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di Daniela Iazzi

Verona – Artista, ecologista, architetto sostenibile, progettista ambientale: sono soltanto alcuni dei termini con cui è possibile definire l’estro e il genio del cinese Zhu Renmin, uomo ispirato dalla propria terra.

Grazie a lui, la Cina mostra al meglio il suo lato artistico: l’arte del maestro Zhu, infatti, è strettamente collegata alla sua terra d’origine e alla gente che la popola, oltre ad avere una visione personale della natura. Il suo spirito artistico affonda le radici nell’entusiasmo per la sua patria e nello zelo con il quale opera per il territorio cinese e mondiale.

Dopo la fortunata tappa bresciana, che ha visto le opere del maestro esposte nella città di Brescia a dicembre 2012, grazie a Cassa Padana e Fondazione Dominato Leonense la mostra è stata presentata in anteprima il 28 novembre a Palazzo Bernini di Verona.
Edificio settecentesco situato nel centro storico di Verona,  qui verrà aperto nelle prossime settimane un negozio finanziario di Cassa Padana e, nei locali adiacenti, troveranno una sede permanente le preziose opere del maestro Zhu.

All’anteprima era presente il maestro, in visita in Italia per un ciclo di nuove esposizioni che saranno allestite tra Roma e Verona. Un grande occasione per conoscerlo: Zhu Renmin, infatti, non è un artista qualsiasi. Né in Cina, dove il governo lo adora, né nel mondo dove le sue opere sono quotate dalle maggiori case d’asta. Ha un obiettivo dichiarato che potrebbe sembrare quasi blasfemo in un mondo come quello cinese: fare ecologia attraverso l’arte. Dare forza al concetto di tutela ambientale con la poesia delle sue opere. Intervenire con l’arte per salvare l’ambiente.

Per Cassa Padana Bcc, questa mostra non rappresenta la prima iniziativa in ambito culturale realizzata nella città di Verona: nel 2010 infatti ha promosso e sostenuto lo scavo archeologico all’interno della Cripta della Chiesa di San Benedetto al Monte, in Piazza Monte di Pietà. L’intervento è stato effettuato in accordo con la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto, e con la collaborazione della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia, ed ha portato alla luce ulteriori importanti tasselli per la ricostruzione del Capitolium romano.

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