Laghi, paludi, torbiere e specchi d’acqua accolgono la più grande biodiversità della Terra, sono fulcro di importanti rotte migratorie e ci aiutano a far fronte ad eventi meteorologici estremi. Queste aree, però, sono ecosistemi particolarmente sensibili all’impatto dei cambiamenti climatici ed è pertanto importante mantenere alta l’attenzione sulla loro integrità e salvaguardia.

Legambiente pone l’attenzione sui piccoli ma importanti ambienti palustri, lo fa nel mese di febbraio che accoglie la Giornata Mondiale delle Zone Umide, una ricorrenza istituita nel 1997 e celebrata annualmente il 2 febbraio, in occasione dell’anniversario dell’adozione della Convenzione sulle zone umide d’importanza internazionale, firmata a Ramsar in Iran il 2 febbraio 1971. La giornata ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sul ruolo fondamentale che svolgono questi ambienti.

 «La perdita di habitat, l’inquinamento diffuso, l’eccessivo sfruttamento delle risorse, i crescenti impatti delle specie aliene invasive e, in generale, i cambiamenti climatici sono i fattori chiave della diminuzione di biodiversità e del degrado degli ecosistemi. – spiega Lorenzo Baio, Responsabile Settore Acqua di Legambiente Lombardia  Spesso si sottovalutano questi fenomeni derubricandoli come lontani da noi. Ebbene, gli effetti della pandemia COVID -19 dovrebbero aiutare a comprendere quanto ecosistemi fragili siano meno efficaci a contenere il salto di specie all’origine dello sviluppo di virus letali e di pandemie. Il nostro futuro e il benessere del Pianeta dipendono anche dalla capacità di proteggere la natura: aumentando l’estensione delle aree protette, restaurando le aree degradate, integrando la conservazione e il valore della natura nei settori produttivi, riducendo le minacce ed i rischi naturali e combattendo gli effetti del cambiamento climatico».

Tra le cause di questa significativa riduzione nella nostra regione vi sono le pratiche agricole intensive, l’abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali, l’alterazione degli equilibri idrici, l’inquinamento, l’invasione di specie vegetali e animali aliene, l’urbanizzazione e lo sviluppo di infrastrutture. L’azione umana ha delle grandi responsabilità sia per l’uso intensivo del suolo che per il massiccio utilizzo di diserbanti, che sono molto dannosi per la biodiversità presente nei corsi d’acqua. Inoltre è prioritario ridurre l’inquinamento degli ecosistemi acquatici migliorando la depurazione e diminuendo la pressione causata da captazioni e da mini impianti idroelettrici che modificano l’idromorfologia dei fiumi prevalentemente per la produzione di energia, ma senza il rispetto degli ecosistemi acquatici.

Le aree umide sono ambienti che hanno una funzione fondamentale per garantire le risorse acqua e di cibo e lo di stoccaggio del carbonio, ma sono anche luoghi di grande bellezza e pertanto fruibili e visitabili in ogni stagione, compresa quella invernale, per svolgere escursioni naturalistiche e birdwatching.

I circoli di Legambiente, da sempre impegnati nella valorizzazione del territorio attraverso i Centri di Educazione Ambientale, la Rete Natura e il Servizio di Vigilanza Ambientale, quotidianamente portano avanti esperienze di tutela e conservazione della biodiversità, grazie alle quali si contribuisce alla protezione di questi habitat complessi e delicati. In un anno ancora segnato dall’emergenza sanitaria non è stato possibile realizzare escursioni e visite guidate per favorire la tutela e la conoscenza degli ecosistemi acquatici attraverso azioni di sensibilizzazione dei cittadini, ma i circoli di Legambiente sul territorio lombardo si sono mobilitati con attività di citizen science (monitoraggio della fauna, censimento e degli ambienti umidi minori), con la promozione di adozione di ambienti umidi minori (stagni, pozze, fontanili, ecc.) non adeguatamente tutelati e con interventi di ripristino ambientale (rimozione dei rifiuti, realizzazione di sentieri, ecc.) e lanciando una campagna social per mantenere alta l’attenzione su queste aree.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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