Brescia – Dopo il Focus Wim Wenders, Fondazione Brescia Musei propone una nuova rassegna per approfondire un’altra delle voci più radicali, influenti e inconfondibili del cinema contemporaneo: Focus Béla Tarr, maestro del cinema ungherese.
Dopo la proiezione integrale di Sátántangó, capolavoro definito “uno degli ultimi grandi film materialisti storici” e monumentale affresco sulla dissoluzione di una comunità, avvenuta lo scorso maggio nella sala di via Nino Bixio e accolta con curiosità e entusiasmo dal pubblico, il Nuovo Eden propone un affondo sulla filmografia del regista scomparso a gennaio attraverso tre sue opere fondamentali: Perdizione, Le armonie di Werckmeister e Il cavallo di Torino, tutte presentate in edizione restaurata 4K.
I film proposti al Nuovo Eden invitano a confrontarsi con un cinema esigente e totalizzante, capace di trasformare il tempo della visione in un’esperienza fisica, emotiva e filosofica: da Perdizione, cupo melodramma di passioni, inganni e ossessioni, a Le armonie di Werckmeister, potente parabola sull’oscurità delle masse e sul collasso della convivenza civile, fino a Il cavallo di Torino, estremo e folgorante testamento artistico ispirato a un episodio legato a Friedrich Nietzsche.
Autore di un cinema rigoroso, ipnotico e profondamente visionario, Tarr ha costruito nel tempo un linguaggio unico, fatto di lunghi piani sequenza, immagini in bianco e nero di straordinaria potenza e racconti sospesi tra dimensione concreta e tensione metafisica. I suoi film attraversano paesaggi desolati, villaggi isolati, corpi stanchi e comunità in crisi, trasformando la lentezza, l’attesa e la ripetizione in strumenti di indagine sulla condizione umana, sul disorientamento del presente e sulla fragilità di ogni ordine sociale.
Un percorso raro e necessario dentro l’opera di un autore che ha segnato in profondità la storia del cinema europeo, e che continua ancora oggi a interrogare lo spettatore con immagini di abbacinante bellezza e radicale intensità.
Béla Tarr nasce a Pécs, in Ungheria, nel 1955. Regista, sceneggiatore e produttore, è stato una delle figure più radicali e riconoscibili del cinema europeo contemporaneo. Dopo gli esordi legati a un realismo più diretto, ha progressivamente definito uno stile inconfondibile, fondato su lunghi piani sequenza, narrazione rarefatta, bianco e nero e una concezione del tempo cinematografico dilatata e ipnotica.
Figura di culto per critici, cinefili e registi di tutto il mondo, Tarr ha realizzato nel corso della sua carriera nove lungometraggi, ponendo al centro delle sue opere comunità marginali, corpi affaticati, paesaggi in rovina e forme diverse di disillusione sociale ed esistenziale.
Nel 2011 conclude la propria filmografia con Il cavallo di Torino, considerato il suo testamento artistico. Muore a Budapest il 6 gennaio 2026, dopo una lunga malattia.
IL PROGRAMMA
PERDIZIONE
di Béla Tarr (Ungheria, 1988, 116′)
Karrer è un giovane uomo che vive in una piccola città piovosa e disincantata, e trascorre le sue giornate vagabondando senza meta o al Bar Titanic. Questo ritmo è interrotto dall’incontro con una giovane cantante, di cui si ossessiona a tal punto da coinvolgere il marito di lei in un affare di contrabbando. Tuttavia, i suoi piani non andranno come previsto.
Il film segna la svolta stilistica di Béla Tarr, sancendo l’abbandono del colore e l’adozione dei lunghi piani sequenza come elementi centrali del suo linguaggio visivo. Ne nasce un contrasto potente tra un’atmosfera cupa e metafisica e una rappresentazione visiva fortemente concreta e tangibile.
Versione restaurata in 4K.
Martedì 8 settembre 2026, ore 18.00 e ore 21.00 / o.v. sub. it. / € 3,50
LE ARMONIE DI WERCKMEISTER
di Béla Tarr (Ungheria, Italia, Germania, Francia, 2000, 145′)
In una piccola cittadina della pianura ungherese, durante un’eclissi, arriva un misterioso circo itinerante, composto soltanto dalla carcassa di una balena e dalla figura enigmatica di un Principe. Il postino János osserva le conseguenze apocalittiche di questo inconsueto arrivo, come un testimone inerme.
Il film costruisce una potente allegoria sociale attraverso la figura della balena, simbolo muto di una forza superiore e indecifrabile, intorno a cui si addensa il disordine violento dell’umanità.
Versione restaurata in 4K.
Martedì 22 settembre 2026, ore 18.00 e ore 21.00 / o.v. sub. it. / € 3,50
IL CAVALLO DI TORINO
di Béla Tarr e Ágnes Hranitzky (Ungheria, Francia, Germania, Svizzera, USA, 2011, 146′)
Torino, 3 gennaio 1889. Friedrich Nietzsche, uscendo di casa, assiste alla scena di un cocchiere che frusta un cavallo. Sconvolto, raggiunge l’animale e lo abbraccia piangendo. Nella fredda e desolata campagna ungherese, un padre e una figlia affrontano una quotidianità dura e ripetitiva, segnata da presagi inquietanti e incontri enigmatici.
Ultima opera di Béla Tarr, il film è attraversato dall’eco di un evento ispirato alla vicenda di Friedrich Nietzsche, che resta fuori campo ma incombe costantemente sull’intero racconto. Ne nasce una riflessione sull’Apocalisse e sulla natura umana, colta nella sua fragilità e nelle sue profonde contraddizioni.
Vincitore dell’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria e del Premio FIPRESCI alla Berlinale 2011.
Versione restaurata in 4K.
Martedì 29 settembre 2026, ore 18.00 e ore 21.00 / o.v. sub. it.
