domenica 25 Gennaio 2026

25Novembre / Contro ogni violenza sulle donne

Anche se non si conoscono, Attiya Khan, cittadina canadese, e Ailbhe Griffith, irlandese, hanno in comune un incontro, quello con il loro perpetrator. Protagoniste di potenti docu-film, A Better Man (Canada, 2017) e The Meeting (Irlanda, 2018), le due giovani donne subiscono diversi tipi di violenza (Attiya violenza domestica nelle relazioni strette, Ailbhe violenza sessuale aggravata e tentato omicidio da parte di uno sconosciuto) ma entrambe, nella cornice della giustizia riparativa, di propria iniziativa, decidono di incontrare il loro aggressore e di parlargli.

Da ciascun dialogo emerge la forza mite delle due donne che sovrasta quella dei due uomini, balbettanti e dallo sguardo basso durante tutta la durata dell’incontro e tuttavia riconoscenti verso la forza morale di Attiya e Ailbhe che non intendono vendicare nulla, bensì affermare – per tutti – la vita e il futuro.

Violenza contro le donne: forme ‘visibili’ e ‘invisibili’ di un fenomeno globale. Strategie interdisciplinari di prevenzione

“L’attuale presidente della Società mondiale di Vittimologia Gemma Varona Martinez sostiene che la parola vittima dovrebbe essere utilizzata come un aggettivo e non un sostantivo, tanto non può definire qualcuno” – affermano Marta Lamanuzzi, Ricercatrice di Diritto penale, Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale, Università Cattolica del Sacro Cuore e Claudia Mazzucato, Professoressa associata di Diritto penale, Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale, Università Cattolica del Sacro Cuore, curatrici di Violenza contro le donne: forme “visibili” e “invisibili” di un fenomeno globale. Strategie interdisciplinari di prevenzione, volume collettaneo edito da Giappichelli: “Le vittime sono infatti dotate di risorse, capacità, competenze e non sono (solo) persone da mettere al riparo sotto uno scudo esterno. Alcune preferiscono essere riconosciute come ‘survivor’ e non solo persone offese”.

L’indagine condotta, risultato del progetto “Violenza contro le donne, dalle relazioni strette ai crimini contro l’umanità. Forme ‘visibili’ e ‘invisibili’ di un fenomeno globale” cofinanziato da Regione Lombardia ed espressione di una alleanza accademica e istituzionale che ha coinvolto università, operatori del settore e istituzioni pubbliche, prende in considerazione anche le vittime nascoste, tra le quali figurano, tra le altre, le donne migranti e le detenute: “Senza visibilità è impossibile prevenire, assistere e proteggere le vittime (come pure assistere e recuperare i responsabili)” – sostengono le autrici – “Perché è soprattutto nelle zone oscure dell’invisibilità e del silenzio che occorre intervenire per tentare di evitare la vittimizzazione: la qualità prima del legislatore, così come delle istituzioni pubbliche, degli operatori e dei consociati, è proprio la capacità di accorgersi di ciò che non si vede e di ciò che non si dice”.

Un altro argomento toccato dal libro riguarda le nuove forme di violenza, in particolare quella nota come image-based sexual abuse che, in casi estremi, può portare al suicidio della persona coinvolta. Sono argomenti di estrema attualità, come riportato anche da diversi e recenti casi di cronaca, che mettono l’accento sulla necessità di integrare il quadro delle incriminazioni e responsabilizzare i gestori delle piattaforme per accelerare un cambiamento culturale e superare i pregiudizi di genere, oltre a ribadire la centralità del consenso in tutte le attività legate alla sfera sessuale.

Anche la violenza ostetrica, tema molto complesso di cui si sta iniziando a parlare, è oggetto di analisi e riflessioni: in Italia, la diffusione di informazioni sul fenomeno si deve principalmente all’indagine La donna e il Parto promossa dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica OVO- Italia, insieme ad altre associazioni. La ricerca è stata condotta da Doxa tramite interviste che hanno coinvolto circa 400 donne con almeno un figlio di età compresa tra 0 e 14 anni. Dai risultati emergerebbe un quadro inquietante: il 41% delle intervistate avrebbe dichiarato di aver ricevuto un’assistenza al parto lesiva della dignità e integrità psicofisica; il 21% avrebbe dichiarato di aver subìto maltrattamenti fisici o verbali durante il parto, nonché altri trattamenti inappropriati e offensivi della dignità.

Il volume raccoglie contributi di taglio scientifico e pratico-operativo che esplorano queste dimensioni complesse con un approccio interdisciplinare, giuridico e sociale e con continui richiami al quadro normativo europeo e in particolare alla “Direttiva Vittime”, alla Direttiva sulla tratta (come aggiornata nel 2024), alla Direttiva UE 1385/2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.

Attraverso uno studio dei dispositivi giuridici a tutela delle donne, a cavallo tra diritto penale, civile e processuale (misure cautelari, ordini di protezione, obblighi di comunicazione e interazione tra istituzioni), si pone un’attenzione particolare alla dimensione interculturale e alla tutela delle donne migranti, con riflessioni su multiculturalismo, stereotipi culturali e social work. Completano il volume l’inclusione di esperienze concrete e buone pratiche, tra cui quelle promosse da Regione Lombardia, come i percorsi di educazione nelle scuole, e un progetto congiunto carcere–scuola su parole e immagini evocative della violenza contro le donne.

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