Cremona – Terzo appuntamento con la Stagione 2026/27 di NexTeatro, la sigla che rappresenta il Centro Culturale Next, gestito dalla filodrammatica QU.EM. quintelemento. Come di consueto si tratta di un lavoro che è nato da un laboratorio, nel caso specifico quello estivo, concentrato nel periodo luglio-settembre ma con un’attività serrata e a dir poco ‘intensiva’.
La pièce, intitolata suggestivamente «Il riflesso dell’acqua immobile», andrà in scena domenica 1° novembre alle ore 18, naturalmente nel Centro Next – anche in questo caso, come per tutta la Stagione Next, con il patrocinio del Comune. La vicenda ha un punto di partenza tra quelli più tipici dei copioni teatrali (e non solo), vale a dire il classico ritrovo di famiglia tra persone che in gran parte non si vedono, e magari neppure si parlano, da diverso tempo, per non dire anni.
“Sì, abbiamo scelto un prologo di quelli ‘classici’ – ci spiega la regista Francesca Rizzi, direttrice artistica del laboratorio – e lo abbiamo fatto volutamente, al termine di un percorso durante il quale i corsisti hanno dovuto spaziare a tutto campo con il massimo della loro creatività. Siamo partiti, del resto, da un grande drammaturgo, Anton Cechov, e da uno dei suoi capolavori, «Il gabbiano», un testo dove le dinamiche familiari sono lo spunto per la sua penna spietata e geniale”.
I corsisti, in effetti, hanno lavorato intensamente – anche ‘fuori’ dal laboratorio – sulle pagine immortali di questo straordinario scrittore, per riflettere sulle sue tematiche e concentrarsi su alcune delle situazioni sceniche.
“Ne è scaturito, come sempre succede nel nostro NexTeatro – prosegue Danio Belloni, direttore della parte tecnica – un lavoro finale del tutto inedito e costruito in modo collettivo, dove ognuno ha trasposto qualcosa di sé. Il titolo è nato da un’immagine fortemente simbolica: una villa di famiglia, affacciata su un lago dalle acque tranquille, nelle quali si riflette il bosco vicino. Ed in quelle acque si specchieranno anche i personaggi, facendo emergere ricordi, pensieri e nostalgie… e forse la possibilità di recuperare e sanare i legami perduti”.
Tra gli attori, alcuni sono alla loro prima esperienza o quasi. Ce ne parla Paolo Ascagni, socio fondatore di QUEM, che in questo caso farà parte anche lui del cast che andrà in scena.
“La tipologia di teatro che anima il nostro Centro è strettamente legata all’esperienza profondamente innovativa del cosiddetto «Terzo Teatro», e non a caso siamo parte della Fondazione del maestro Eugenio Barba, il suo massimo esponente. In tal senso, i nostri laboratori non sono destinati solo ad attori, ma anche a persone che non hanno velleità di questo tipo e che vogliono lavorare su sé stessi in una dinamica di gruppo. Ed i risultati di questi ‘performer’ sono sempre sorprendenti”.
