giovedì 22 Gennaio 2026

Come dire le violenze di genere (e come non)

Brescia – Appuntamento con l’incontro pubblico “Come dire le violenze di genere (e come non)”, un momento di formazione dedicato alla lettura critica dei media organizzato dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia.

Come vengono raccontate le violenze di genere e i femminicidi? Quali parole si usano per parlare delle vittime e degli uomini violenti? Troppo spesso queste narrazioni risultano problematiche: per questo è fondamentale avere gli strumenti per riconoscerle e decostruirle, sia nel proprio lavoro sia nella vita di tutti i giorni.

Ed è questo l’intento della conferenza, pensata per tutti coloro che lavorano nella comunicazione (giornalisti/e, social media manager) ma anche per le cittadine e i cittadini che vogliano sviluppare un senso critico che consenta loro di cogliere e problematizzare determinate narrazioni, di leggere i femminicidi non più come tragici episodi isolati, imprevedibili e inevitabili, ma come parte di un problema sistemico che si può e si deve affrontare.

L’evento, che si inserisce nelle proposte dell’Amministrazione comunale in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, sarà moderato da Ester Castano, giornalista e consigliera dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia con deleghe a giovani, nuovi giornalismi e pari opportunità.

L’incontro sarà preceduto da due laboratori condotti nelle scuole secondarie di secondo grado, rivolti quindi ad un pubblico in piena adolescenza, fase centrale di costruzione della propria identità durante la quale è importante acquisire strumenti di consapevolezza. Quattro classi, due di un istituto tecnico professionale (lo Sraffa) e due di un liceo (il De André), lavoreranno con Ester Castano sulla lettura critica di articoli dedicati alle violenze di genere e ai femminicidi: armati di forbici ed evidenziatori le e gli studenti identificheranno cosa non funziona nella narrazione delle violenze e proveranno a trovare un linguaggio capace di individuare il filo rosso che collega ogni femminicidio.

I risultati di questo workshop e delle riflessioni emerse saranno condivisi con il pubblico, da alcune ragazzi e ragazzi, nel corso dell’incontro a Mo.Ca.

Come diceva Michela Murgia, “il modo in cui nominiamo la realtà è anche quello in cui finiamo per abitarla”. Le parole, quindi, sono importanti: imparando a usare quelle consone e a riconoscere quelle che non lo sono possiamo contribuire al cambiamento culturale che, un giorno, ci permetterà di non dover scrivere più di violenze di genere e di femminicidi.

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