Isola Dovarese – Sabato 14 ottobre alle ore 21, presso l’oratorio San Giuseppe di Isola Dovarese, è in programma l’originale lettura di uno scambio epistolare tutto al femminile, tra Milano, Mantova e Cremona: le lettera tra Bianca Maria Visconti e Barbara di Brandeburgo Gonzaga.

 locandina danzaTerminato il Palio delle Contrade, il gruppo di danza antica Tripudiantes Dovarensis di Isola Dovarese non si ferma, ma desidera incantare ancora il proprio pubblico raccontando in modo insolito e originale una lunga storia d’amicizia tra donne: quella tra Bianca Maria Visconti e Barbara di Brandeburgo Gonzaga.

A far parlare le due dame sarà la Prof.ssa Elisa Chittò attraverso la lettura del loro scambio epistolare conservato nell’Archivio di Stato di Milano e in quello di Mantova: Cristina Berettera presterà la voce a Bianca Maria Visconti, mentre Viviana Garatti sarà la voce di Barbara di Brandeburgo.

Compito del gruppo Tripudiantes Dovarensis, campione italiano di danza rinascimentale, sarà quello di riportare il pubblico ai tempi delle due dame ricreando con sorprendente realismo ambientazioni e situazioni tipiche di una corte italiana attraverso la danza o, meglio, quello che viene definito il “ballare lombardo”.

L’evento, patrocinato dalla Pro Loco di Isola Dovarese, si svolgerà sabato 14 ottobre alle ore 21 all’interno della preziosa cornice dell’Oratorio San Giuseppe grazie alla collaborazione del Comitato per la salvaguardia e la valorizzazione dell’Oratorio San Giuseppe, la Società Storica Cremonese e il Comune di Isola Dovarese.

L’evento nasce nell’ambito degli incontri promossi dalla Società  Storica Cremonese e dalla presidente Angela Bellardi la scorsa primavera  per valorizzare gli studi svolti sul castello di Santa Croce di Cremona.

L’ingresso è gratuito e libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. 

__________

La facciata disadorna dell’Oratorio di San Giuseppe è in realtà il forziere di un tesoro artistico che si cela all’interno.

Questo luogo di culto, nasce a latere di un importante progetto avviato per volontà di don Giovanni Maria Santi, parroco isolano vissuto a cavallo del XVI e XVII secolo: alla sua morte lasciò in eredità agli isolani un fondo di sostentamento che potesse donare dignità, speranza e opportunità ai meno abbienti. Parte della sua eredità fu destinata alla costruzione di questo edificio, che divenne simbolo dell’ente di carità.