domenica 25 Gennaio 2026

Palazzo Loggia come “terza Pinacoteca”

Brescia  – Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei rinnovano il loro impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale cittadino attraverso l’inserimento dell’opera di Luigi Basiletti (Brescia, 1780–1859), Baiardo ferito al sacco di Brescia nel 1512, all’interno della dotazione artistica di Palazzo Loggia. Il dipinto, collocato a seguito di un accurato intervento di restauro nell’ufficio del Vicesindaco della città, Federico Manzoni, è oggi nuovamente fruibile dalla comunità bresciana nell’ambito del progetto Tesori in Loggia: un itinerario nelle sale di rappresentanza della prestigiosa sede dell’Amministrazione comunale, che consente ai cittadini di scoprire un patrimonio di straordinario valore, provenienti dalle collezioni dei Musei Civici.

La restituzione alla città dell’opera di Basiletti rappresenta una tappa significativa di un più ampio progetto culturale intrapreso dall’Amministrazione comunale, orientato a rendere Palazzo Loggia sempre più simile a un museo diffuso e vissuto, capace di stimolare la visita del Palazzo Comunale come luogo dei cittadini, pienamente coerente con l’idea di spazio pubblico dedicato alla cultura oltre che alla rappresentanza istituzionale.

In una città in cui crescono i rapporti istituzionali e le collaborazioni con altri enti, diventa infatti sempre più importante che gli uffici di rappresentanza siano dotati di un apparato artistico coerente con le missioni strategiche dell’istituzione anche in ambito culturale. È in questa prospettiva che, in accordo con la Sindaca Castelletti, si è scelto un ridisegno degli ambienti ispirato al Rinascimento – con il riferimento al Bagnadore – e soprattutto all’Ottocento, privilegiando opere profondamente legate alla storia collezionistica e creativa del patrimonio artistico mobile bresciano.

Palazzo Loggia viene così a configurarsi come una sorta di “terza Pinacoteca” della città, accanto a Palazzo Tosio – che ospita opere delle collezioni civiche in virtù di una convenzione di valorizzazione – e in dialogo con la Pinacoteca Tosio Martinengo e con il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, anch’esso riallestito nel 2023 con un forte accento sull’Ottocento e sul primo Novecento bresciano.

I Tesori in Loggia si configurano dunque come una vera e propria operazione culturale, con un impianto narrativo fondato su opere identitarie della storia cittadina e della tradizione artistica locale, che rendono preziosa e densa di significati ogni collocazione e trasformano le sale di rappresentanza in spazi in cui arte, storia e città tornano a dialogare con la cittadinanza.

L’operazione di valorizzazione del grande “paesaggio storico” di Basiletti è stata resa possibile grazie al generoso contributo di Marina Franceschini, che ha sostenuto il restauro attraverso lo strumento dell’Art Bonus, il credito d’imposta per le erogazioni liberali a favore del mecenatismo culturale. Una generosità non nuova alla mecenate bresciana che già intervenne nel 2023 per il restauro dell’opera di Angelo Inganni, Ritratto di signora (1864), di proprietà dei Musei Civici bresciani e che fu concessa in prestito alla mostra monografica di Angelo Inganni che il Comune di Gussago organizzò nell’autunno del 2023.

L’opera di Basiletti, già esposta in occasione della mostra La città del leone. Brescia nell’età dei comuni e delle signorie (Museo di Santa Giulia, 29 ottobre 2022 – 29 gennaio 2023), all’interno della sezione dedicata alle committenze del Comune, rafforza oggi il senso di un patrimonio restituito alla collettività e riafferma il valore pubblico di opere che, nel tempo, hanno contribuito a raccontare il territorio e la storia della città. Il dipinto, commissionato dal conte Cesare Cigola a Basiletti, figura centrale della cultura bresciana dell’Ottocento e interprete colto e consapevole della storia e dell’identità urbana della città, è ambientato nell’attuale piazza Tebaldo Brusato, anticamente platea Mercati Novi.

L’istituzione di questo spazio, voluto dal Comune nel XII secolo, si inseriva in un più ampio disegno di riorganizzazione della forma urbis, delle strutture economiche e degli spazi destinati alle attività commerciali del territorio bresciano, configurandosi come uno dei primi “manifesti” dell’azione politica e istituzionale del Comune.

La tela raffigura un celebre episodio del Sacco di Brescia del 1512, legato alla casata del committente dell’opera: l’assistenza prestata dalla famiglia Cigola al generale francese Pierre Terrail, signore di Bayard, rimasto ferito durante i combattimenti tra le milizie cittadine e francesi. Sulla sinistra, il condottiero, sorretto dai suoi uomini, viene trasportato all’interno del palazzo Cigola (oggi Fenaroli). Secondo la tradizione, questo gesto – interpretabile anche in chiave anti-veneziana – valse alla famiglia l’esenzione dal saccheggio inflitto alla città dalle truppe francesi.

Attorno al fulcro narrativo, Basiletti costruisce un articolato racconto corale: sullo sfondo si susseguono i violenti scontri, con barricate improvvisate, cittadini che scagliano oggetti dalle abitazioni e milizie bresciane, riconoscibili dal vessillo con il leone rampante, impegnate contro i soldati francesi. Nella puntuale descrizione dell’ambientazione urbana si riconoscono il palazzo Cigola, l’antico convento di Santa Marta e, sullo sfondo del colle Cidneo, la chiesa di San Cristo, San Pietro in Oliveto, il torrione della Pusterla e il Castello, da cui ebbe origine il drammatico attacco alla città nel 1512. Sul piano stilistico, l’opera testimonia la straordinaria sensibilità di Basiletti per la veduta e la costruzione spaziale, coniugata a un solido impianto narrativo capace di fondere storia, rappresentazione urbana e identità civica.

Conservata fino a oggi nei depositi dei Musei Civici, l’opera è stata restituita alla città dopo un attento intervento di restauro condotto dalle restauratrici Carla Valzelli e Annalisa Belloni, che ha consentito la pulitura della superficie pittorica e il recupero delle luminose cromie ottocentesche, offrendo una nuova lettura e una più approfondita valorizzazione dei dettagli.

Dal 24 gennaio al 28 marzo, il percorso Tesori in Loggia consentirà al pubblico, ogni sabato mattina dalle 9.00 alle 12.30, di accedere gratuitamente alle sale di rappresentanza della città e di ammirare grandi capolavori della storia dell’arte nell’imponente e affascinante contesto di Palazzo Loggia.

Nell’ufficio del Vicesindaco, a piano terra, oltre al dipinto di Basiletti Baiardo ferito al sacco di Brescia nel 1512 si possono ammirare anche l’opera di Luigi Campini (Montichiari, 1816 – Brescia, 1890) Accampamento degli zuavi sugli spalti di Brescia e i dipinti di Pietro Antonio Morelli (1879 – 1911) Il veterano e La lettera. Sempre a piano terra, nell’ufficio del Presidente del Consiglio Comunale, Roberto Rossini, sono esposte le opere di Pietro Maria Bagnatore detto il Bagnadore (Orzinuovi, 1548 ca – Brescia, 1698) Annunciazione, di Quinto Ghermandi (Crevalcore, 1916 – San Lazzaro di Savena, 1994) Monumento alla Resistenza (bozzetto) e di Modesto Faustini (Brescia, 1839 – Roma, 1891) L’arresto di Luisa Sanfelice. Nella Sala del Consiglio trovano collocazione i dipinti di Gabriele Rottini (Brescia, 1797 – 1858) Morte di Scomburga, di Pio Sanquirico (Gudo Visconti, 1874 – Milano, 1900) Prigionieri alla macina e di Pietro Bouvier (Milano, 1839 – 1927) Ritratto di Giuseppe Zanardelli.

Al primo piano nell’atrio del Salone Vanvitelliano sono presentate le opere di Angelo Inganni (Gussago, 1807 – Brescia, 1880) Paolo e Francesca, L’ultimo bacio da Giulietta a Romeo, Paolo e Virginia guadano il fiume nero e Allegoria dell’amore. Nell’Ufficio della Sindaca invece sono collocate le tele di Giuseppe Bezzuoli (Firenze, 1784 – 1855) La scuola di Atene (copia da Raffaello), di Angelo Inganni (Gussago, 1807 – Brescia, 1880) Ritratto di signora (Amanzia Guèrillot?) e Veduta di piazza della Loggia con neve, l’olio su tela di Luigi Basiletti (Brescia, 1780 – 1859) Paesaggio nelle vicinanze di Brescia con il Castello sullo sfondo e quello di Achille Glisenti (Brescia, 1848 – Firenze, 1906) La morte di Cleopatra.

Continuando il percorso infine, al primo piano, in Sala Giunta, si possono osservare cinque opere, copie di Lattanzio Gambara (Brescia, 1530 ca. – 1574): Eurito tenta di rapire Ippodamia, Ercole e Petreo, Guerriero e figura femminile su un ariete (Elle e Frisso), L’incontro di Nettuno e Ceni, Lotta fra Ceneo e Latreo. Sulle pareti in alto e sotto alle finestre è posizionato l’affresco Il fregio con divinità marine e sul soffitto Il carro di Fetone, opere di un pittore bresciano del 1560 ca.

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