sabato 25 Maggio 2024

Dal lockdown più richieste di aiuto dalle donne e più gravi le loro condizioni

Dal 2019 al 2022, le richieste di aiuto arrivate all’associazione DonnaAscoltaDonna da donne in situazione di disagio psicologico sono cresciute di oltre il 22%.

Nel 2019 le donne che si sono rivolte all’associazione erano 55, diventate 45 nel 2020 (anno nel quale, però, a causa del lockdown, la struttura è stata chiusa per diversi mesi), 60 nel 2021 e 70 nel 2022.

“La crescita delle richieste è stata causata dalla pandemia di covid e dal lockdown – spiega Ornella Spuntoni, presidente di DonnaAscoltaDonna –. Le chiusure obbligate in casa, con una convivenza continua forzata, hanno come scongelato dei nuclei di sofferenza presenti nelle famiglie e nelle donne in particolare.

Sono tante e diverse le situazioni che hanno aggravato la vita delle donne e delle famiglie: meno momenti di distrazione e alleggerimento fuori casa, maggiori problemi economici, un forte aumento del senso di precarietà, blocco delle visite di controllo per patologie anche gravi, una gravidanza improvvisamente diventata molto più complicata, una crescita della violenza domestica testimoniata dalle richieste arrivate a Numeri Rosa e centri anti-violenza.”

Non è cresciuto solo il numero dei casi, ma anche la gravità delle situazioni in cui si trovano le donne che si sono rivolte all’associazione: le richieste di aiuto arrivate negli ultimi anni portano con sé difficoltà e sofferenze psichiche che si sono amplificate con i disagi vissuti durante il lockdown.

I dati raccolti dall’associazione riflettono quanto indicato in diverse ricerche, come un ampio studio pubblicato su “Lancet” nel quale si sostiene che nel 2020 la pandemia ha fatto schizzare del 25% l’incidenza di disturbi d’ansia e depressione maggiore.

C’è poi l’indagine realizzata da Ipsos in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2022, intitolata “La salute mentale preoccupa più del cancro”. La ricerca, condotta in 34 paesi tra cui l’Italia allo scopo di esaminare le opinioni dei cittadini riguardo alla salute mentale, rileva che, per la prima volta, la salute mentale supera il cancro diventando il secondo problema di salute percepito a livello internazionale, subito dopo il covid.

DonnaAscoltaDonna nata nel 1987, all’interno della Casa Internazionale delle Donne, è una delle strutture di riferimento in città per le donne che hanno bisogno di aiuto, ma anche per sviluppare attività sociali e culturali.

All’ interno della Casa è attivo lo sportello di accoglienza “La Casa accoglie”, che ascolta le donne che si presentano per avere diversi tipi di sostegno: psicologico, per problemi occupazionali, per regolarizzare la loro posizione in Italia se straniere, per le violenze subite. L’associazione offre uno Spazio di ascolto orientato specificatamente all’accoglienza psicologica, che prevede un primo colloquio gratuito.

DonnaAscoltaDonna si occupa del sostegno psicologico, applicando tariffe contenute, più basse di quelle medie, per permettere al maggior numero di persone di usufruire di consulenza psicologica e psicoterapia individuale.

“Fare prezzi bassi è una scelta politica ed etica – chiarisce Spuntoni, che porta avanti le attività dell’associazione con il supporto di Arianna Di Carlo –. Mi sono formata come psicoanalista presso Lo Spazio Psicoanalitico di Roma, fondato da Paolo Perrotti nel 1972, che oggi è prima di tutto una scuola di formazione per psicoterapeuti, e ne sono rimasta socia.

Un luogo che voleva, e vuole tuttora, collegare la psicoanalisi alla realtà sociale e ai suoi problemi, non offrendo solo psicoterapia, ma anche iniziative culturali e sociali rivolte alla cittadinanza, riflessioni sulle questioni principali del nostro tempo. Perrotti pose subito come obiettivo dello Spazio la riduzione dei costi delle sedute.

La psicoanalisi non doveva essere un affare solo dei ceti più abbienti. La psicoanalisi doveva essere per tutti.” Anche la prima presidente dell’associazione, Anna Maria Targioni Violani, aderisce allo Spazio Psicoanalitico.

“Seguendo la lezione di Perrotti – conclude la presidente di DonnaAscoltaDonna – noi colleghiamo le problematiche psicologiche individuali alla realtà sociale in cui è immersa la persona. E vediamo chiaramente che sono venute meno le strutture che permettevano un contenimento sociale.

Si sono dispersi quei contenitori sociali dove gli individui portavano la loro rabbia, i bisogni non soddisfatti o non riconosciuti, per trasformarli in qualcosa di positivo, che fossero la nascita di nuova organizzazione o un progetto di cambiamento sociale. E questo, anche a livello psicologico, ha un prezzo, perché ora si è molto più soli e con molta meno speranza”.

 

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