Rovigo – Nato a Rovigo nel 1994, il Festival Opera Prima si è proposto come un evento capace di portare all’attenzione critica una nuova generazione teatrale che, negli anni novanta, non solo faticava ad emergere ma che era del tutto esclusa dalla scena teatrale italiana. OPERA PRIMA divenne da subito “casa” e riferimento per questa generazione che da lì a poco si autoproclamò dei Teatri Invisibili, e contribuì grandemente all’emersione di moltissimi artisti da questa “invisibilità”. Il Festival portò infatti per la prima volta all’attenzione pubblica e critica attori come Ascanio Celestini e Roberto Latini, gruppi come i Motus, Fanny & Alexander, Teatro Clandestino, Masque Teatro, Ariette, ecc.
Come riconoscimento per questa sua attività il Festival risultò vincitore del premio UBU “Giuseppe Bartolucci” assegnato da una giuria presieduta dal critico Franco Quadri. Diretto da Massimo Munaro e dal Teatro del Lemming e organizzato dall’Ente Rovigo Festival, Opera Prima ebbe in quegli anni anche un riconoscimento e un finanziamento da parte del MiBACT.
Il Festival chiuso nel 2002 a causa del taglio dei finanziamenti da parte del Comune di Rovigo, che pure lo aveva promosso, fu rilanciato dal Lemming nel 2006, aprendo la programmazione a un respiro internazionale e portando a Rovigo artisti importanti come Alejandro Jodorowski accanto a giovani gruppi inediti provenienti, tra gli altri, da Francia, Canada, Egitto. Poi di nuovo altri tagli. E poi il vuoto.
Nel 2018 un gruppo di persone, vicine a vario titolo alla storia del festival, ha deciso di fondare l’omonima associazione e di puntare al rilancio del Festival.
OPERA PRIMA è un festival di teatro contemporaneo e di arti performative che giunge quest’anno all’edizione XXII. Da una parte il Festival conserva, come è proprio del suo nome e della sua storia, uno sguardo aperto a ciò che di nuovo si muove, lontano dai riflettori, nella giovane scena anche europea; dall’altro, a partire dalla sua rinascita avvenuta dal 2018, si configura anche come ponte fra le generazioni.
Compito del Festival è rimasto infatti, innanzi tutto, quello di proporsi come occasione di visibilità per alcune meritevoli giovani realtà ancora poco conosciute.
Attraverso un Bando, a cui sono arrivate quest’anno ben 736 (!) candidature da tutto il mondo, sono stati selezionati i lavori di Abrami/Vitali/Coccia, di Barbone/Marra, di Caldarano/Pivotti, di Dora Macripò. Questi artisti propongono lavori molto diversi fra loro, realizzando ciascuno in modo efficace una riflessione su alcuni aspetti problematici del nostro vivere civile.
Giovani artisti sono anche il palestinese Husam Abed, che vive da molti anni a Praga in esilio, e che torna quest’anno con una meditazione sulla guerra; Luca Salata della Compagnia Samovar con un piccolo ma prezioso spettacolo realizzato all’interno di una roulotte per soli sette spettatori a replica; Daniela Vitale che qui debutta con lo spettacolo che, in fase di ricerca, lo scorso anno il Teatro del Lemming ha ospitato in residenza in Teatro Studio. Proprio il Lemming, gruppo storico della città, propone al Festival due suoi lavori storici realizzati però da alcuni giovani allievi, mentre prosegue il sostegno del Festival al gruppo rodigino Momec, qui presente con una nuova produzione.
A garantire un confronto generazionale con alcune altre importanti realtà storiche il Festival vede la presenza di Motus con un nuovo lavoro, “Frankenstein, History of Hate”; la Prima Nazionale “D’ORO” della coppia formata da Gianluca Misiti/Roberto Latini; il gruppo Qui e Ora con “Ora felice”; Joshua Monten, coreografo svizzero-statunitense, che ritorna al Festival con “Yes/No” in prima nazionale.
Il Festival si propone, come sempre, come uno spazio di incontro che a partire dagli spettacoli cerca di invitare ad una riflessione sul mondo e sul tempo presente. Lo fa anche attraverso una serie di incontri, tutte le mattine, con un laboratorio critico guidato da Michele Pascarella, aperto a tutti e, in particolare, a un gruppo di studenti delle Scuole Superiori della città; e con un Prefestival che riunisce gli artisti presenti in un confronto diretto. All’interno del Prefestival abbiamo voluto ospitare, quest’anno, anche la presentazione di alcuni libri che dalla dimensione estetica giungono a interpellare la nostra condizione presente.
Saranno così ospiti i filosofi Andrea Tagliapietra, con un libro che interroga il ruolo dello spettatore e del lettore, interpretandoli come due opposti paradigmi di esistenza, e Giacomo Fronzi con una importante pubblicazione sulla “Performance”, oltre all’artista Antonello Cassinotti che ha dedicato uno studio alla figura iconica di Antonin Artaud. Al termine degli spettacoli, tutte le sere saranno poi animate da un Dopofestival ricco di giovani presenze musicali del territorio.
A chiudere, come sempre, un concerto. Quest’anno in ricordo dei dieci anni dalla scomparsa di KEITH EMERSON, uno dei più grandi tastieristi del Rock, ospitiamo un concerto del pianista francese Thierry Eliez e del suo trio, che rilegge le principali composizioni del compositore inglese in una concerto chiamato “Emerson Enigma”.
Opera Prima continua così a credere che compito di un Festival sia quello di creare spazi di riflessione e di condivisione, in cui sia possibile far vivere alla propria comunità esperienze estetiche innovative quanto lontane dalle facili abitudini, ma sempre inaspettate, sorprendenti e necessarie.

