Domenica 5 maggio si celebrerà, come ogni anno, la Giornata Europea per il Diritto alla Vita Indipendente delle persone con disabilità, cioè la possibilità per le persone di condurre una vita autonoma, senza il supporto dei familiari, avvalendosi dell’assistenza indiretta.

Un progetto di autodeterminazione che ponga al centro la persona con disabilità. Popolis in questi anni ha incontrato più volte Cinzia Rossetti, meravigliosa persona che ha lottato e sta lottando una vita indipendente. Vedi articoli: “Una vita indipendente” e “Cinzia la forza della vita”.

Domenica 5 maggio per alcune vie del centro di Milano sfilerà per l’occasione un allegro corteo, accompagnato dalla musica della banda degli Ottoni a Scoppio. il corteo partirà alle le 10 da via 25 aprile e concluderà il tragitto alle 13 presso “la Stecca” in via Gaetano De Castilla, 26.

Gli organizzatori e promotori dell’iniziativa Comitato lombardo per la Vita Indipendente delle persone con disabilità, Abbatti le Barriere, Disabili Pirata e ComodalBasso – chiedono:

* finanziamenti sufficienti per assumere assistenti personali e norme che li prevedano,

* investimenti per abbattere le barriere architettoniche e per impedire che ne vengano costruite di nuove,

* parità di accesso a scuola, lavoro, casa, trasporti, sanità, servizi urbani e tutto quanto una società civile mette a disposizione di tutti i cittadini e le cittadine.

Ricordano che la disabilità è solo una delle tante caratteristiche che contraddistinguono gli uomini e le donne della nostra specie. Le diverse disabilità comportano diversi tipi di svantaggi che, secondo la Costituzione italiana, vanno superati per il raggiungimento di una pari dignità sociale e del pieno sviluppo della persona umana. Questi obiettivi possono essere conseguiti soltanto assicurando alle persone con disabilità il diritto a una VITA INDIPENDENTE, affinché possano autodeterminare la loro esistenza e fare delle scelte come tutte le persone libere e uguali.

Ancora oggi purtroppo le persone con disabilità sono considerate un imprevisto. Di conseguenza le società e i governi non sono preparati ad accoglierle e mettono a disposizione soluzioni organizzative ancora inadeguate o addirittura ostili. I risultati sono: discriminazione, emarginazione, segregazione, umiliazione e sofferenza.

Si può essere segregati in casa propria se non c’è un’assistenza personale o gli ausili giusti per poter uscire di casa quando lo si desidera o quando necessita; così come è emarginante essere inseriti in qualche residenza, struttura, comunità, perché non ci sono alternative. È umiliante e discriminante non poter accedere, per la presenza di barriere architettoniche o per la mancanza di assistenti personali che ci accompagnino o rimangano a disposizione per bisogni e necessità, ai luoghi dove vanno tutte le altre persone.

C’è chi dice che è una questione di costi, ma non è così. È una questione di modo di pensare, di cultura. I costi ci sono, devono esserci, perché i lavoratori vanno pagati. Il problema è: per fare cosa? Non certo per confezionare le persone con disabilità come patetici bambolotti lavati, vestiti e piazzati davanti a un televisore o “animati” con giochetti di società, ma per permettere loro di essere se stesse, di esercitare la propria capacità di autodeterminazione, come ogni essere umano vorrebbe.

È un sentiero che tutte e tutti dobbiamo calcare sia per solidarietà che per investimento sul proprio futuro: attendiamo al corteo tutte le persone che antepongono la libertà e la dignità umana a qualsiasi altro obiettivo!

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