giovedì 22 Gennaio 2026

Musica e futuro

Parma – Mentre proseguono le conferenze che ne costituiscono l’ossatura più tecnica, il progetto «Musica e Futuro» – ideato a Parma da Fondazione Prometeo – mette in campo anche la sua componente concertistica, con due serate che riflettono due facce del tema portante del progetto: la varietà dei linguaggi musicali nel primo quarto del XXI secolo e l’utilizzo della tecnologia nell’aprire nuove strade creative.

Alla Casa del Suono sabato 29 novembre alle ore 17 il programma è tutto per arpa con una solista che all’arpa nel contesto contemporaneo dedica da anni molta attenzione, Emanuela Battigelli.

Il concerto tocca diversi modi per uno strumento così antico di stare dentro la contemporaneità, una contemporaneità nel puro senso della parola perché quattro brani su cinque sono degli ultimi vent’anni e uno è di fatto una pietra miliare dell’arpa moderna: il suono che è appena stato e già deve accadere di «L’eco dell’immediato svanire» (2019) di Daniele Bravi, i suoni senza tempo di «Crowd» (2005) di Harrison Birtwistle, lo scorrere non ignaro del passato e dell’antica natura dell’arpa di «Per un’arpa» (1981) di Flavio Testi, le risonanze in movimento di «Clarpa» (2022) di Aureliano Cattaneo e la scrittura antiarpistica di «Sequenza II» (1963) di Luciano Berio.

Due giorni dopo, lunedì 1° dicembre alle ore 20:30 alla Casa della Musica, al termine della conferenza «Il controllo compositivo della sintesi del suono: prospettive e prossime sfide» che uno dei compositori italiani più affermati al mondo, Marco Stroppa, terrà nello stesso edificio alle ore 18, il programma concertistico sarà invece per flauto con Giulio Francesconi.

Il programma comprende un grande classico del XVIII secolo, la Partita in la minore BWV 1013 di Johann Sebastian Bach, un grande classico del XIX secolo, «Syrinx» di Claude Debussy, e un brano del XX secolo che ormai si può dire anch’esso entrato nel Parnaso dei classici, «Density 21,5» di Edgar Varèse: tre tappe di un percorso che ha portato il flauto a rappresentare la musica del proprio tempo, dal senso di pulsazione melodica fra tonalità, all’arabesco sonoro che si intreccia con l’identità dello strumento stesso, fino alla commistione di timbro, intensità e campi sonori.

Gli altri due brani si inseriscono pienamente nel quadro del progetto «Musica e Futuro» per l’uso dell’elettronica: il primo, «NoaNoa» (1992) di Kaija Saariaho, punta a massimizzare l’intimità dello strumentista con il proprio strumento, il secondo, «Little i» di Marco Stroppa, mette in gioco una drammaturgia percettiva mischiando la voce del flauto con quella dell’elettronica usufruendo degli effetti della proiezione sonora spazializzata. Alla regia del suono sarà lo stesso Stroppa.

 

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