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Brescia e Potenza hanno rispettivamente in comune l’aver dedicato, ad inizio del Novecento, un monumento allo statista bresciano Giuseppe Zanardelli (1826 – 1903) che, nel settembre del 1902, aveva personalmente effettuato una singolare visita impegnativa di una dozzina di giorni nelle terre della Lucania, cominciando dalla località di Lagonegro, fino al capoluogo stesso potentino, per assolvere al sollecitato invito, rivoltogli in sede parlamentare, di porre, a tali territori, quella considerazione politica ed istituzionale che, un’effettiva presa d’atto, circostanziata sul posto, avrebbe potuto meglio facilitare.

L’allora anziano Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, sensibile al “comando che viene dalle cose”, non si era tirato indietro ed aveva dedicato intense e peregrinanti giornate alla regione Basilicata, per poter meglio sperimentare l’entità delle informazioni pervenutegli a riguardo, al fine di attuare quei provvedimenti che, nello studio generale dedicato ai ricorrenti problemi di quella parte del Meridione italiano, erano riscontrabili in una comprovata attinenza con l’ispirazione stessa di un motivato e di un attento intervento che trovava il lui il riscontro per un fattivo e successivo pronunciamento.

A tal proposito, nel libro di Roberto Chiarini, dal titolo “Zanardelli – Grande bresciano. Grande italiano. La biografia”, edito dalla “Compagnia della Stampa” per la collana “Grande Brescia”, questa laboriosa trasferta istituzionale emerge nel capitolo denominato “La legislazione per il Mezzogiorno”, documentando che il protagonista di queste interessanti pagine biografiche “(….) realizza nel settembre del 1902 un viaggio in Basilicata, un viaggio faticoso quanto apprezzatissimo (dalle popolazioni locali) che gli permette di verificare in prima persona – ed è la prima volta che lo fa un Presidente del Consiglio – lo stato di prostrazione e di isolamento dell’economia lucana e poi di mettere in cantiere una legge speciale per la Basilicata, destinata ad andare in porto un anno e mezzo dopo, il 31 marzo 1904”.

L’approvata edizione dell’articolato testo normativo dimostrava una esplicita attenzione alle terre prese in considerazione, secondo il costruttivo dispiegarsi di quell’apposita sollecitudine che aveva concertato l’azione del Capo del Governo insieme agli effetti conseguenti di un corrispondente atto legislativo, frutto di un plurale incontro interistituzionale, sperimentato dal vertice alla base, attraverso le varie realtà effettivamente incontrate, in un diversificato assortimento, pari alle tematiche che la legge stessa aveva poi rivelato nel suo spettro d’intervento: fra queste, iniziative di credito agrario, investimenti strutturali in agricoltura, costruzione di case coloniche, di strade poderali e di stalle razionali; la costituzione di un patrimonio fondiario, erariale e provinciale da quotizzare per essere o venduto o concesso in enfiteusi; rimboschimenti ed emanazione di regole per la tutela dei tagli, dei pascoli e la disciplina pure dei dissodamenti; interventi per opere pubbliche, assommanti in opere di sistemazione idraulica, nell’ultimazione delle reti viarie provinciali e comunali, contestualmente alla realizzazione di ulteriori strade ed al completamento delle ferrovie; alcune agevolazioni fiscali, come, a titolo esemplificativo, le esenzioni d’imposta degli immobili rurali ed il depennamento dell’imposta locale sul bestiame; provvedimenti a carattere scolastico, con alcuni esoneri di contribuzione allo Stato da parte degli enti locali gerenti e l’istituzione del “Commissariato Civile per la Basilicata”, poi soppresso nel 1923, che era “preposto alla programmazione, progettazione ed all’esecuzione di un nutrito numero di opere infrastrutturali nella regione, “nonché alla gestione dei fondi ad essa destinati”.

potenza zanardelliCome a Brescia, così a Potenza, un manufatto scultoreo aveva, in un’epoca coeva, monumentalizzato la figura zanardelliana, pure uscita dall’epopea evocativa di un viaggio conoscitivo, per rivelarsi nella testimonianza efficace di una carismatica scelta governativa, volta ad interagire con una terra specifica colta nell’ordinarietà implicita alla sua caratteristica tipicità costitutiva.  A Brescia, una volta inaugurato nel settembre 1909, il monumento si situa tra via Vittorio Emanuele II e Via XX Settembre, mentre a Potenza, l’opera è invece collocata lungo corso XVIII Agosto dove era stata ufficialmente svelata in una pubblica manifestazione inaugurale l’anno dopo, come documenta la prima pagina del quotidiano “La Provincia di Brescia” di sabato 20 agosto 1910.

A proposito dell’evento, descritto nell’articolo annunciato nei caratteri cubitali di stampa, imprestati alle parole allusive “L’inaugurazione del monumento a G. Zanardelli a Potenza”, il giornale descriveva quanto accaduto il giorno prima, nell’importante città lucana, rappresentativa di un vasto ambito di pertinenza, come si evince dall’esordio della cronaca condensata nei termini dell’informazione divulgata e rappresentata in una stretta attinenza: “La Basilicata ha oggi nobilmente soddisfatto al suo debito gentile di gratitudine verso Giuseppe Zanardelli, inaugurando un busto in bronzo che ne perpetui la memoria”.

Il contesto, in una formale ed in una partecipata cerimonia alla quale erano giunte, fra l’altro, spontanee attestazioni di approvazione verso l’iniziativa da parte dell’allora sindaco di Brescia, Girolamo Orefici, si era rivelato essere “la festa della gratitudine per l’Uomo che, per primo, volle vedere da vicino i bisogni di questa regione per accordarle aiuti pronti ed efficaci”.

La manifestazione si era sviluppata attorno al discorso di circostanza, tenuto dall’onorevole Alessandro Guarracino (1860 – 1925), sottosegretario alla Giustizia, fra le considerazioni di sintesi che la memoria di quei lontani frangenti aveva fatto trattenere nel resoconto giornalistico, specificandone il nesso con quel riconoscimento ideale che era, di fatto, affidato al simulacro di un solido materiale, attribuendovi la possibilità di un perdurante e di un speculare legame documentaristico nella storia con il personaggio commemorato, nella cui memoria una mano artistica ne aveva modellato le fattezze nell’opera stessa: “Il marmo che Potenza innalza allo statista eminente, al giurista profondo, all’uomo del settentrione che fu più Meridionale dei Meridionali, più lucano dei lucani, è il simbolo della vostra gratitudine (…..) Al voto di riconoscenza che, con questo marmo voi sciogliete alla memoria di Giuseppe Zanardelli, si associa di tutto cuore il Governo, presieduto dal Grande Maestro, da Luigi Luzzatti. Il pensiero suo, o forti, o laboriose genti lucane, ricorre a voi, all’omaggio che oggi rendete a un figlio di quel Settentrione che, come voi e quanto voi, dette pel comune riscatto, il nobile contributo di sangue e di valore”.

Con questo accenno, alla partecipazione alla causa Risorgimentale, insieme ad altri concetti d’analoga valorizzazione della manifestazione attorno a temi condivisi nella loro storica evoluzione, la cerimonia si era, poi, conclusa presso la locale prefettura, nell’ambito del “ricevimento delle autorità e dei sindaci dei diversi Comuni della Provincia, i quali furono presentati ai membri del Governo”.

ZANARDELLI IN BASILICATAErano quei rappresentanti istituzionali del territorio che solo qualche anno prima avevano potuto incontrare, fra le loro stesse contrade, Giuseppe Zanardelli, anche per consegnargli memoriali ed appunti che attestavano le priorità delle esigenze dei luoghi da lui visitati, accomunati, fra gli altri vitali e complessi aspetti, da un ingente fenomeno migratorio in corso verso nazioni estere, come, ad esempio gli Stati Uniti d’America.

In alcuni, fra questi casi d’esternazione, erano invece apparse più circoscritte e curiose evenienze, come quella legata alla figura di un tal “Monaco Bianco”, di cui “La Provincia di Brescia” ne accennava uno scarno ritratto, a margine della visita zanardelliana, il 2 ottobre 1902, fra le informazioni connesse ad alcune impressioni colte dall’ignoto cronista dell’articolo pubblicato, nel mentre ricostruiva i momenti vissuti a Matera: “E qui, come dappertutto, la popolazione è mitissima per indole, per costume. I fatti che successero nel giugno a Matera dove rimase ucciso da una sciabolata un operaio che aveva ferito alla testa con pietre un carabiniere e sui quali dovrà pronunziarsi entro brevissimo tempo il tribunale di Potenza, ebbero origine da cause complesse di miseria e di eccitamento degli animi dovuto, questo, all’opera, d’un pazzoide, soprannominato il “Monaco Bianco”: individuo non del paese che andava girando scalzo e scoperto, con una sciamme bianco avvolto alla sua persona e che predicando, dapprima, a modo suo, la pazienza e la rassegnazione cristiana trovò poi opportuno di vivere alle spalle dei contadini, quotandoli un tanto in suo favore e spingendoli alla rivolta: rivolta che, del resto non successe, essendosi tutto ridotto al luttuoso incidente cui accennai dianzi, accaduto all’epoca della mietitura nella piazza del paese, mentre alcuni contadini si avviavano a lavorare per un prezzo minore di quello fissato dalla lega e mentre gli affiliati a questa impedirono che gli altri si avviassero ai campi”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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