Mostre / La scultura di Domenico Lusetti al museo Dolci

di Luca Quaresmini
Brescia – Ad undici lustri intercorsi dalla dipartita di questo scultore bresciano, a cui il Comune di Brescia ha dedicato una via e l’iscrizione onorifica al famedio del cimitero Vantiniano, il 2026 contraddistingue l’incombente avvicendarsi dell’autunno con l’inverno a venire, attraverso l’ampia durata dell’esposizione a lui sostenuta fra gli altri anche da Cassa Padana Bcc che da anni segue con attenzione le iniziative del Museo Dolci.

Monografia dello scultore disponibile in mostra, della serie di quelle già pubblicate periodicamente dalla fondazione Martino Dolci, che, con cadenza, per lo più, annuale, assommano, ora, al consistente pregio editoriale di 27 pubblicazioni, capillarmente attestanti, con appropriatezza di approfondimenti e di contributi esplicativi, le rispettive prerogative di una specifica impronta artistica, espressa da altrettanti compianti autori.
Presieduta dal noto pittore Eugenio Busi, la fondazione, alla regia delle manifestazioni espositive, correlate alle rispettive pubblicazioni, reca il nome del pittore bresciano “Martino Dolci” (1912 – 1994), sottoscrivendo, nel trentennio intercorrente dal 1996, questo considerevole insieme di monografie, stampate in occasione di altrettante mostre che sono risultate ad esse contestualmente corrispondenti.

Questa qualificata istituzione culturale si avvale della collaborazione di Antonio Maggi, Giacomo Busi, Giovanni Marchina e di Ermes Pasini, nel ruolo, quest’ultimo, di segretario, che ne compongono l’ossatura trainante, insieme a collaboratori e sostenitori.

Località, quest’ultima, dove era nato Domenico Lusetti, artista pure qualificatosi, in anni giovanili, all’Accademia di Brera, allievo di Timo Bortolotti e Leone Lodi, per proseguire ad affinarsi alla scultura, nell’interpretazione laboriosa di uno stile personale, attraverso quei lunghi anni che hanno, fra l’altro, attraversato alcuni fatidici decenni del Novecento, come l’avvento ed il compiersi drammatico del Secondo conflitto mondiale, da cui il suo scrivere “Diario della Prigionia – Lager XI-B”, ed il dopoguerra, con gli anni della “ricostruzione”.

Al paese natio si riconduce, pure, il trafugamento di una sua scultura bronzea, intitolata “Deposizione”, sottratta dal cimitero locale nel 2022, quale opera che si ergeva in poderosa altezza dal 1968 per un amico defunto, andando a rivestire, nel frattempo, il farsi oggetto di spessore nella illecita deriva della malriposta attenzione rivolta al valore di questo scultore.

Scultore che pare abbia, fra l’altro, adottato, come motto, “Chi dell’altrui si veste, presto si spoglia”, come parole valoriali che sembrano modellarsi, in una immaginaria scultura emblematica, attorno ai profili identitari di una condotta ispirata alla correttezza ed alla rettitudine operosa, lanciata alla sequela di un impegno sempre proiettato ad obiettivi di eccellenza.

Di lui, affermato scultore conosciuto anche a livello internazionale, anche grazie ad alcune sue riuscite esposizioni a New York, a Parigi e a Londra, il presidente della “Fondazione Dolci”, Eugenio Busi, spiega, fra altre considerazioni, espresse fra le prime pagine della monografia, parallela alla mostra, che “(…) Sicuramente sapeva di saper fare, come tutti i grandi e lo ha dimostrato. Martino Dolci, anche se le mie ragioni sono diverse dalle sue, lo ammirò semplicemente perché il nostro la gavetta l’ha fatta davvero e la testimoniano i lavori su commissione dove Lusetti ha messo anima e corpo dimostrando di essere padrone del disegno e dei volumi, senza i quali uno scultore è meglio che cambi mestiere (…)”.

Maestria d’arte plastica che, nella materia ha attinto la corrispondenza effettiva di una ispirazione fattiva, fin dagli strati malleabili delle rive del fiume Oglio di casa, oltre che, poi, dalla possanza del marmo delle cave bresciane, con i quali, in verdi anni, ha inaugurato, con approcci d’età e di ruoli differenti, un efficace dialogo fra la propria feconda interiorità e ciò che, di un’inerte quintessenza, apriva le porte ad una proficua metamorfosi artistica di consistenza.

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