Reggio Emilia. Alla Galleria Parmeggiani, in corso Cairoli, 2 inaugura il 15 ottobre la mostra “Wal. Sulle rive del Nilo”: un incontro surreale ed enigmatico tra le sculture dell’artista reggiano Walter Guidobaldi, in arte Wal, e lo storicismo della celebre galleria fondata dall’ambiguo collezionista dall’oscuro passato, Luigi Parmiggiani. La mostra rimarrà aperta al pubblico sino al 13 novembre.

Le sculture di Wal, modernissime e arcaiche a un tempo, si muovono e giocano come apparizioni negli spazi onirici e affascinanti del luogo in un dialogo pieno di ironia ma anche di mistero. Le candide figure e i colori accesi riecheggiano, ravvivandoli, tra i drappi e i personaggi dei dipinti, così come tra i preziosi oggetti conservati nelle sale della galleria; la già satura e coinvolgente atmosfera si carica di nuovi significati e di relazioni inattese che il visitatore scoprirà imbattendosi, a volte in modo inatteso, nelle sculture dell’artista reggiano.casa-parmiggiani

Walter Guidobaldi, in arte Wal (1949), vive e lavora a Roncolo di Quattro Castella. Dopo la formazione avvenuta presso l’Accademia di Bologna e a Brera, a partire dalla fine degli anni settanta supera le esperienze concettuali attraverso il recupero della pittura. Wal ha partecipato a innumerevoli personali e collettive in Italia e all’estero in musei e gallerie.

Diversa, e a tratti inquietante, è invece la vita di Luigi Parmiggiani, come si legge sul sito del Comune di Reggio Emilia, Parmiggiani è stato dapprima: anarchico disperato, forse ladro, sicuramente attentatore poi antiquario benestante, forse falsario, sicuramente mercante di oggetti di dubbia origine. Nella sua vita passa dal ventre dei bassifondi ai salotti di varie capitali europee. Conosce e frequenta sartine e principesse, anarchici espropriatori e banchieri, ladri e ricchi magnati, collezionisti tra gattini, conoscitori e critici d’arte.

Prima reietto poi riverito. Sul compiere della sessantina, accompagnato da una moglie, bella, francese e più giovane di vent’anni torna alla sua città natale. Vuole lasciare a Reggio un monumento, una galleria, una casa che perpetui la sua memoria. L’edificio è la chiave simbolica della sua biografia. Il Palazzotto è la riproposta di un reliquiario (falso) conservato all’interno. Dagli angoli spuntano mostri. Sono 7 come 7 sono i vizi capitali. Questi vizi, queste tentazioni caratterizzarono la sua gioventù. Questi mostri però nonostante i loro sforzi e i loro contorcimenti non insidiano più Parmeggiani.parmiggiani

Egli è difeso dall’arte. Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Cellini dall’alto delle loro nicchie dorate fanno buona guardia. L’arte ha salvato Parmeggiani dalla perdizione: l’arte che è contenuta, come una reliquia, all’interno. Messi lì, a preannunciarci le meraviglie dell’interno, stanno gli scudetti incastonati nelle finestre archiacute; riproducono tutti oggetti o particolari degli oggetti contenuti all’interno.

L’interno è scuro, le pareti sono dipinte di rosso pompeiano, solamente il baluginare dell’oro, lo scintillio delle armi, la cangianza dei tessuti, il colore dei dipinti, rompono la penombra. E’ un effetto di grotta del tesoro, di caverna di Alì Babà quello che Parmeggiani voleva lasciarci. Ma è davvero così? A rendere dubbie le certezze della nostra interpretazione sta una terzina dantesca, posta sardonicamente all’ingresso. “Or tu chi se vuoi sedere a scranna e giudicar da lungi mille miglia con la veduta corta di una spanna”. (A.M.)

Vale la pena, per coloro che non conoscono il personaggio o sono foresti, di visitare la mostra e la casa del Parmiggiani.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.