La macchina per fare i compiti: Gianni Rodari insegna

di Luca Quaresmini
L’intelligenza artificiale che da tempo pervade l’interattiva dimensione digitale, sembra ricordare qualcosa di simile a “La macchina per fare i compiti” di Gianni Rodari (1920 – 1980), esplicandosi in una fulminante simultaneità d’indagine capillare.

Il breve racconto narra di una portentosa invenzione che conduce all’immediato svolgimento di ogni tipo di compito scolastico che fosse
da eseguire nelle materie più disparate ricevute in assegnazione. Era il lontano 1973 e quella “macchina per fare i compiti” non esisteva, come non esiste oggi, se non fosse che, attualmente, internet pare condurci ad una verosimile coincidenza con quello che l’intelligenza
artificiale può assolvere in un veloce riscontro fattuale.

Se, ad ogni tipo di quesito, corrisponde, sullo schermo virtuale, una risposta puntuale, tale sistematicità d’assolvimento, immediata e
funzionale, invade quei più differenti ambiti di utilizzo che risultano ispirati alla sua efficacia consequenziale. Anche per i compiti. Una bella gatta da pelare per l’insegnante, motivato a spronare i suoi alunni a darsi davvero da fare, nell’approfondire e nello studiare laboriosamente anche più risorse insieme da consultare, come forse, scriverebbe, oggi, l’autore de “La macchina per fare i compiti”. Gianni Rodari, nel metterla per iscritto, non si era limitato ingegnosamente ad ipotizzarne la realizzazione e, quindi, a profilarne l’invenzione, ma aveva anche sottolineato cosa fosse in discussione, nell’usufruire dei presunti vantaggi di avvalersene sbrigativamente, avendola a piena disposizione.

Ad essere messo in discussione è il cervello che, nel suo racconto favolistico, un tal bambino, ha dovuto consegnare al menzionato omino
offerente “la macchina per fare i compiti”, dal momento che, essendoci tale marchingegno, l’esercizio della testa non gli sarebbe più servito,
come prima.

Metafora plausibile di oggi, dinnanzi alla veramente incontenibile forza persuasiva e pervadente di questa subdola via d’uscita che, nel fornire risposte a buon mercato, non molla la propria presa seduttiva, barattando, tutta una mole dell’impegno di un tempo, con l’offerta
spiccia di una calzante soluzione omnicomprensiva. Pare fosse così, anche con “la macchina per fare i compiti” del grande affabulatore che l’aveva descritta esplicitamente nel particolareggiarne l’incredibile verosimiglianza con quella che pare sia subentrata, decenni dopo, a ricalcarne la funzione.

“Schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia. La
macchina fa tutto in un minuto”. Il prezzo? Il cervello, tolto il quale, ecco il bambino diventare leggero come un uccellino, tanto leggero che si era messo a “volare per la stanza”. A salvare la situazione, nel racconto di Gianni Rodari, è il babbo del bambino stesso che afferra il figliolo, mettendolo “in una gabbia come un canarino”.

Meno male che era solo un sogno e il racconto, a lieto fine, termina con questo bambino che si sveglia, rassicurato di aver solo sognato, ed,
ancora padrone del suo cervello, commenta confortato, nel poter ritornare all’impegno di solito praticato, che: “Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti”.

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