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Posso fare un pezzettino di coperta anche io?”

Non avevo ancora finito di raccontare “Viva Vittoria”, il progetto che fino al 25 novembre coprirà Piazza Vittoria a Brescia con lavori a maglia a sostegno della lotta alla violenza sulle donne, (guardate qui…) che già si era alzata dalla sedia dov’era seduta per cercare la lana e iniziare a lavorare.

Lei si chiama Ersilia, ma è conosciuta da tutti come Cilia; classe 1934, ottantuno anni, bisnonna sprint di Alfianello nella bassa bresciana.

E’ importante sostenere questa iniziativa, per cercare di combattere la violenza sulle donne! E’ un argomento di cui si parla da sempre: se ne discuteva anche quando io ero giovane, sebbene non con così tanta frequenza come oggi.”

Le sue ginocchia non sono in forma, i tanti anni di lavoro si fanno sentire. Ma i ricordi, quelli sono impressi nella memoria come carta stampata.

Sai come funzionava ai miei tempi? Una volta, per violentare una donna, gli uomini si nascondevano nei campi di grano, e quando le ragazze passavano per le campagne, in bicicletta o a piedi, venivano fermate e trascinate in mezzo al frumento!

Sai Marco, una volta c’era davvero tanta paura di denunciare le violenze sulle donne: non si diceva nulla e si faceva di tutto per tenere tutto nelle mura di casa… Non si poteva dare scandalo in paese! Ne sarebbe andato dell’onore della famiglia! Pensa, tante volte erano i genitori stessi i primi a non voler credere alle proprie figlie.”

E le violenze non erano solo sessuali. In molte case, allora, c’era il padre-padrone e le donne erano costrette a servire e stare zitte. Dovevano sempre essere sottomesse e obbedire agli ordini dell’uomo di casa”.

Le si bagnano gli occhi di lacrime: “Ricordo una mia amica: era sposata con un uomo violento e avevano tre figli. Un giorno, dopo l’ennesima violenza, stanca delle continue botte, ha preso la sua bicicletta e, insieme ad uno dei figli, è partita per scappare da quell’uomo e andare a vivere con sua mamma e sua sorella.

Ma a metà strada, in lacrime, si è fermata e tra se e se ha pensato: “Ma dove vai? Come puoi andare a vivere con una mamma inferma e con la sorella e con i suoi figli, che non hanno stipendio e non hanno cibo per mangiare? Come farai a crescere i tuoi figli?” E così è tornata a casa, pensando ai suoi figli, ed è andata avanti a fare la stessa vita di sempre. Me l’ha raccontato per anni.”

E’ sempre stata una donna forte, Cilia.E’ importante denunciare ogni violenza alle donne. Se una donna viene picchiata dal marito o subisce violenza da un uomo, non deve avere paura! Deve subito denunciare la violenza! Tutto il resto poi si mette a posto!

C’è spazio ancora per un ricordo.Quando ero giovane, ho fatto molte volte le strade di campagna in bicicletta da sola. Eppure, grazie a Dio, non c’è mai stato nessun uomo che abbia fatto lo stupido. Se l’avessi trovato, però, di certo gli avrei detto (in dialetto): “Ehi, cosa fai? Lo vuoi uno schiaffo sul muso?

Sto per uscire e quando mi abbraccia.Spero tanto che questa iniziativa venga capita Marco, perché è davvero importante! Se serve, ti faccio ancora un pezzo di coperta!

Che grande Cilia!
Ho dimenticato di dire una cosa: Cilia è mia nonna, ed è la nonna più speciale che si possa desiderare.

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Marco Sacchi
Bresciano di origine e residenza, frequenta l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza dove si specializza in Economia aziendale. Dal 2011 in forza presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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