Brescia, appuntamento con Nicola Gratteri e Umberto Galimberti

Brescia – Due importanti appuntamenti agostani per Rinascimento culturale. Il giudice che più si è esposto pubblicamente per combattere le mafie, oltre che sul campo, oggi come Procuratore di Napoli, anche con programmi di divulgazione e interventi in vari programmi televisivi, nonché con una vasta pubblicistica in collaborazione con lo studioso ed esperto di organizzazioni criminali, il professor Antonio Nicaso, sarà ospite a Brescia per raccontare le reti criminali del narcotraffico che avvolgono l’intero pianeta e i cui proventi alimentano ormai l’economia globale.

Le organizzazioni criminali potrebbero presto usare l’IA per scegliere quale rotta o quale porto sia più conveniente per il narcotraffico: prima le mafie avevano bisogno di risorse umane, di facilitatori e faccendieri, ma, come confermano i vertici di Europol, nei nuovi scenari già si nota la sperimentazione di nuove tecnologie, dai droni agli strumenti digitali più avanzati, che hanno fatto fare un’evoluzione preoccupante alle mafie, anche considerando che gestiscono fondi di investimento e possiedono banche fintech.

Si fa ricorso a un mix di metodi vecchi e nuovi mentre le rotte sono continuamente aggiornate, quelle principali sono atlantiche e hanno due direzioni: verso l’Asia e l’Australia e verso il Canale di Panama dove si cambia imbarcazione per dirigersi verso l’Europa, anche a seguito di una riduzione del prezzo e un surplus di produzione di cocaina che in Colombia non si registrava dai tempi di Escobar, e che contribuisce a rendere le organizzazioni criminali ancora più potenti.

Il filosofo che più di ogni altro ci mette in guardia dai pericoli della “tecnica”, mostra come, a ogni passaggio d’epoca, l’idea di verità sia stata ricalibrata: da “svelamento” per i greci, “affidabilità” per la Bibbia ebraica, da adeguazione intellettuale in chiave platonico-aristotelica a verificabilità con la scienza moderna, fino alla produttività nella civiltà tecnico-performativa.

Tutte tappe che Galimberti mette in relazione con le pratiche politiche, mediatiche e tecnologiche del nostro tempo. Perché se “Nell’età della tecnica la verità cambia ancora: vero è ciò che ha successo”, cambia anche la relativa antropologia: dove contano gli effetti, allora verità e potere si intrecciano pericolosamente, echi dispone dei mezzi di produzione degli effetti dispone anche dei mezzi di produzione del “vero”.

Infatti i sondaggi, le “metriche” dei Social, la comunicazione d’impresa, i contenuti mediati dalle varie piattaforme on line che si sono sostituite ai media tradizionali, regolano oggi la visibilità dei contenuti: solo ciò che funziona, che porta punteggi e reputazione – cioè click, conversioni, traffico, like e consensi – fa realtà, può esser considerato valido.

Dall’analisi dell’“ospite inquietante” (il nichilismo che attraversa i giovani) alla grande diagnosi di Psiche e techne, l’intento del filosofo è da tempo quello di classificare e comprendere i mutamenti contemporanei che il linguaggio tende a nascondere o camuffare.

Cartelli di sangue. Le rotte nel narcotraffico e le crisi che le alimentano.
Una rete invisibile avvolge il pianeta. Lungo i suoi fili scorrono tonnellate di cocaina e inimmaginabili quantità di denaro. Dalle coltivazioni sterminate del Sudamerica, la droga raggiunge ormai ogni angolo del mondo – Stati Uniti, Olanda, Australia, Italia – alimentando un’economia criminale globale.

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso hanno seguito queste rotte sul campo, partendo dai luoghi in cui tutto comincia: Colombia, Perú e Bolivia, i tre principali produttori mondiali. Lì hanno incontrato i cocaleros che raccolgono le foglie, visto le cocinas dove le foglie diventano pasta di coca e poi, nelle sedi delle unità antidroga, raccolto le voci di chi il narcotraffico lo combatte ogni giorno.

Il quadro che emerge è impietoso: mentre i cartelli sudamericani accumulano guadagni colossali, interi territori sprofondano nella miseria, soffocati dalla corruzione e dalla violenza, privati della forza delle istituzioni. Eppure la droga non si ferma, attraversa confini porosi, viaggia nascosta nei container, arriva nei maggiori porti europei persino a bordo di sommergibili artigianali.

L’Italia è parte integrante di questo sistema: la ‘ndrangheta, con la sua straordinaria capacità di penetrazione, è oggi uno dei partner più affidabili dei cartelli sudamericani. Dalle banchine di Gioia Tauro milioni di dosi invadono le piazze dello spaccio, trasformandosi in denaro che viene ripulito con metodi sempre più sofisticati, fino a intrecciarsi con l’economia legale.

Il nuovo saggio di Gratteri e Nicaso è un viaggio lucido e sconvolgente nelle pieghe del narcotraffico internazionale. Un libro che dimostra come, per debellare davvero questa piaga, la cooperazione tra paesi e strutture antimafia sia condizione necessaria, ma non sufficiente. Occorre liberare i territori dai bisogni e dalla paura, restituendo dignità e fiducia alle comunità; solo così si potrà togliere terreno fertile alle mafie e permettere ai giovani di crescere in un ambiente fondato sulla legalità, sulla responsabilità e sul rispetto reciproco.

Le disavventure della verità
Che cos’è la verità, oggi? È ancora possibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, in un tempo in cui la realtà sembra dissolversi nella sua rappresentazione? La verità non si insegna, ma la si scopre. In un tempo in cui tutto è rappresentazione, dire il vero è diventato un atto sovversivo. Umberto Galimberti affronta qui uno dei temi più antichi e più urgenti della filosofia, tracciando una genealogia della verità che è anche una mappa per orientarsi nel nostro presente.

Dalla alétheia greca allo ’emet ebraico, da Platone alla scienza moderna, dalla fede cristiana alla tecnica contemporanea, questo libro ripercorre i momenti in cui l’Occidente ha ridefinito il significato della verità, fino a trasformarla in ciò che oggi è: efficacia. Ma se la verità è solo ciò che funziona, che spazio resta per il pensiero critico?

E chi detiene il potere di dire cosa è vero? Con la sua consueta chiarezza, Galimberti mette in discussione le nostre convinzioni più radicate e ci mostra come, nella società della persuasione e della performance, la verità non si cerca più: si produce. E così facendo, si perde. Un’indagine filosofica e civile che interroga la crisi della democrazia, la retorica del populismo, il dominio dell’informazione e dell’intelligenza artificiale. Perché rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa.

 

 

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