Brescia – “Strumento di una riflessione lieve e intensa per tutti”, come scrive Roberto Gitti nella sua introduzione, il libro “Sette per quattro – Vizi e virtù fra letteratura e società” evidenzia in Carla Boroni il riuscito ruolo argomentativo interpretato nell’interessante versatilità con la quale, in circa centoquaranta pagine dal formato tascabile, questo volume confeziona, per i tipi delle edizioni della “Compagnia della Stampa”, un’avvincente varietà tematica che, al chiaroscuro della complessità umana, fornisce la piacevole lettura di “ventotto divagazioni, fra letteratura e società che l’autrice racconta, come suo costume, attraverso la formula divulgativa e semiseria”.

Formula rivolta, in questo caso, ad una articolata riflessione sulle virtù, in un percorso che passa “necessariamente al centro dell’essere” e sui vizi che, nel tempo, “da espressione di una tipologia umana, diventano manifestazioni d’una sorta di psico-patologia e fuoriescono dal mondo morale per fare il loro ingresso in quello patologico”.

Il tema, dedicato a quanto, di fatto, può rifarsi all’insieme dei pregi e dei difetti, costitutivi di quegli effetti identificativi che, alle rispettive espressioni riconducono i loro caratterizzanti aspetti, si sviluppa armoniosamente nell’intrigante connubio, posto a tradizionale confronto valoriale, fra i vizi e le virtù che, attraverso la cifra cardinale, espressa nel numero sette, evocano, contestualmente ad una correlata caratura culturale, l’antica aura dottrinale di una “costruzione teologica”, sopravvivente nell’epoca attuale, che “si fonda su un septenario, una classificazione basata sulla potenza del numero sette, utilizzato dalle Sacre Scritture”, pure adottato dall’autrice anche per la stima di altrettanti riferimenti, desunti nella pienezza di una variegata dimensione individuale e sociale.

Nel libro, con questa enumerazione, sono riassunte, in una avvalorata incidenza etica e morale, sia le connotazioni positive che le caratterizzazioni negative, rispettivamente esorbitanti da quelle tendenze comportamentali che, nelle azioni umane, hanno qualificanti espressioni connotative, tanto personali quanto collettive, nel contesto delle loro corrispondenti ed emblematiche macrocasistiche sostanziali.

Io, come è mio costume, nelle pagine che seguono ho cercato di rendere “leggero” e un po’ ironico questo septenario adattandolo alla realtà che mi circonda fra persone e luoghi che ben conosco”: spiega l’autrice che, nella sua oculata trattazione rivelatrice, esercita una premura di riflessiva e di critica analisi apportatrice al tema di un’ulteriore ispirazione identificatrice di quanto, nella odierna società, possa prestarsi ad una possibile disamina immersa fra i valori ed i disvalori che trapelano dalle incombenti tendenze assunte, in vario modo, fra la generalità ibrida degli stessi esercenti la contemporaneità.

A fronte del radicato patrimonio connettivo delle stratificate conoscenze acquisite dall’incontrovertibile retaggio formativo spirituale, volto, in ambito filosofico e religioso cristiano, a differenziare le virtù, come propensione al bene, fra le quattro cardinali (fortezza, giustizia, prudenza, temperanza) e le tre teologali (fede, speranza, carità), Carla Boroni esplora le sfumature riscontrabili in quella sorta di diramazioni ad esse similari che, alle medesime virtuose inclinazioni, paiono offrire le manifestazioni delle attuali fattispecie complementari per lo sviluppo di analogie consequenziali nel condensare interessanti corrispondenze reali, a proposito del tempo in cui sembrano rivelarsi nei loro caratteristici elementi particolari.

Si tratta, come diffusamente spiega l’autrice, di una serie di motivate considerazioni, individuate attraverso una “indagine in seno al nostro stato d’animo che è l’unica vera cosa in nostro potere”. Grazie a questa leale applicazione emergono le forme distinguenti gli aspetti rispettivamente inerenti quelle “nuove virtù” che sono racchiuse nella corposa sequenza, emulatrice del numero sette, funzionale a confermarne la simbolica preminenza, per compenetrare di un’ulteriore consistenza la positiva evenienza codificata fra generi di merito, differenziati in una rispettiva attinenza circa quanto “bontà, flessibilità, leggerezza, responsabilità, rispetto, sensibilità e tempestività mi sono sembrati i riferimenti più significativi, finalità e viatici per cui vivere con una “certa” etica oggi, un tempo in cui le virtù antiche sono lontane”.

Una rosa di rasserenanti concetti, fondanti le evidenti caratterizzazioni fra loro contagiosamente aderenti, che pare rivelare pure la coesistenza, su altro versante, delle spine dei “nuovi vizi”, confacenti la particolareggiata sintesi esemplificatrice ad essi dedicata, in relazione alla quale, nel libro, si specifica come questi afferiscano a “carenze e difetti che impediscono lo svolgimento di una buona norma e di una giusta regola. Sono la pratica, l’abitudine “tediosa” e infelice di allontanarsi dalla vita virtuosa”, nello svelarne la problematica complessità insita nel conformismo, nel consumismo, nella crudeltà, nella misantropia, nello snobismo, nella spudoratezza e nella superficialità, attraverso un testuale ed argomentato elenco, stilato in una personale visione progressiva che, ad ogni termine, pone il lievito di una descrittiva attinenza ricognitiva.

Lo stile della narrazione che, con una consapevolezza metodologica, instaura con il lettore l’alleanza costruttiva orientata a fornirgli una possibile riflessione critica ed esplicativa, si avvale, in ciascuna delle quattro parti strutturanti il libro, della chiara modalità espressiva, fra l’altro, caratterizzata dall’affrontare i contenuti trattati con gli specifici esempi direttamente considerati dall’autrice, secondo quel laborioso ed apprezzato impegno intellettuale che, ancora citando le parole introduttive al libro stilate da Roberto Gitti, “insiste sul versante pedagogico, poiché educare alla mentalità critica, in fondo, non significa altro che educare alla lettura ed insegnare a far ricerca (cioè a risolvere problemi). L’esercizio del leggere, e del far propria la lettura, e quello dello scrivere le proprie riflessioni, sono importanti e Carla invita i suoi alunni – o lettori in genere – a saper argomentare a favore o contro una tesi”.