Il virus è una bomba scoppiata dritta nel cuore dell’utenza dei Servizi sociali e pure sulla testa degli operatori, i quali si ritrovano imbavagliati per muoversi in soccorso dei bombardati”.

Fabio Folgheraiter è docente di Metodologia del lavoro sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha appena pubblicato Welfarevirus (Edizioni Centro Studi Erickson), breve saggio ebook frutto di un ciclo di lezioni, che ha tenuto in queste settimane ai suoi studenti, su come sta cambiando il lavoro degli operatori sociali e su cosa possiamo imparare dalla pandemia.

Il virus sembra aver tolto agli operatori sociali il principale strumento di lavoro, ossia la relazione. “I Decreti del Governo, pur lasciando in essere i servizi ‘essenziali’, finiscono per intralciare pesantemente o distorcere o persino bloccare l’erogazione di tanti Servizi sociali -scrive nel saggio-. Gli operatori sociali a questi impacci hanno dimostrato di saper rispondere, riorganizzando i loro servizi creativamente”. È difficile immaginare come cambieranno i servizi  nei prossimi mesi e anni.
Professore, in queste settimane anche il terzo settore sta soffrendo. Molte cooperative sociali di fatto non hanno più lavoro (soprattutto chi si occupava di educazione) e qualcuna ha già dichiarato lo stato di cris e potrebbe chiudere i battenti. Per educatori e operatori sociali si è fatto un ampio ricorso al Fondo di integrazione salariale (Fis). Non c’è il rischio che, a fronte di tante nuove povertà e bisogni a cui rispondere, non ci sia più chi ha le competenze per farlo?
“Sicuramente la pandemia sta avendo l’effetto di un tornado sull’economia tutta, e sull’economia sociale non da meno. Saranno dolori sia sul fronte degli utenti, sia su quello degli operatori. Credo però che dobbiamo puntare sul fatto che il Terzo settore saprà reagire alle mutate esigenze, come in parte sta già facendo. Una vera crisi sfascia ma anche consente di innovare e di fare salti in avanti sul piano dell’inventiva e della capacità di rispondere alla domanda sociale in modo forse più logico e sensato di prima. Una povertà mai vista unita alle potenzialità delle tecnologie potrà generare sorprendenti riorganizzazioni dei sistemi di aiuto”.
Con il lockdown è più difficile intercettare alcuni problemi o bisogni. Pensiamo alla violenza domestica, sulla donna o sui bambini. Cosa si può fare?
“Fortunatamente il ‘tutti a casa’ speriamo riguardi solo al periodo appena trascorso. Certo le persone fragili e esposte al volere di altri, donne e bambini ma anche anziani e disabili, con il fatto di non poter avere un accesso ai Servizi o che gli operatori domiciliari non possono accedere a casa loro, possono soffrire appunto non tanto della privazione della libertà di movimento, quanto del rischio di incuria o maltrattamenti da parte di familiari o assistenti familiari. Come tutelare queste persone sarà il problema centrale dei servizi sociali nel prossimo futuro”.
La prevenzione del contagio ci costringe a stare distanti gli uni dagli altri. L’altro può contagiarmi. Come potremo tornare ad avere fiducia reciproca?
“Il paradosso del distanziamento sociale è che pone come nuovo fattore di coesione sociale l’isolamento e il disinnesco delle relazioni sociali. Se vogliamo salvarci dal virus dobbiamo essere tutti uniti nel vivere disuniti. Mentre di regola la fiducia è il lubrificante delle società sane, in questo periodo dobbiamo prima di tutto sospettare di chi ci viene incontro. In realtà la fiducia nasce dal percepire che l’altro rispetta delle regole condivise (civismo) e in questo momento la regola delle regole è non andare vicino agli altri a starnutire. Se la rispetteremo tutti, la coesione sociale uscirà rafforzata anche nel distanziamento”.
Ci siamo dimenticati dei bambini. Solo ora si comincia a ragionare in modo ampio, anche a livello di governo, sui bisogni dei più piccoli. Come è stato possibile?
“Ragionando su ‘come è stato possibile’ compiere tanti gravissimi errori nella gestione della pandemia, spero che tra qualche tempo scopriremo tante cose che in futuro ci serviranno. Forse avremo delle linee guida, e sarebbe già tanto. I bambini sono stati penalizzati dalla prigionia domestica (anche se per contro tanti hanno goduto di un periodo irripetibile alla presenza dei familiari a casa), ma soprattutto fa rizzare i capelli la situazione degli anziani nelle Rsa o degli stessi operatori sanitari mandati allo sbaraglio. Chiedendoci come è stato possibile tutto ciò, dobbiamo davvero interrogarci a trecentosessanta gradi”.
Il ricavato dalle vendite del libro sarà interamente devoluto all’Ospedale “Sacco” di Milano. ). (dp)