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Sono più di 663 milioni in tutto il mondo le persone che non hanno l’acqua potabile in casa costrette a trascorrere ore in cammino per raggiungere una sorgente di acqua non contaminata e secondo i dati dell’associazione non governativa WaterAid, in tutto il mondo, sono circa 2,4 miliardi quelle che non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati.

La Giornata mondiale dell’acqua, il World Water Day, è la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, che cade regolarmente il 22 di marzo di ogni anno. L’istituzione del WWD è un modo per invitare gli Stati membri ad intervenire in modo concreto sull’argomento, nonché un momento per sensibilizzare l’attenzione del pubblico sulla questione dell’acqua nella nostra era, con particolare riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici.

A partire dal 1997, il World Water Council, l’organismo non governativo internazionale fondato nel 1996 come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, convoca un World Water Forum (Forum sull’acqua) una volta ogni tre anni per discutere i problemi locali, regionali e globali.

WaterAid, fondata nel 1981 nel Regno Unito, è tra le associazioni più attive in questo ambito, ha portato finora acqua potabile a 25 milioni di persone e servizi igienici a 24 milioni di persone in 37 paesi in Africa, Asia, America Latina e Oceania.

L’edizione 2017 della Giornata Mondiale dell’Acqua riguarda la questione delle acque reflue, ovvero quelle contaminate da attività domestiche, industriali e agricole, che vanno ridotte, depurate e riutilizzate, secondo quanto prescrive l’obiettivo sostenibile 6.3 dell’Onu: “migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale”.

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