Brescia – Azzeccare i numeri al lotto. Antica ambizione quella di indovinare le estrazioni del popolare gioco tradizionalmente improntato sull’aleatorietà di circostanziate scommesse, puntate in quell’inappellabile vincolo di precisa obiettività dove risultano compromesse.

Certa la cifra giocata, incerta l’estrazione auspicata. La dinamica ludica affrontata è rivolta a quella remota possibilità di riuscita che appare proporzionata all’implicita casistica sfidata.

Connaturata a questa precarietà che espone, ad un rischio effettivo, la riuscita desiderata, sembra sia stata pure la soluzione ricercata nel tentativo del raccomandarsi a qualcuno.

Secondo la versione attuale di una sopravvissuta forma devozionale, pare che anche i giocatori del lotto abbiano i loro santi in paradiso.

Qualcuno che li aiuti a vincere. Un’agiografica figura che li favorisca, intervenendo con quella premura funzionale a fare in modo che l’invocato obiettivo sia loro assicurato in un’esatta misura.

Trattasi, fra le altre, delle fortunate combinazioni di ambo o di terno, concretizzate fra le cifre rispettivamente estratte per la auspicata combinazione di vincite che tale credenza pone in essere siano favorite dall’apporto di alcuni santi.

Otto ruote, a seconda delle giocate, attraverso le quali, ad inizio Novecento, si distribuivano le dispute numeriche del lotto, allora suddivise in una ben più esigua schiera, rispetto alle maggiori disponibilità di oggi, dal momento che, nel frattempo, sono cresciute le voci d’inserimento delle estrazioni previste, con l’aggiunta anche di altre ruote, denominate secondo una pur sempre persistente cernita stabilita fra le città italiane e mediante l’ultima cadenza della cinquina, apparsa, a fine della serie, con il nome, invece, di “nazionale”.

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Girolamo Ragusa-Moleti

Era questa l’epoca nella quale, attraverso la possibilità di una sola estrazione alla settimana, le vincite si potevano tentare sulle ruote di Milano, Bari, Firenze, Napoli, Roma, Torino, Venezia e Palermo, nell’uso, a vario livello, praticato nella radicata realtà di questo gioco d’azzardo che era attestato anche dalla prima pagina de “La Provincia di Brescia” del 30 agosto 1901, nel merito della “superstizione del giuoco del lotto in Sicilia” e secondo il modo in cui la stessa tematica pare fosse specificatamente rilevata, in seno ad uno studio svolto dal prosatore, poeta e folclorista palermitano Girolamo Ragusa-Moleti (1851–1917).

Nel bresciano, dove anche attraverso i quotidiani locali, passava l’informazione ufficiale relativa ai numeri estratti a sorte, un contributo d’approfondimento, circa quegli aspetti del gioco del lotto che si insinuavano fra le vie devozionali rivolte al cielo, riferiva a proposito di alcuni testuali aspetti culturali siciliani.

Quegli aspetti che, attorno alla nota e variabile ghianda di rame, rispettivamente contrassegnata da un numero, non ripetibile, ed estratta, per mano di un bambino bendato, da un contenitore fatto ruotare, davano luce ad alcuni particolari che, rispetto ad altri, facevano scrivere all’autore accennato che “quel che forse ignorate è la fiducia che, nel nostro popolo, gode san Pantaleone nelle cose riguardanti il lotto. Perchè la fantasia popolare sia andata così lontano, nientemeno che in Nicomedia a cercare un santo che sovrintenda alla cabala, non saprei davvero. Quel che so è questo che la novena a quel santo deve essere fatta ogni sera alla medesima ora da una fanciulla, la quale, dopo aver recitato il rosario, deve recitare questa giaculatoria: San Pantaliuni santu, / A stu munnu patistivu tantu;/ A Napuli, nascistivu,/ A Roma moristuvu;/ Pri la vostra santità; Pri la vostra puvirtà,/ Datimi tri nummari pì carità”.

Questa grazia, impetrata attraverso l’orazione quotidiana, per la durata del periodo in cui andava rinnovata, era pure sollecitata attraverso la mirata accortezza dell’approntare il materiale di che scrivere su un tavolo, in occasione dell’ultimo giorno della novena stessa, perchè il santo invocato, una volta guadagnato l’accesso all’ambiente preparato e per tale occasione lasciato pure spalancato, abbia avuto di che poter beneficare chi l’aveva tanto pregato.

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San Pantaleone

Dall’assolata Trinacria dell’epoca citata, emergeva pure la precisazione che “un altro santo tenuto in gran considerazione dai giuocatori del lotto è sant’Alessio. Questo santo, per comparire ai suoi devoti, si contenta di un triduo che si fa sotto una scala. Ei però non dà che ambi. Ecco la preghiera da recitare per tre sere: Sant’Alessiu, corpu santu, /Diu v’ama, ed iu v’amu tantu;/ Diu v’amam ed iu v’aduru:/ Scrivitimi diu numeri a lu muru”.

Fra altri particolari, emergeva che, in questo caso, la messa a disposizione dei numeri avvenisse in sogno, nel corso della terza notte consecutiva, mediante l’onirica rappresentazione delle cifre scritte dal santo stesso su un muro, apparso nella mente quiescente per il tramite di una visione immaginifica.

Altri potenziali alleati, per cercare di espugnare alla sorte una danarosa vincita al banco del lotto, sembra che fossero pure intesi, in tal senso, san Marco e san Giovanni Battista: quest’ultimo individuato nel testo con la meno nota accezione di “San Giovanni decollato”, fino ad arrivare a considerare, nella folcloristica pertinenza di una esaminata e popolare credenza, desunta da questo mediterraneo contesto insulare, anche una non meglio identificata “Santa Lavria la quale, a quel che dicesi, ha un fratello chiamato “fra Gilormu” che molto sa e molto può in fatto di cabala. I devoti non cercano di propiziarsela che per avere le grazie del fratello”.

Sui giornali di quel tempo, nell’essenzialità asciutta di una telegrafica pubblicazione, omogenea anche allora per il taglio tipografico di una semplice elencazione, il filo conduttore del gioco del lotto pareva solitamente ridursi a tabelle di facile e di immediata consultazione dalle quali far discendere la compatibilità, vincente o meno, con i numeri, giocati in una corrispondente estrazione.

A margine di una di queste, nella quale sembrava che l’ambo formato da 24 e 59 si fosse come divertito ad uscire sia sulla ruota di Firenze che di Bari, il quotidiano “La Provincia di Brescia” aveva proceduto alla messa in pagina degli esiti dell’estrazione del 23 novembre 1901 in due parti distinte: nell’edizione del 24 novembre, riferendo circa le ruote di Milano, Venezia, Bari, Torino, Napoli e Firenze, ed in quella dell’indomani, per le restanti due ruote di Roma e di Palermo.

In quest’ultima città, capoluogo della Sicilia nella quale una peculiare venerazione vernacolare dei santi era stata considerata, attraverso quella breve trattazione che nella stampa bresciana, circa il gioco del lotto, si era trovata divulgata, per ingraziarsi i santi Marco e Giovanni Battista pare fossero conosciute anche le relative preghiere che il quotidiano menzionato aveva rispettivamente specificato: “San Marco, siti tu patri,/ Siti virgini comu la matri;/ Di la terra nasci lu gigghiu/ Datimi lumi, aiutu e cunsigghiu./ San Marcu ‘un m’abbannunati/ ‘Nta li mè nicissitati”; “San Giovanni dicullatu;/ Siti lu medicu, lu judici, e l’avvucatu;/ Pri la vostra dicullazioni,/ Livatimi, sta gran confusioni”.

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