1969, siamo in piena rivoluzione culturale e Chen Zhen, un giovane studente di Pechino viene inviato nelle zone interne della Mongolia per insegnare a una tribù nomade di pastori.

A contatto con una realtà diversa da quella che aveva sin qui conosciuto, in un deserto sconfinato e dalla bellezza mozzafiato, Chen scopre di esser lui quello che ha molto da imparare: sull’esistenza, sulla comunità, sulla libertà, sul senso di responsabilità e sul lupo, la creatura più riverita delle steppe.

locandina Ultimo LupoSedotto dal complesso e quasi mistico legame che i pastori hanno con il lupo e affascinato dall’astuzia e dalla forza dell’animale, Chen ne cattura un cucciolo e decide di addomesticarlo.

Il forte rapporto che si crea tra i due sarà però minacciato dalla decisione di un ufficiale del governo di eliminare a qualunque costo tutti i lupi della regione.

Per il regista francese Jean-Jacques Annaud – molto amato per Sette anni in Tibet –  il cinema continua a essere una sfida contro l’impossibile. Soprattutto con la natura e con gli animali, i suoi soggetti preferit.

«È stato un viaggio in Africa, da ragazzo ha raccontato Annaud alla Stampa a farmi scoprire il fascino dei comportamenti animali e le similitudini che esistono tra noi e loro. Per quanto riguarda le cose essenziali della vita, il bisogno di delimitare il proprio territorio, il desiderio, l’istinto, uomini e animali sono identici».

L’Ultimo lupo,  da ieri in 300 sale italiane, tratto dal best-seller di Jiang Rong Il totem del lupo, pubblicato da Mondadori,  in Cina ha incassato oltre 100 milioni di dollari in 4 settimane.

La recensione di Carola Proto per Coming Soon.