venerdì 23 Febbraio 2024

Volontari nel mondo: quanti, dove e perché

Una mappa per mettere a sistema e valorizzare il contributo di oltre 6.300 volontari nel mondo, “un vero giacimento di coraggio e generosità”, e poi uno spazio unico di trasparenza che il mondo della cooperazione internazionale dà a disposizione di opinione pubblica e media.

E’ anche questo il sito volontarinelmondo.it, piattaforma web dedicata completamente ai 600 progetti, programmi, interventi e partenariati di cooperazione internazionale e di sviluppo sostenibile che la Federazione degli organismi cristiani di servizio internazionale volontario (Focsiv) e i suoi 94 soci realizzano in 75 Paesi del mondo e in Italia.

l sito permette di conoscere progetti che vedono impegnati, dal Mozambico alla Repubblica democratica del Congo passando per il Bangladesh e l’Ucraina, 6.378 persone tra espatriati, volontari locali e ragazzi e ragazze del Servizio civile universale. La realizzazione del sito è stata resa possibile anche dal contributo dell’Agenzia Kapusons e della Fondazione Deutsche Post.

“Chi si occupa di cooperazione internazionale è spesso immerso in situazioni molto complesse ma oggi siamo qui per dare una buona notizia”, premette la presidente di Focsiv, Ivana Borsotto. Convinta che il nuovo sito sia “un itinerario per non perdersi e una mappa, intesa come strumento di intelligenza collettiva che indica la presenza dei nostri volontari e cooperanti nel mondo, vero giacimento di coraggio e generosità”.

Il portale, che permette di visionare ogni singolo Paese e progetto e di conoscere anche le realtà socie di Focsiv che li animano, “ha due obiettivi, uno interno e uno esterno”, spiega il vicepresidente della Federazione, Nino Santomartino. “Volontarinelmondo.it vuole aiutare noi stessi a conoscere meglio le nostre attività e poi mira a essere una ‘casa di vetro’, un presidio di trasparenza che deve rendere l’essenziale della cooperazione visibile agli occhi” sottolinea il dirigente. “Quelli dell’opinione pubblica, della stampa e delle istituzioni ma anche di chi ci critica, che può verificare come sono impiegati i soldi pubblici”.

Fra i volti dei progetti c’è quello di suor Natalina Isella, responsabile di Casa Ek’Abana, che interviene in video-collegamento da Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo. La struttura sostiene da 20 anni bambine che sono state allontanate dalla loro famiglie perché accusate di stregoneria. “Al momento sosteniamo 36 minori che risiedono nella Casa e altre 50 esterne”, riferisce la religiosa. “Le accuse di stregoneria celano complessità più profonde, problemi di povertà e di esclusione sociale”.

La cooperazione interviene in aree caratterizzate da insicurezza cronica quindi, come il Congo orientale, ma torna in Italia se le circostanze lo rendono necessario, come avvenuto durante la pandemia di Covid-19. Resilienza e capacità di cambiare tipici di un sistema che “fa tante cose bene”, come evidenzia la presidente dell’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi), Silvia Stilli. “La pandemia”, ragiona la dirigente, “ci ha insegnato quanto sia importante lavorare in un’ottica di sistema: volontari, volontarie e cooperanti si sono messi a disposizione delle strutture pubbliche in campo educativo, formativo e sanitario per affrontare l’emergenza”. Secondo Stilli, “ora serve uno sforzo di comunicazione per raccontare il nostro operato, le sinergie costruite e la trasparenza che ci contraddistingue”.

Dall’emergenza sanitaria causata dal diffondersi del Covid-19, ma anche dalla crisi scatenata dall’offensiva russa in Ucraina, emergono in effetti “nuovi dilemmi e nuovi paradigmi”, osserva Teresa Castaldo, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri. Secondo l’ambasciatrice, le parole chiave sono “interconnessione” e “sostenibilità”. Quest’ultima, in modo particolare, sottolinea Castaldo, “è contemporaneamente la nostra e quella del Mediterraneo e dell’Africa, nostro principale spazio di proiezione”.

Di interconnessione, stavolta nel campo dei dati, argomenta Emilio Ciarlo, responsabile delle relazioni istituzionali dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). “Lavoriamo al di sotto delle nostre capacità di connessione e questa è un aspetto da correggere”, dice Ciarlo. In questo senso, il dirigente di Aics annuncia un prossimo progetto finanziato da fondi europei per la “creazione di una banca dati unica nel suo genere che mette insieme gli archivi dati dei principali organismi internazionali, consultabili simultaneamente e in modo standardizzato”.

I numeri raccontano però delle attività di persone sul campo, cooperanti e volontari. La loro è una “missione”, scandisce Paolo Beccegato, vicepresidente vicario della Caritas italiana. “La motivazione è forte e a volte la sua spinta permette di andare oltre calunnie e derisioni”, prosegue il dirigente, “a muovere chi anima i progetti è sempre la vicinanza verso gli ultimi”.

Un termine ampio, questo, che nell’Ucraina colpita da quasi un anno dalla guerra assume le facce e le esigenze delle persone che Focsiv affianca con il programma ‘Razom z Ukrainoiu’, “insieme all’Ucraina”, un’iniziativa di “primissima emergenza” a sostegno della popolazione ucraina nelle regioni di Chernivtsy, Odessa e Ivano-Frankivsk. E da quest’ultima città che interviene Anna Bertazzoli, project coordinator.

“I racconti che arrivano dal fronte sono sempre più duri e qui aumentano i casi di arruolamento anche aggressivo, mentre le sirene anti-aeree sono ormai la normalità”, riferisce l’operatrice, che poi fornisce alcuni numeri del progetto, di una durata prevista di sei mesi: “Sosteniamo 12mila persone con distribuzione di cibo, beni di prima necessità e strumenti per superare l’inverno, oltre che a con il supporto sanitario e psicosociale”.

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