Rovigo – Materia di lusso dal valore inestimabile, per i greci e i romani aveva anche potere divino. L’ambra, che affascina e incuriosisce da millenni, nell’antichità ha reso il Polesine un centro nevralgico di lavorazione e smistamento.
L’edizione 2025 del Festival “Sulle Vie dell’ambra” ha come Paese ospite l’Estonia, perla del Baltico e custode di tesori archeologici inestimabili, di cui i reperti esposti eccezionalmente e in prima assoluta al Museo dei Grandi Fiumi, costituiscono testimonianza.
Questa nazione, situata lungo le antiche vie dell’ambra, porta a Rovigo la sua ricchezza culturale contribuendo alla scoperta delle antiche rotte commerciali che trasportavano non solo l’ambra, ma anche idee e tecnologie.
Per il secondo anno quindi Rovigo, diventa un centro di eccellenza, di studio, di nuove conoscenze, di cultura e di suggestioni che hanno come trade union la preziosa resina fossile.
E non poteva non essere così visto che proprio il Polesine, come recenti ricerche hanno confermato, riveste un ruolo cruciale nella lavorazione e nella commercializzazione dell’ambra.
I ritrovamenti nei siti archeologici di Campestrin e Frattesina ne sono un esempio, come ben raccontano i video prodotti da “Diari di scavo”, progetto sostenuto anche da Fondazione Rovigo Cultura.
Il Museo dei Grandi Fiumi ha una sezione dedicata all’ambra. Un percorso che racconta il Polesine ai tempi di Ulisse e che è dedicato al sito di Campestrin, a Grignano, risalente all’età del bronzo, testimonianza dalla lavorazione dell’ambra proveniente dal Baltico. Il percorso di visita alla sezione, finanziata dal progetto Historic nell’ambito del programma europeo Interreg V-A Italy-Croatia, inizia con un’esperienza immersiva e multimediale in cui si racconta il mito di Fetonte e si snoda in postazioni sulla storia degli scavi, sui reperti e il loro d’uso, evidenziando l’eccezionalità delle scoperte.
Il progetto scientifico è stato curato da Paolo Bellintani, funzionario archeologo della Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia di Trento, e dalla professoressa Ursula Thun Hohenstein, dell’università di Ferrara.
L’abitato di Frattesina, a sud-est dell’attuale centro di Fratta Polesine fu scoperto neln1967 dai soci del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo che ne diedero le prime notizie sulla rivista Padusa
Le principali ricerche sul sito sono state dirette da Anna Maria Bietti Sestieri che, tra il 1974 e il 1989, ha condotto 11 campagne di scavo, per conto dell’allora Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. Nel contempo, grazie all’attività dei funzionari della Soprintendenza competente, Maurizia De Min e Luciano Salzani, sono stati segnalati anche ulteriori rinvenimenti di superficie di grande importanza, in particolare i 4 ripostigli “da fonditore”, e le due necropoli pertinenti all’abitato.
Dal 2013 ricerche di superficie e prospezioni sono riprese. Frattesina, nell’età del bronzo, era un noto centro di produzione artigianale. Sono stati riportati alla luce un’incredibile quantità e varietà di oggetti provenienti dal più lontano passato della provincia. La sua manodopera lavorava le materie prime più disparate: dalle locali sabbie del Po (all’epoca un ramo del Po, ormai scomparso, scorreva proprio nei pressi dell’odierna Fratta Polesine) per la produzione del vetro, fino alle esotiche uova di struzzo.

