Brescia – La Sala della Fontana della Biblioteca Queriniana ospita “Angelo Canossi, il poeta della brescianità”, una mostra composta da alcuni autografi di poesie in dialetto bresciano e in italiano del poeta Angelo Canossi.
A completamento della rassegna si troveranno anche le principali edizioni a stampa delle sue opere e alcune fotografie dello scrittore. L’occasione di questa mostra è stata offerta dal recente riordino delle carte dell’autore collocate nel Fondo degli autografi queriniani.
Angelo Canossi è stato definito dal critico Giovanni Furlan il “poeta della brescianità” per il suo amore per la città e la lingua dialettale bresciana. Nelle sue poesie troviamo aneddoti e racconti scherzosi sulla città di Brescia e ascoltiamo la vera lingua dialettale parlata nel quartiere del “Carmine”.
Sin da giovane Angelo ha avuto un buon approccio alla cultura, al punto che, con sacrificio, i genitori oltre alle primarie ed al ginnasio, lo iscrissero al Liceo di Desenzano sul Garda.
Nel 1882, ventenne, si trasferì a Parigi dove frequentò l’Università della Sorbona e per un paio d’anni viaggiò per mezza Europa scrivendo reportage sui posti visitati. Nel 1884 rientrò sul suolo natio ed iniziò a collaborare nella redazione del quotidiano «La Sentinella Bresciana». La spiccata vena ironica e satirica lo portò in seguito a fondare «Il Guasco», quindicinale umoristico e poi, col tempo, quotidiano di informazione.
A partire dal 1914, complice una salute sempre più cagionevole, iniziò a trasferirsi sempre più frequentemente a Bovegno, dove l’aria era pulita e dove trovava pace, serenità ed ispirazione tra le ridenti vallate. Infatti, fu nel paesino della Valtrompia il luogo di ispirazione per quelli che saranno i suoi scritti più famosi: le poesie in dialetto bresciano.
Angelo è un fiume in piena e la bellezza dei suoi scritti giunge fino a Milano, dove viene invitato a partecipare al 1° Congresso della Poesia Dialettale. La sua opera riscosse un enorme successo, ma il suo nome rimase ancorato alla realtà bresciana a causa della difficoltà di accedere al nostro dialetto. Un apporto molto importante alla vita culturale di Brescia lo diede quando ricevette dall’Ateneo cittadino l’incarico di allestire un vocabolario del Dialetto Bresciano, opera che però non riuscì a portare a termine.
Nel 1936 prese la decisione di trasferirsi definitivamente a Bovegno. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita, tra la Cà del Mai (la casa del Maglio) e la Cà de le Bàchere (la casa dei Ciclamini), luogo che darà il nome ad una sua famosa poesia, per l’occasione citata in pochi versi nell’illustrazione di Luca Ghidinelli. Angelo Canossi spirerà a Brescia il 9 ottobre 1943 e le spoglie mortali verranno tumulate presso il cimitero di Bovegno in una cappella a lui dedicata.

