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E’  l’emarginazione sociale, sono le vite di confine il cuore di “Yourself”, un progetto fotografico di Roberto Massini, Roberto Ricca e Cristian Zambelli, e realizzato all’interno dell’ex metallurgica Tempini di Brescia, poi Bisider, edificata alle spalle del cimitero monumentale Vantiniano.

Sono le immagini di un complesso industriale cittadino da tempo dismesso “sorto a cavallo del Novecento, embrione dell’industrializzazione bresciana, oggi rudere scheletrico in stato di completo abbandono, in attesa di una adeguata riqualificazione”.

Ma sono anche immagini che  descrivono la storia della quotidianità, di chi di quell’area ne ha fatto una casa: “una quotidianità fatta di privazione e vorticosi saliscendi emotivi in un luogo che rappresenta una sacca solida e invisibile di povertà nel cuore di uno dei capoluoghi più ricchi del nord Italia”.

Il progetto, spiegano gli autori “è stato reso possibile grazie alla complicità dei residenti, nel farsi raccontare e nel raccontarci la propria esperienza di vita all’interno della struttura”.

Come Aly, dal Mali, e Richi, dal Punjab, che in quello spazio ci hanno vissuto per lungo tempo “nascosti al mondo esterno dall’inabitabilità del luogo, condividendo lo sforzo per la sopravvivenza”. Con loro, per periodi più o meno brevi di tempo, hanno convissuto altri individui “soggetti alle stesse difficoltà dovute alla mancanza di un tetto e di un lavoro, talvolta del permesso di soggiorno e, sopra ogni cosa, di un’occasione di riscatto”.

“Una storia dentro la storia” come la definiscono gli stessi autori, che racconta “della decadenza di uno storico e importante complesso industriale bresciano e che narra a sua volta, della vita in bilico tra l’abisso e la speranza degli esseri umani che lo hanno abitato fino all’inizio di ottobre 2011, mese in cui sono stati avviati i lavori di bonifica dell’area”.

Le cinquanta fotografie partono da una ricerca ampia su un “tema di grande rilevanza sociale e complessità” che rendono il progetto “estremamente interessante e meritevole di attenzione”.

Sulla facciata dell’edificio principale, alcuni writers hanno lasciato a grandi caratteri e in bianco, la scritta “Yourself”, che per Massini, Ricca e Zambelli, ha assunto una “valenza profondamente simbolica”.

Il lavoro, che ha vinto l’edizione 2014 del concorso “Photoebook: fatti guardare promosso dalla casa editrice Emuse, per diffondere il digitale come nuova modalità di veicolare i reportage fotografici d’eccellenza, è dedicato “a Richi, che non c’è più e ad Ali, che c’è ancora.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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