Verona – In occasione della donazione al Comune di Verona di cinque opere di Guido Trentini da parte di Alessandro Profumo, per desiderio della moglie Silvana, figlia, insieme ad Anna, dell’artista, destinate alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, fino al 25 gennaio 2026 è in programma, a Palazzo della Ragione a Verona, la mostra “Lo studio sul Colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni” a cura di Isabella Brezigar e Patrizia Nuzzo.
La mostra è dedicata a due artisti protagonisti di una fertile stagione di rinnovamento artistico e letterario della città di Verona: Guido Trentini e Angelo Zamboni.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la cultura figurativa veronese è alimentata da influenze eterogenee: da un lato Venezia, finestra sull’arte europea più avanzata per il tramite delle esposizioni della Biennale e delle rassegne di Ca’ Pesaro; dall’altro il rapporto diretto con i centri culturali della Mitteleuropa, in particolare Vienna e Monaco di Baviera, destinazioni privilegiate dagli artisti veronesi per la propria formazione.
In questo clima di scambi e ricerche, la scena artistica scaligera si rivela ricettiva rispetto a una pluralità di suggestioni: dalle influenze di Gustav Klimt e del Simbolismo all’energia cromatica dei Fauves, dalle sintesi formali della scuola di Pont-Aven alla spiritualità del colore e delle forme di Paul Gauguin.
Una figura chiave come quella di Felice Casorati, stabilitasi a Verona nel 1911, favorisce la diffusione e il consolidarsi di questi stimoli artistici in città. La sua presenza riveste un determinante ruolo di collegamento tra gli artisti locali e il critico Nino Barbantini, direttore della Galleria internazionale d’arte moderna e delle esposizioni della Fondazione Bevilacqua La Masa di Ca’ Pesaro a Venezia. Attraverso Casorati, il gruppo veronese entra in contatto con i più attivi cenacoli artistici di Napoli, Roma e Torino, varcando i confini dell’ambiente provinciale.
Guido Trentini e Angelo Zamboni fanno parte della cerchia di giovani artisti veronesi che segnano una rottura con la precedente tradizione antiaccademica.
Le poetiche dei due autori si incontrano durante il periodo di condivisione dei rispettivi studi in un piccolo edificio sul Colle San Pietro, da qui l’ispirazione del titolo dell’esposizione. La «magra casetta gialla», così descritta dal poeta e letterato veronese Lionello Fiumi in Li ho veduti così (1952) – raccolta di ritratti dedicati ai protagonisti della vita culturale veronese del primo Novecento – si trova su un’altura circondata dai resti dell’antico Teatro romano, luogo suggestivo dal fascino di una «provinciale Montmartre».
La mostra Lo studio sul Colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni – resa possibile grazie alla preziosa collaborazione di collezionisti privati, istituzioni ed enti – raccoglie una selezione di opere dei due autori, accomunati dall’interesse per le suggestioni dei linguaggi secessionisti e post-impressionisti europei. Tali influenze si riflettono nelle rispettive ricerche, maturate negli anni trascorsi a stretto contatto sul Colle San Pietro, per poi evolversi distintamente nelle successive composizioni degli anni Trenta, emblematiche dell’adesione, più o meno esplicita, alla coeva stagione di “Ritorno all’ordine” che segna in quegli anni il dibattito culturale e artistico in ambito italiano e internazionale.
L’incremento delle raccolte d’arte rappresenta una delle missioni fondamentali per la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale di una comunità. Donazioni, comodati e acquisizioni permettono ai musei di arricchire le proprie collezioni, offrendo al pubblico nuove chiavi di lettura e di approfondimento.
È in quest’ottica che si colloca l’importante donazione a favore della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di cinque opere di Guido Trentini, presentate in anteprima nella mostra Lo studio sul Colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni. L’esposizione offre infatti l’opportunità di celebrare la donazione voluta da Alessandro Profumo per desiderio della defunta moglie Silvana, figlia, insieme ad Anna, dell’artista.
I lavori sono riferibili agli anni Trenta del Novecento, periodo in cui Trentini affianca alla pittura di figura una significativa produzione di nature morte, che rivelano un’attenta riflessione sui valori classici e tradizionali della pittura. Oggetti di uso quotidiano dalle forme geometriche pure – quali la sfera di un’arancia, il parallelepipedo di un libro – vengono posti accanto ad elementi irregolari a determinare contrasti visivi calibrati e una resa plastica della forma che evocano un senso di mistero e di attesa.
I dipinti – che vanno ad accrescere il corpus di opere di Trentini già nella collezione della Galleria – riflettono l’adesione del pittore al clima artistico del cosiddetto “Ritorno all’ordine”, che contraddistingue il panorama culturale italiano e internazionale tra i due conflitti mondiali. In contrapposizione alle sperimentazioni più estreme delle avanguardie di inizio secolo, l’artista predilige un linguaggio misurato, fatto di forme semplificate e composizioni “stabili” che si congiungono alla tradizione figurativa classica italiana.



