martedì 16 Aprile 2024

Roberto Vecchioni inaugura la stagione a Breno

Breno, Brescia – La nuova Stagione di prosa del Teatro delle Ali comincia in grande stile con l’arrivo di Ettore Bassi, che martedì 17 ottobre alle 20.30 porterà in scena “Il mercante di luce”, tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Vecchioni edito da Einaudi e vincitore nel 2015 del Premio Cesare Pavese – Narrativa.

Lo spettacolo traccia la storia di Stefano Quondam, professore di letteratura greca,
grandissimo e misconosciuto, un Don Chisciotte che non ha mai smesso di combattere
una testarda battaglia contro la stupidità e l’omologazione.

Certo, è al tempo stesso un uomo imperfetto, pieno di difetti, ma vuole trasmettere al figlio, quanto ha di più prezioso: la cultura.

Vuole credere con tutto sé stesso che la bellezza che gli tempesta la memoria sia una luce così potente da svergognare il buio. Ma tra i due, chi è veramente il mercante di luce? Chi salva l’altro?

Questa è la cronaca dei giorni di un ragazzo colto e curioso, emozionato e coraggioso e di un padre che con dedizione e amore tenta di spiegare il senso della vita, l’unico che conosce. Il filo che li unisce è la poesia: un excursus appassionato, un viaggio in cui si rincorrono i grandi gesti e le tenere paure di poeti e poetesse dell’unico tempo possibile, quello tra il mito e l’invenzione, in un punto sospeso tra pagine da sfogliare, passioni e vita vissuta.

Una replica dello spettacolo è in programma anche mercoledì 25 ottobre alle 20.45
al Teatro Comunale di Erbusco nel calendario della Stagione di prosa.

Lo spettacolo abbraccia lo stile e la magnificenza narrativa di Roberto Vecchioni e con
una storia che attraversa il nostro presente ci fa entrare nella dimensione dei classici,
ci immerge nella grande letteratura del passato che avvolge tutti noi con la sua luce.

Un padre e un figlio. Due vite, due mondi. Percorrono insieme un ultimo tratto di
strada scoprendo la forza e la fragilità del loro legame. Una riflessione sull’esistenza,
sull’idea del Bello e del Sublime, trasmessa a noi con un incanto speciale e con accenti
lirici intensi.

Due vite, due mondi. Desideri falliti, gioie mai vissute. Padre e figlio percorrono
insieme un ultimo tratto di strada, con un pathos degno della grande tragedia antica. I
personaggi, finemente analizzati, si offrono a noi con tutte le loro fragilità.Entrambi,
in modi diversi, sentono di non appartenere all’eterna ruota dell’esistenza.

Stefano Quondam è prigioniero di un grande sogno, per il quale è capace di distruggere il bene che ha intorno. Marco assomiglia sempre più ad un’anima, non ad un ragazzo,
costretto dalla sorte a costruirsi una realtà parallela fatta di momenti felici e vittorie
invisibili. Tra le pagine del romanzo, alcune intensamente poetiche, affiorano i ricordi
di un passato a tratti felice, segnato da ambizioni e delusioni per Stefano, o, nel caso
di Marco, da piccoli momenti di euforia e dolorosi graffi al suo cuore di bambino.

“Doveva lasciargli un dono, il più grande possibile, oltre la felicità o l’infelicità, l’amore
e il disamore, il destino e Dio, la casualità inspiegabile di nascere e morire. E il dono è
l’orgoglio di essere uomini e di vivere con questa rivelazione: perché non importa
quanto si vive, ma con quanta luce dentro.”

In mezzo un excursus letterario di alto livello: Sofocle, Euripide, Archiloco e l’immensa
Saffo. Tragedie, miti e sentimenti universali sono un raggio di luce inaspettato che
arriva ad illuminare e a dare un senso vero e positivo alle nostre vite.

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