Giorno del ricordo / A Cremona per ricordare l’esodo giuliano-dalmata

Cremona – Il primo in ordine cronologico fu quello da Zara, oggi Zadar, nel cuore della Dalmazia. Iniziò come sfollamento della città a seguito dei devastanti bombardamenti alleati del 1943/44 e si consolidò in esilio dopo l’ingresso in città delle truppe jugoslave nell’ottobre 1944.

Poi venne Fiume, l’odierna Rijeka, la cittadina che guarda il goldo del Quarnaro. Fu un esodo silenzioso che si svolse gradualmente: nel gennaio 1946 i partiti erano già 20mila e la città si svuotò entro il 1948.

E da lì, un fiume in piena:  Pola e tutta la penisola dell’Istria e altri luoghi lungo la Dalmazia andando verso sud.

L’esodo giuliano-dalmata, dal 1944 al 1958, fu l’abbandono forzato, da parte della quasi totalità degli italiani, del suo territorio d’insediamento storico in Istria, a Fiume ed a Zara, passate dopo la seconda guerra mondiale dalla sovranità italiana a quella jugoslava.

In tempi recenti, gli studiosi concordano che l’esodo interessò circa 300mila persone che, nel corso del dopoguerra, abbandonarono le loro terre e le loro case.

Il 30 marzo 2004 una legge istituì il Giorno del ricordo che ricorda quegli anni terribili così come i massacri delle foibe e l’esodo giulta. L’obiettivo è quello “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Ed è sempre questo l’obiettivo di due incontri, sostenuti anche da Cassa Padana, che si sono tenuti a Crema e a Cremona con gli studenti e gli insegnanti e dove lo storico Franco Cecotti ha parlato su “Guerra e violenza al confine orientale. 1914- 1954”.

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