Intrecci di identità: il deposito dei bronzi di Brescia

Brescia  – Brescia si prepara a celebrare un anniversario fondamentale per la sua storia e la sua identità culturale. Dopo il prologo delle lezioni tenute a marzo presso la Pinacoteca Tosio Martinengo a cura del prof. Gian Enrico Manzoni sulla presenza di Brixia nella letteratura latina, lunedì 13 aprile  prende ufficialmente il via presso l’Auditorium del Museo di Santa Giulia lo speciale corso di archeologia intitolato Intrecci d’identità: il deposito dei bronzi di Brescia.

Il ciclo di sei incontri, che si svolgerà con cadenza settimanale alle ore 18:00 fino al 19 maggio ed è un’iniziativa promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti; Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia, rappresenta un evento cardine della programmazione di Fondazione Brescia Musei per l’anno in corso, accompagnando la cittadinanza verso il Bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata e dei grandi bronzi avvenuto nel 1826.

L’iniziativa propone una riflessione profonda sul patrimonio archeologico inteso come specchio dell’identità collettiva attraverso una serie di dialoghi a due voci tra specialisti e studiosi di chiara fama.

Il primo appuntamento del 13 aprile, dal titolo Bronzi vivi: l’eredità del Capitolium tra scoperta e rinnovamento, vedrà protagonisti il prof. Sergio Onger, Presidente dell’Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti, e la dott.ssa Aurora Raimondi Cominesi, Conservatrice delle Collezioni e Aree Archeologiche di Fondazione Brescia Musei, in un incontro che evidenzierà come il recupero dei bronzi dall’intercapedine del tempio non sia stato solo un evento accademico, ma il catalizzatore che ha spinto la città a istituire i propri musei civici, ridefinendo il volto urbano e la gestione del passato.

Il 20 aprile il dibattito si sposterà sul confronto tra la Vittoria Alata bresciana e quella di Calvatone, oggi conservata all’Ermitage con la dott.ssa Francesca Morandini, Conservatore delle collezioni archeologiche del Comune di Verona, e la dott.ssa Marina Volonté, Conservatore del Museo Archeologico di Cremona, analizzando i dati tecnici e il significato simbolico attribuito alle sculture nel corso dei secoli. In un formato di intervista doppia – dal titolo La Vittoria si sdoppia. Interpretazioni e appropriazioni delle Vittorie Alate di Brescia e di Calvatone – le studiose esploreranno le vicende espositive, la storia delle copie moderne e il valore identitario che queste sculture hanno assunto nei rispettivi territori di appartenenza.

Il percorso proseguirà il 27 aprile con l’incontro La memoria che rivive. I grandi ritrovamenti archeologici come specchio d’identità collettiva, affidato al prof. Maurizio Harari, già professore ordinario di Etruscologia presso l’Università di Pavia, e alla dott.ssa Marina Lostal, Senior Lecturer presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università dell’Essex, che discuteranno il ruolo politico del patrimonio archeologico. Attraverso casi celebri come i marmi del Partenone o la distruzione di Palmira, i relatori spiegheranno come i resti antichi possano essere al centro di conflitti internazionali ma anche diventare strumenti fondamentali per la “cura” e la ricostruzione di un’identità ferita.

Il 4 maggio sarà la volta della prof.ssa Elena Calandra, Professore ordinario di Archeologia Classica presso l’Università di Pavia, e della dott.ssa Azzurra Scarci del Leibniz-Zentrum für Archäologie di Mainz, impegnate in un’analisi delle teste ritratto maschili del Capitolium e del loro nascondimento per indagare la rappresentazione del potere e la sua intrinseca fragilità attraverso i mutamenti del tempo, una scelta carica di significati sociali e sacrali legati alla gestione dell’immagine pubblica dei leader nel mondo antico: Uno, nessuno, centomila: frammenti d’identità e di potere.

L’identità femminile sarà invece al centro dell’incontro dell’11 maggio, intitolato La Dama Flavia. La tela intricata dell’identità femminile nella storia, con la prof.ssa Monica Salvadori, Professoressa ordinaria di Archeologia Classica presso l’Università di Padova, e la prof.ssa Livia Capponi, Professoressa associata di Storia romana presso l’Università di Pavia, che ricostruiranno la complessa tela sociale delle donne romane tra autoaffermazione e vita pubblica.

Il corso si concluderà eccezionalmente di martedì, il 19 maggio, con un intervento, Scoprire e restituire: visioni e sfide dell’archeologia bresciana contemporanea della dott.ssa Anna Patera, Archeologo del Ministero della Cultura presso l’Opificio delle Pietre Dure, e della dott.ssa Serena Rosa Solano della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, dedicato alle sfide dell’archeologia contemporanea. Verranno presentati gli interventi d’avanguardia più recenti, come il restauro della testa del cosiddetto Probo e i nuovi scavi nel Teatro romano di Brescia, offrendo uno sguardo tecnico e appassionato sul futuro della ricerca archeologica urbana. Al termine di questa ultima lezione, i partecipanti avranno l’opportunità esclusiva di visitare l’intercapedine occidentale del Capitolium, luogo simbolo del ritrovamento dei bronzi, insieme agli scavi attualmente in corso nell’area del Teatro romano.

 

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