Reggio Emilia – A.V.D. Associazione Volontari assistenza Domiciliare, dal 1994 al fianco delle persone affette da malattie inguaribili, promuove la mostra d’arte contemporanea Inutile dolore, fatti seme di bellezza, a cura di Nicla Ferrari e Gaia Bertani, in programma dall’ negli spazi cinquecenteschi di Palazzo Scaruffi a Reggio Emilia.
«La mostra – spiega Giovanna Bacchini Saccani, presidente di A.V.D. – è stata pensata per poter raggiungere un pubblico sempre più ampio e diffondere, attraverso il canale dell’arte, i valori fondanti dell’associazione. Fare cultura, utilizzando varie modalità comunicative, è un dovere della società civile, soprattutto per un’associazione come la nostra che si spende quotidianamente per garantire la qualità della vita in ogni momento ed evitare così la sofferenza inutile. Attraverso una cura competente e puntuale, l’ascolto, l’atteggiamento empatico, la vicinanza… si possono generare relazioni così potenti e profonde che regalano semi di bellezza, di aiuto umano, e creano legami straordinari che arricchiscono la vita».
Il percorso espositivo comprende oltre venti opere tra dipinti, disegni, fotografie, installazioni, sculture, arte digitale e fiber art, realizzate da 18 artisti contemporanei, molti dei quali originari del territorio di Reggio Emilia o ad esso legati: Marco Arduini, Veronica Barbato, Francesco Barbieri, Milena Buzzoni, Ivan Cantoni, Massimo Canuti, Francesca Catellani, Emanuela Cerutti, Davide Dall’Osso, Cristina Davoli, Nicla Ferrari, Mirko Frignani, Rossella Grasselli, Cristina Iotti, PAMCOC + Matteo Beltrami, Marika Ricchi, Giovanni Sala, Domenico Scolaro. Alcuni lavori sono inediti e pensati per l’occasione, altri sono stati selezionati dal portfolio di ogni autore in quanto vicini a tematiche legate all’ascolto, al sostegno e alla cura.
«Ne emerge così – aggiunge Nicla Ferrari, curatrice della mostra insieme a Gaia Bertani e presidente dell’associazione culturale Gommapane Lab – un’opportunità preziosa e concreta per sottolineare quanto l’arte sia vicina al tema del dolore e come possa trasformarsi in risposta esteriorizzante e terapeutica: nell’atto creativo, che diventa necessità primaria, così come nella fruizione, quando la bellezza riesce a superare invisibili barriere emotive e culturali trasformandosi in consolazione e comunicazione».
Si legge nel testo critico di Ivan Cantoni che accompagna la mostra: «Marco Arduini, Francesco Barbieri, Ivan Cantoni, Domenico Scolaro lavorano in continuità la pittura e la scultura del secondo dopoguerra nelle loro grandi direttrici: la figurazione, l’astrazione e l’informale. Francesca Catellani, Mirko Frignani, Giovanni Sala proseguono la grande rivoluzione concettuale, introdotta dalle neoavanguardie, che ha spazzato via l’armamentario classico dei pittori e degli scultori, per aprire la strada alle installazioni, alla dimensione performativa, all’impiego integrato di fotografia, video, happening ed azione teatrale (più o meno pianificata). Matteo Beltrami, Ivan Cantoni, Massimo Canuti, Emanuela Cerutti, Cristina Davoli, Rossella Grasselli, Cristina Iotti raccolgono e sviluppano la riscoperta dalla pittura e del processo tecnico-materiale del fare artistico, introdotto prima dalla Transavanguardia, poi dalle diverse linee della Nuova Figurazione, fra gli anni ’90 e i primi 2000. Nicla Ferrari e Marika Ricchi impiegano oggetti prodotti con raffinata manualità in contesti concettuali, contaminando fra loro le due anime – spesso contrapposte – della contemporaneità. Altri, come Milena Buzzoni, Davide Dall’Osso, PAMCOC, sviluppano progetti profondamente diversi fra loro, dando espressione a una sorta di “nomadismo” tipico di molta arte colta del nostro tempo, che esplora territori eterogenei sul piano delle modalità di realizzazione (dalla materia, alla scrittura, al digitale), ma spesso accomunati da pensieri, idee, atmosfere affini».


